2 anni di blog

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E’ un periodo un po’ così, il tempo mi sfugge di mano, come granelli di sabbia impalpabili che cerchi di tenere stretti nel tuo pugno ma che vedi scivolare via. Con la stessa rapidità, il mio tempo si beffa di me, e mi ritrovo a scrivere di un qualcosa accaduto già sei giorni fa e cioè del secondo anniversario di questo blog:

il 2 febbraio 2014 iniziavo a scrivere tra queste pagine con grande entusiasmo e grande curiosità.

Questi due elementi sono cambiati, forse maturati, con me e con l’esperienza che un anno di vita in più mi ha regalato.

Certo, il 2015 non è poi stato così generoso con me, strascichi di eventi accaduti durante l’anno si fanno ancora sentire nell’animo a tal punto da aver cambiato il mio modo di essere nel profondo. Ma non c’è spazio per la tristezza o per lo spleen, questo millennio non lo consente, vogliamo vedere e sentire solo cose positive e cose belle, quelle che poi ci fanno star bene e ci fanno sentire  appagati, e allora via, verso un mondo sorridente e a colori, perché la tristezza ed il suo bianco e nero spaventano. Ed il punto essenziale e’ sempre quello: bloccarsi ogni qualvolta si desidera veramente scrivere di sentimenti profondi e Stati d’animo, anche quelli meno positivi, che, insomma, non piacciono a nessuno, ma che, in fondo, fanno parte di tutti noi, oppure scrivere e scrivere, anche del nostro “flusso di coscienza”, che vorrebbe essere inarrestabile, come un fiume in piena che travolge tutto ciò che trova dinanzi a se’, indistintamente? Se i sentimenti positivi devono sempre farla da padrona perché “e’ giusto così”, perché portano ad un qualcosa di costruttivo, soffermarsi su episodi o aneddoti che non lo sono, diventa controproducente. E allora, quando ci sono parentesi tra un post e l’altro che durano anche più di una settimana, il motivo e’ sempre il tempo e, a seguire, il mio stato d’animo. Quello stato d’animo che mi fa dire: “blocca la penna, Cri, non è’ il caso di tediare nessuno, cerca il lato positivo di quanto  sta accadendo e vai avanti”.

Thank you

Voglio ringraziare chi ha deciso di leggere, o semplicemente, scorrere, queste pagine, ringrazio coloro i quali sono diventati, nel tempo, dei punti di riferimento per me, con la loro costanza e la loro presenza; un pensiero particolare tra questi, va a Silva Avanzi Rigobello, perché ci hai lasciati troppo presto;  grazie a chi anche solo con un fugace, ma costante, “like” si è fatto vivo, a chi con commenti sempre puntuali mi fa sentire che c’è al di là di questo freddo e retroilluminato schermo e mi conferma che non si è’ dimenticato di me, con un affetto che dura nel tempo.

Siete speciali.

Non ho programmi per quest’anno a venire, un po’ come l’anno scorso, so solo che desidero continuare a scrivere, scrivere, scrivere tra queste righe.

Grazie

2 anni di blog

 

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Nepal

Inermi, quando la Natura distrugge se stessa, e non c’è riparo e non c’è via di fuga.

Solo la speranza, la salvezza, la rinascita. Il bimbo di quattro mesi ritrovato vivo tra le macerie.

Non ci sono molte parole da dire. Solo aiuti da dare, anche nel nostro piccolo, con una piccola donazione.

Innumerevoli i modi e le associazioni.

UNhcr.it

Unicef.it

A distanza di una settimana dal terremoto in Nepal, le immagini prese dal web che mi hanno colpito in questi giorni.

Nepal

Terremoto Nepal

Terremoto NepalNepalTerremoto Nepal

Nepal Nepal

Terremoto

TerremotoTerremoto Nepal

 

 

Mood Music Tag

Sono stata nominata per il mood Music tag. Una bella occasione per parlare di musica, che adoro da quando sono bambina.

Music Mood Tag

Ringrazio per questo pensiero molto gradito Marco, http://www.FMtech.it. Il suo presente e’ fatto di radio e di musica, il mio presente e’ fatto di musica, la radio ahimè e’ nel mio passato. Passatelo a trovare, lui e’ uno specialista della musica.

Ho fatto radio tra i quindici e i ventidue anni, un’esperienza bellissima che ricordo con grande affetto e che mi ha consentito di conoscere quelli che per molti anni sono stati amici, sparpagliati ora in giro per il mondo e ritrovati grazie a Facebook, in attesa di organizzare una bella rimpatriata. Fare radio e’ un’esperienza meravigliosa, chissà che un giorno non riesca a trovare un po’ di tempo per riprovare.

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Ma torniamo al Mood Music Tag

  1. Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
  2. Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
  3. Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
  4. Cita il blog all’interno del tuo articolo con link diretto o esteso: GHB Memories –Http://www.ghbmemories.wordpress.com, scrivendo che l’idea è partita da qui. Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.

I miei 5 brani sono diventati dieci, anzi continuerei ancora..

Ho scelto quei brani che ogni volta che passano alla radio mi trasmettono molta energia, mi fanno stare bene e soprattutto mi fanno alzare il volume e cantare a squarciagola.

  1. Dionne Warwick, Heartbreaker
  1. Giorgia, Io fra tanti
  1. Elisa, L’ Anima Vola
  1. Fiorella Mannoia, Il Cielo d’Irlanda
  1. Mina, Il Cielo in una stanza
  1. Eagles, One of these nights
  1. Negramaro, Un amore così grande
  1. Pino Daniele, Dubbi non ho
  1. Al Stewart, The Year of the Cat
  1. Lenny Kravitz, The Chamber

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Ecco i blog taggati ai quali estendo l’invito e buon divertimento!

🎶🎶🎶Silva

🎶🎶🎶 Laura

🎶🎶🎶Mamma Gisella

🎶🎶🎶 http://newwhitebear.wordpress.com

🎶🎶🎶DolceNera

Mare Nostrum

…e poi torni a casa, dopo l’euforia di un pomeriggio spensierato fatto di bambini allegri e torni bruscamente al mondo in cui viviamo, al mondo che ci circonda, di cui facciamo parte, apprendi la notizia della tragedia umana e dell’ennesimo naufragio, questa volta pare di dimensioni epocali.

E ti senti così addolorato per queste anime spezzate, e nulla di concreto per risolvere, in collaborazione con gli altri stati europei, questa situazione, quasi fosse una tragedia solo italiana. Come e’ facile per gli stati che non confinano con il mare  sentenziare sul “come si fa” e prendere le distanze.

L’uomo che fugge dal proprio destino di povertà e morte e scappa verso la vita ed il miraggio, trova poi la morte mentre disperato cerca di raggiungere quella mano tesa, per poterla afferrare, e dirsi finalmente salvo da una vita di paura e povertà.

Quanti morti dovremo ancora contare nelle acque che ci separano ed al contempo ci uniscono al continente africano ed a quello asiatico, siamo terra di sbarchi da secoli, siamo stati dominati, siamo crocevia di culture diverse tra loro, le nostre tradizioni ne sono testimonianza, le nostre fortezze sulle colline che guardano il mare ne sono l’emblema.

Ed il mare ora grida pietà, perché non sono le condizioni del mare stesso ad uccidere queste persone, ma le condizioni in cui vengono fatti navigare su barconi della speranza mal messi e pericolosi. Il mare li culla e con le proprie onde li accompagna verso le nostre coste; vivi, quando coi loro occhi scrutano l’orizzonte per scorgere la terra che si avvicina e nei loro pensieri accarezzano l’idea di una vita migliore; senza vita, quando l’uomo stesso senza scrupoli li abbandona in mare aperto dopo averli caricati su carrette improbabili. Il mare e’ la coperta che scalda il sonno di queste anime in fuga.

La madre con suo figlio pensa al futuro del suo bambino, per non subire più violenze e garantirgli istruzione e forse un lavoro. Il padre pensa a salvare la propria famiglia da una vita di stenti e violenza. Il giovane ha grandi speranze.

Europa di contraddizioni e grandi vergogne. Marciamo pure per Charlie Hebdo il giorno dopo la strage, tutti insieme, ma non dimentichiamo chi inerme trova la morte perché fugge da una crudele realtà. L’Italia lasciata sola con le sue strutture di accoglienza al collasso.

Ed il nostro mare testimone di storie di disperazione, le custodirà per sempre tra le proprie acque, tra i propri fondali.

Facciamo qualcosa, in nome del Cielo.

Mare

 

Party in giardino

Palloncini

Pomeriggio domenicale da amici per un grande party in giardino durante il quale si festeggiavano ben tre compleanni, di cui due a tema sui due lati opposti del giardino, da un lato Topolina, che festeggia i suoi 2 anni, dall’altro Frozen e la festa di compleanno di Alice.

Festa all’aperto, bambini euforici tra palloncini colorati, scivoli gonfiabili, zucchero filato, animazione con la principessa, tutto a tema Frozen.

Scarpette e scarponcini abbandonati ai piedi dello scivolo gonfiabile, preso d’assalto da bambini la cui felicità era incontenibile.

Seggioline “Mammut” ikea lilla e Viola sparse qua e la, biciclettine con le rotelle, carta regalo tutta colorata.

Regalo di compleanno

Pizzette, focaccine, paninetti. Cannucce, bicchieri.

L’angolo alcolico per i grandi: birre in fresco e Spritz al quale non ho proprio resistito. Liam che mi dice: “mamma, io non lo voglio lo spittss”….

Torta a tema, naturalmente.

Torta a tema

Liam ha assaggiato il suo primo zucchero filato, ha giocato coi palloncini, ha ritrovato tra i numerosissimi invitati anche un piccolino del nido, così come una “grande” che quest’anno e’ passata alla scuola materna. Facce nuove e conosciute per me, oltre che gli amici e le loro bimbe.

Palloncini

Siamo stati da chi se ne intende di Baby e Kids Parties e adora organizzare questi eventi.

Amici di sempre, nonostante il tempo non consenta di frequentarsi più come un tempo.

Una domenica speciale, divertente e spensierata, trascorsa all’aperto.

Qualche scatto, perché in questi momenti così intensi non si pensa poi molto ad immortalare il momento, troppo presi dalla festa.

Candy Canes

Blowin’ in the Wind

Ed e’ in rare serate come queste, quando il vento fischia forte, scuote fronde di alberi, come fossero in balia delle onde, sposta oggetti, fa volare fogli di carta come aquiloni, riecheggia come un lamento insistente che non vuole sopirsi, che non posso fare a meno di intonare Blowing in the Wind di Bob Dylan.

Perché, in fondo, in quel rumore sordo che con violenza riecheggia oltre la finestra c’è quella stessa malinconia che serpeggia nella melodia di Dylan cerca di dirmi di ascoltare, in silenzio, perché, in fondo, la risposta sta volando nel vento.

Cosi per caso…

 

Colazione da TiffanyCosì per caso..mi sono imbattuta in quest’immagine sul web, l’epilogo del mio film preferito “Colazione da Tiffany”.

Che dire, e’ stato come un flash, un ricordo; un film intramontabile, al quale sono molto affezionata, che rivedo volentieri e che non so quante volte avrò visto. Un’icona di charme come Audrey Hepburn, bella ed elegante, sfuggente e terribilmente adorabile nelle vesti di Holly Golightly, allergica all’amore, indipendente come il suo gatto.

In quest’immagine c’è tutto: la passione, la vita, l’addio, la pioggia – quindi l’acqua e la forza evocativa del rigenerarsi, del rinascere.

C’è’ la sofferenza e c’è l’amore in un momento di grande bellezza ed intensità.

Desideravo fermare quest’immagine, stasera, qui, tra le pagine del mio diario, perché, in fondo, e’ qualcosa che mi colpisce, sempre e comunque, in qualsiasi momento della mia vita io riveda questo film.

Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.

Tramonto a colori

 

Questa volta non so proprio da dove cominciare.

Se dalla fine o dall’inizio. Tante sono le emozioni che provo e che come in un turbinio inarrestabile si sono avvicendate in questi giorni. A volte penso che non succeda niente per anni interi, e poi, in un giorno, accade tutto, quasi come se il tempo volesse recuperare improvvisamente se stesso, e la tua vita ne e’ in mezzo.

Non so se iniziare dalla tensione che ha avviluppato i miei pensieri per almeno due mesi sul lavoro a seguito della volontà dell’azienda, ufficializzata poco prima di Natale, circa la necessità di procedere ad una ristrutturazione aziendale, o a quello che ne è conseguito questa settimana con ventotto licenziamenti.  Vedere colleghi-amici essere convocati a colloquio per poi lasciare le proprie postazioni vuote, il dispiacere di vedere andar via persone valide con cui si è lavorato, persone appunto, non numeri, con la loro esperienza, il proprio bagaglio culturale ed umano. Fino all’ultimo, chiederti se toccherà anche a te questa sorte.

Non lo so perché in fondo, forse, e’ passato tutto in secondo piano nel momento in cui è squillato il telefono e dall’altra parte mia madre piangendo cercava di dirmi che Nonna si era spenta e lei stava già preparando le valigie per partire verso Minori.

Non so da dove cominciare, anche se in fondo temo di averlo fatto, perché esprimere questo dispiacere e questo dolore non è per niente semplice. Nessun distacco lo e’. Ma la difficoltà che provo in questo momento e’ dipanare i pensieri che si aggrovigliano nel tormento di chi vive lontano da una persona cara e pensa sempre di avere il Tempo a propria disposizione, pensa di avere il controllo e di poter decidere quando e’ il momento giusto per fare alcune cose. Non e’ così. Speriamo sempre di avere una seconda possibilità, o di rimandare ad altro momento, perché noi riteniamo di non avere tempo. Che errore tremendo. Che supponenza. E’ la mia, del tutto inconsapevole ed involontaria, nel volersi convincere che questo non sia il momento giusto.

La verità e’ che non c’è nulla di più importante nella vita degli affetti e la famiglia e’ al primo posto, con i suoi valori.

Non posso far altro che ricordare i momenti più belli trascorsi con Nonna, a Minori, nonostante vivessi lontana mille chilometri. Le estati trascorse durante l’infanzia e la gioventù a casa di Nonna hanno creato questo rapporto indissolubile nel tempo, nonostante poi raggiunta l’età dei vent’anni, avessi deciso di allontanarmi verso altri luoghi, mancando per molti anni, nonostante la distanza, nonostante i mille motivi che, anno dopo anno, mi hanno condotto altrove. L’affetto e l’amore per una persona e’ qualcosa che ti porti dentro, ovunque tu vada, per mare o per monti, e ti accompagna negli anni. Nonostante Alzhaimer, Nonna si e’ aggrappata alla vita con tutta la forza che la contraddistingue, con la vitalità, la sua risata riecheggia ancora nei miei ricordi, il suo sorriso generoso, le sue mani grandi, il suo incedere claudicante, la sua corporatura, la sua determinazione, la sua generosità. Prima che si ammalasse, ricordo che, in occasione di una breve vacanza, dormii con lei nel lettone; avevo ventisette anni, i suoi ricordi della sua storia d’amore con nonno erano a quei tempi ancora vivissimi, le sue parole erano sincere e aperte, come fossi una sua amica di lunga data, non sua nipote. Pensavo, tra me e me, che in fondo Nonna si stava raccontando nel suo essere donna, come me.

Si e’ spenta Nonna, la Mamma di mia Mamma. E’ questa parola, così ricca d’amore, che ritorna. Una mamma, innanzitutto, certo d’altri tempi, tempi duri, con cinque figli, un marito ed un giardino di limoni.

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Uno scricciolo, in quel letto così bianco, un copriletto candido fatto all’uncinetto, un velo di seta intorno alla tua testa, ti guardo mentre sembri serena, e mi avvicino, incredula ti guardo, ti accarezzo e realizzo che sei fredda. I tuoi figli provati. Il dolore solca i nostri volti mentre le lacrime scorrono sulle nostre guance. Sconvolti i tuoi nipoti che hanno avuto la fortuna di averti sempre accanto, nella salute e nella malattia, ti hanno accudito con lo stesso amore che tu hai dato loro, la tua assenza, nonostante le mille difficoltà incontrate in questi anni dovute ad un Alzheimer sempre più aggressivo, sarà ingombrante, si sentirà, come la tua risata sonora e generosa, credo difficile da colmare, come quel vuoto che hai dentro in quelle giornate buie in cui non sai spiegare cosa ti tormenta.

La compostezza e la dignità nell’affrontare il dolore, mi colpisce, e’ tua figlia, la più piccola, colei che ti è stata vicina ed ha vissuto sempre con te, quasi fosse lei tua madre e tu la sua piccolina da proteggere, e’ riuscita a sopportare difficoltà insormontabili sulle sue spalle per lunghi anni, grazie alla forza dell’amore e della sua splendida famiglia. Per noi, lontani, la possibilità di amarti a distanza, una foto, un video, sulla tua pagina dedicata su Facebook, ma meravigliose immagini dei tuoi momenti che non avremmo mai potuto cogliere e vivere da cosi lontano. Cosa si prova a vivere minuto per minuto la malattia di una madre, lei lo sa, momenti profondamente bui, momenti colmi di fiducia e di speranza, protesa alla vita.

E’ stato un rocambolesco viaggio di un giorno quello che mi ha spinto da te, per poterti salutare e darti un ultimo bacio, tutto sembrava remare contro la volontà di essere da te a tutti i costi, questa volta; ma era destino che nonostante un biglietto stand-by senza certezza di poter partire, il traffico congestionato della tangenziale est per Linate, la confusione ai filtri in aeroporto, sono riuscita ad imbarcarmi, volo in orario. Non importa se sono rimasta solo per poche ore, sono riuscita a darti un’ultima carezza e di esserci, in un momento così doloroso per mia mamma, per i tuoi figli e i tuoi nipoti.

Hai avuto il potere di radunare intorno a te una folla inimmaginabile di persone che ti hanno voluto bene.

Nella solidarietà di una giornata così triste, la mano tesa di care persone che ci hanno  accolto in casa loro per pranzare insieme.

In un abbraccio, i miei cugini. Uniti, tutti nel tuo ricordo.

Io e mio fratello.

Mia madre e la sua sensibilità.

Mentre tutti i fiori vengono riposti accuratamente, noto ora le orchidee bianche e rosa, ti rivolgo l’ultimo saluto prima di rimettermi in viaggio, i colori del tramonto sul mare mi rapiscono. Sono i colori della tua vivace esistenza di mamma, nonna e bisnonna.

Tramonto
Tramonto

Sono serena.

Ti immagino mentre con Nonno passeggiate insieme in un immenso giardino di limoni.

Da lassù, tra cielo e mare, tutti i colori dell’alba e tutti quelli del tramonto di una favolosa Costa d’Amalfi saranno vostri.

Ciao, Nonna.

Minori

Charlie

Je suis Charlie
Je suis Charlie

Mai nessuna …

…mi ha mai detto “sono pazza di te…”

Pino Daniele e la sua voce, le sue canzoni, le nostre emozioni, la Napoli che incanta, con la sua arte, le sue tradizioni, i suoi contrasti, la sua magia, gli intrecci di culture.

La canzone che non conosce confini, partenopea e blues allo stesso tempo, melodica e malinconica, travolgente e irrequieta in alcuni passaggi.

Oggi sui social network gli omaggi dedicati a Pino Daniele hanno riempito le nostre bacheche, in una danza di citazioni, video, immagini dedicate a questo grande cantautore.

I ricordi di Giorgia, BIagio Antonacci, Laura Pausini, Eros, e molti altri ancora. Il video di Pino Daniele con Troisi, per l’anteprima della canzone “quando”.

Canzoni, testi, foto, immagini.

Ho avuto la fortuna di vederlo in concerto alcuni anni fa in teatro. Un’esibizione quasi intima, data l’impossibilità di raggiungere i grandi numeri di uno stadio in teatro. La magia della musica e della sua voce hanno reso la serata indimenticabile, una sorta di ritrovo a casa di amici, dove, a fine cena, intoni le canzoni del cuore, quelle di cui ricordi ogni singola parola, perché per qualche motivo, quella canzone fa parte della tua vita: una storia passata, un amore, un’amicizia, un’atmosfera.

Un personaggio che arriva alle persone, e trasmette la sua onestà nella musica.

Nel mio cuore, canzoni indimenticabili come “Quando”, “Napule e'”, “Dubbi non ho”, “Resta cumme'”, “Quanno chiove”.

La melodia, l’intensità delle emozioni, l’amore. E’ mancato questa notte, a pochi giorni dall’inizio di questo 2015, ci mancheranno le sue poesie, i suoi versi, la sua musica.

Ci mancherà Pino Daniele.

Io che non seguo il mio cuore perché so già dove mi porterà fra milioni di persone lui ha scelto te e non ti tradirà. Non mi fido del mio cuore perché so già che soffrirò in amore non c’è ragione perché dubbi non ho, perché dubbi non ho. Mai nessuna mi ha mai detto sono pazza di te mai, mai nessuna è grande come te che metti i tuoi sogni dentro ai miei e riesci ad essere sempre come sei, come sei.

Pino Daniele

90 anni

Cara nonna,
Il 29 novembre 2014 compi 90 anni.
Ho in mente com’eri, e come sei adesso.
Possente, forte, energica ed inesauribile, prima.
Minuta e asciutta, seduta al tavolo o sul tuo divano, ora. Ma la tua energia e’ ancora molto viva, la vediamo nelle tue mani, mentre cerchi di tenerti attiva ed in movimento sfogliando libri, facendo piccoli lavoretti in cucina, come mondare le verdure.
Hai cresciuto cinque figli, hai numerosi nipoti e non so quanti pronipoti. Noi tutti sappiamo chi sei, cosa sei stata, per noi, in tutti questi anni.
Solo tu, sembri non sapere. Guardi tutti noi, con lo stesso stupore di chi incontra in casa propria un ospite sconosciuto.
Ci accogli con un sorriso benevolo, nonostante tu non sappia chi siamo, e la tua risata e’ rimasta la stessa. Incroci i nostri sguardi e per un attimo penso che tu mi abbia riconosciuta, sai chi sono, ricordi ancora quell’ibisco rosso che ti regalarono alla mia nascita? sono io, la prima nipote.
Sono quella che veniva a trovarti a luglio con la mia famiglia, fino a che, diventata maggiorenne, altri lidi non mi hanno allontanata da te e dalle mie radici, complice la voglia di vedere posti nuovi, paradisi esotici, nell’illusione vi fosse qualcosa di più bello al di fuori dei nostri confini.
In quel mese festeggiavamo per ben tre volte: il 13, per la patrona del paese, il 24 per il mio onomastico, il 26 per il tuo onomastico.
Le tue torte, senza ricettari, erano superbe e “fatte ad occhio”, come dicevi tu, dosi stimate, secondo un vecchio segreto che ahimè non conosco.
Le tue mani hanno raccolto frutti maturi e succosi, coltivato limoni grossi come cedri, accudito figli e marito, cucinato per nipoti, curato il nonno negli ultimi anni della sua vita.
Quella lunga scalinata che ti portava a casa tutti i giorni dal centro paese, la facevi tutta d’un fiato, carica come un mulo, con le tue buste della spesa, vestita elegantemente, con i capelli in ordine, non un capello fuori posto.
Mamma mi incitava a venirti incontro, a far di corsa per poterti aiutare con quelle buste per alleviarti i il peso della salita. E tu mi illudevi di aiutarti, quando tra tutte quelle buste, sceglievi accuratamente quelle più leggere da darmi.
Una volta arrivati a casa, da una di quelle buste, tiravi fuori un sacchetto della pasticceria con le brioche appena sfornate, per i nipoti.
Lavavi accuratamente i tuoi ori con lo shampoo o il bagnoschiuma affinché diventassero più lucidi e brillanti.
Per merenda, preparavi pane e pomodoro, olio e origano.
Mi hai insegnato, quando avevo soli dieci anni fa a tenere in mano l’uncinetto, a fare una catenella ed iniziare un centrino.
quella volta che mi hai portato con te in pullman, per andare a trovare la tua famiglia nel Cilento, i miei zii, i miei cugini, arrivata li, non volevo più tornare. Che belli i tuoi posti, che belle persone i tuoi familiari, li ricordo tutti sorridenti e ospitali, e aperti, empatici.
Ricordo che a tavola, tutti insieme, d’estate, bisognava essere puntuali perché il nonno pranzava alle 12.30. Per te, mangiare poco era una sorta di “offesa”, passavi e ripassavi dalla cucina verso il tavolo a dirmi “mangia!”
Ricordo ancora tante cose, di te, della tua forza, del tuo carattere.
Forza e carattere.
Li rivedo ancora in te, nella tua grande voglia di esserci.
Non sai chi sono io, eppure, quando ci siamo riviste dopo cinque anni, sul tuo divano, seduta accanto a te, mi hai preso un braccio, e su una guancia, mi hai ripetutamente schioccato una serie di baci, sonori, come facevi quando mi rivedevi a luglio, dopo un anno.
Auguri, nonna, ti voglio bene.

Nonna

Quando la Natura…

E poi capitano quelle mattine in cui, dopo settimane di pioggia, cielo grigio e plumbeo, smottamenti e frane, paura, fango, esondazioni di laghi e fiumi, la Natura sembra chiederti di fidarti ancora di lei, di non averne paura.

Ti illumina la giornata, indicandoti il sentiero, con un cielo azzurro che pare una tavolozza di un pittore di Mont Matre, sulla quale dipinge un acquerello fatto di nuvole color indaco, e rosa.

Tutto scoppia di luce.

Il cuore si gonfia di gioia, e di vita.

E accosti con l’auto per rubare quest’immagine che colma i tuoi occhi di colori, per portarla con te anche nei giorni più tristi e bui, più cupi e disperati.Il cielo nel mio cuore

Ti accorgi che non sei da sola.

Come te, altre persone, rapite dalla luminosità, rubano scatti da portare via.

E ti accorgi che non sei matta, nel provare ciò, no, non sei la sola, non siamo pochi: perché sui social network la stessa immagine viene pubblicata da tanti amici. E i profili scoppiano di luce, e di nuvole rosa.

Tutti, sotto lo stesso cielo, abbiamo vissuto le stesse emozioni.

Tutti, sotto questo cielo, abbiamo visto, in quei colori, i nostri momenti più belli, dei ricordi, o semplicemente, un nostro angelo custode.

La Natura toglie, la Natura da. La Natura ti ridona il sorriso.

Il cielo nel mio cuore

 

Lunedì 13

A volte i pregiudizi ci bloccano. Questa e’ la settimana che terminerà con un bel venerdì 17 e che inizia con un bel lunedì 13.

La sveglia delle sei e’ sempre più feroce, soprattutto di lunedì, soprattutto con un cielo grigio che piange lacrime di pioggia incessantemente.
Come faranno in Belgio, mi chiedo? Avrei bisogno di qualche consiglio, loro saranno ben abituati a vivere con il cielo avaro di sole, e immagino che saranno comunque di buon umore, nonostante tutto.
Io proprio non ci riesco, con il cielo plumbeo, divento un piombo, sparisce il sorriso e devo impegnarmi per trovare il lato bello della giornata. Meteopatica? Ma no…
Persino Liam temporeggia nel suo lettino, si gira e si rigira, mi tocca spogliarlo, cambiarlo e vestirlo, mentre dorme al contempo so contorce per non farsi disturbare.
E’ proprio lunedì.
Ma nella coda che attraversa la città per poi arrivare alla dogana penso che mi sento meno sola: tutti quelli che come me sono in coda, staranno provando la stessa cosa: l’odio per il lunedì.
Poi mi soffermo e penso a quel quaderno fantastico che ho visto recentemente con la copertina che ti ricorda: “Monday hates you as well”…Arrivo in ufficio quasi orgogliosa, stamattina ci son voluti solo n’ora e trentacinque minuti..non male, per essere lunedì di pioggia.Sono già tutti in ufficio, ognuno alla propria scrivania, teste basse e silenzio di tomba.
Non sembra lunedì, in cui si scambiano almeno due parole sul weekend…ah bene! Che accoglienza! siamo tutti sversi al mattino..poi penso che è’ il caso di bere subito un caffè al volo ed iniziare la mia giornata full time, perché di e-mail ne vedo già una una montagna..

Oggi e’ il compleanno di papà, chissà che sta facendo a casa, sarà già in piedi almeno dalle cinque del mattino, penso..e mentre mi accingo a fare un po’ il punto della situazione, Parigi e’ lo scalo dove il lunedì mattina si posa la mia attenzione per capire quanti bagagli sono rimasti eventualmente fermi, e mi viene in mente mio fratello che oggi tornava a Parigi per lavoro, Parigi e New York, Madrid…l’ebola. I pensieri negativi sono troppi stamattina, pensiamo e concentriamoci.

La giornata vola, il lunedì lavoro fino alle cinque e mezza ed è il giorno in cui sento di più la mancanza del mio bimbo. Persino in pausa pranzo, di corsa mentre mangio un panino nel bar della Migros, mi sembra di sentire la sua voce, anzi no, i suoi strilli, mi capita ogni volta che si avvicina una mamma con un bimbo della sua età o poco più grande.

E, chissà perché, sembrano sempre tanti…due, tre pargoli al seguito..Starà dormendo? Chissà se per il compleanno del nonno avrà preparato qualche sorpresa al nido, li ho avvisati stamattina, sarebbe carino. E mentre la Migros si prepara già al Natale, allestendo già angoli composti da Babbi Natale ed Angeli, palline colorate e ghirlande, penso che comprerò qualche stupidatina autunnale che però è passata in saldo: dei piccoli ricci in feltro, e piccole zucche arancioni, decorazioni mini, ma molto carine, che, dovendo far spazio al Natale, vengono scontate fino ad 1/4 del prezzo.

Ma si, i ricci mettono allegria! Ed eccolo, il mio piccolo riccio, che mi accoglie sulla soglia di casa con un gran sorriso e il disegno preparato per il compleanno del nonno.

 

 

Una settimana campale

E’ stata una settimana intensa, stancante, particolarmente grigia ed uggiosa.

Una settimana scandita dal traffico sempre più intenso, bloccato; un incidente grave su una brutta curva ha coinvolto poi lunedì sera una giovane donna che ahimè aspettava un bimbo da quattro mesi.
In dogana, addetti della Repubblica del Canton Ticino elaborano dei dati ai fini statistici per verificare quante automobili attraversano quotidianamente il confine. Salvo poi scoprire, a fine settimana, che sono circa 60.000 i frontalieri che ogni giorno si recano al lavoro dal vicino Belpaese, per un totale di circa 140.000 auto che si muovono e che intasano le arterie del lunga esse e del mendrisiotto. Auto con un solo conducente, beh, mi dico, tutto sommato ho fatto la mia parte, almeno fino a che non nascesse il bimbo, dato che in passato con i colleghi ho fatto per diverso tempo il CAR-pooling, o CAR-sharing che dir si voglia.

Inizia così, questa settimana, inizia con Liam che si sveglia con un occhio e la palpebra gonfie da non riuscire ad aprirlo.
E’ necessario farlo visitare, resto a casa da lavoro, consulto gli orari e lo porto dal medico.
“Non si allarmi”, mi dice, “tornerà alla normalità in pochi giorni”. la causa? Una banale puntura d’insetto. E questo piccolo grande pirata resta a casa con la mamma dal nido per un giorno, il tempo di mettere a soqquadro casa, tirare fuori tutti i giochi, correre all’impazzata per il salotto, e richiedere a gran voce di guardare i “motti”, cioè i “mostri”, di “Monster university”, di Disney-Pixar che ha letteralmente soppiantato la visione spasmodica e continua su you tube dei mini video dedicati all’apertura di ovetti kinder o simili… Ora siamo tutti fan di Wasowski e di Sullivan e di altri simpatici personaggi piuttosto mostruosi.

Martedì rientro al lavoro e ci impiego un’ora e quarantacinque minuti: praticamente una vita…complice il maltempo e non so che altro, mi ritrovo trafelata e spero che un marziano possa catapultarmi nel mondo del teletrasporto affinché io possa miracolosamente arrivare in ufficio in orario, mentre tutti sono fermi in coda. Dovrò valutare l’alternativa trenino che collega la dogana alla zona del mio ufficio. Parecchi inconvenienti, come il tratto a piedi ed i costi sono da considerare, nel frattempo, mi cucco la coda e ascoltando quei matti del “Trio Medusa” spero solo di contenere i danni. Decido di fare la “montagna”, ovvero dei tornanti che tagliano la strada che da Magliaso porta ad Agno, che dovrebbe quindi fungere da scorciatoia, ma anche lungo queste stradine tortuose collinari stanno facendo dei lavori, che, ovviamente, possono rallentare il percorso fino a venti minuti.
Un terno al lotto arrivare in ufficio.
In realtà, la difficoltà che incontro martedì non e’ neanche quella di rimanere ferma davanti ad un semaforo che regola il via vai, ma, con mio sommo stupore e tanta, tanta strizza, e’ un bellissimo TIR che in discesa, in una curva, e’ bloccato e cerca di agevolare il passaggio delle auto, le quali, strette tra la portiera del camion da un lato, e il ciglio del burrone dall’altro, cercano di salire il tornante, tutti come me per andare a lavorare…sia chiaro..
Ma dimmi un po’, uno si sveglia con tutto l’entusiasmo del mondo, si beve la sua bella tazza di caffellatte e si prende la sua bella vitamina (o integratore alimentare), insomma, un buon energetico per affrontare la giornata, ma il lungo percorso di 53 km ti riserva ben altro, un percorso da camel trophy che e’ valso l’appellativo di “pazzo” al camionista che, dispiaciuto, aiutava come poteva dall’alto del suo sedile sul camion, i malcapitati che, come me, si ritrovavano a passare in uno spazio stretto e angusto, con la paura di non sgommare al di fuori del bordo della strada, peraltro senza guard rail.

Quando uno dice che la fuori “e’ una giungla” beh, forse non si sbaglia…

Questa e’ stata anche la settimana del burro bio che serviva ad “arrostire gli svizzeri”. Si, pare che una nota catena di supermercati svizzera, nei propri scaffali, vendesse questo particolarissimo burro che e’ andato a ruba, ovviamente e la cui foto ha campeggiato su alcuni giornali.
http://www.tio.ch/News/Ticino/813389/Il-burro-per-arrostire-svizzeri-e-andato-a-ruba-ecco-tutti-gli-orrori-linguistici-nei-mercati-ticinesi/
La causa sarebbe un errore di traduzione. Inutile dire che ci sono stata alla Migros a cercare questa confezione per dovere di cronaca e anche per avere un souvenir, ma..niente da fare, e’ andato a ruba.

Questa e’ anche la settimana del budget 2015: terminarlo e consegnarlo, fornendo dei dati corretti, almeno me lo auguro, e’ stato un’impresa, sempre presi da mille altre priorità.

Questa e’ stata la settimana delle piogge, e dell’alluvione a Genova. Se ne parla sempre troppo poco, e sempre e solo quando ahimè si verifica. Non si fa nulla per prevenire il dissesto idro-geologico.

Questa e’ stata la settimana caratterizzata da uno spleen inspiegabile, quello da cielo grigio e pioggia battente, per il quale cerchi la motivazione e la felicità nelle piccole cose e speri sempre di trovarla, per non lasciarti abbattere da un panorama triste, da un lavoro sempre più frenetico, da un momento di difficoltà.

Questa e’ stata la settimana del colloquio individuale al nido per parlare dei progressi di Liam: ecco il raggio di sole che stavo aspettando….

Festa dei Nonni

Torta soffice alle fragole

Ai nonni, vicini o lontani che siano, in terra o in cielo, gli auguri calorosi di chi come me ha avuto la fortuna di conoscerli ma la sfortuna di perderli da ragazza.

Alla mia nonna e al suo compagno degli ultimi anni, il signor Alzheimer, che nella sua bruttezza, riesce a renderla a volte sbarazzina e bambina, nel linguaggio e nel comportamento. A lei che solo dieci anni fa, ormai vedova, mi raccontava nel suo lettone, di quel ragazzo che amava, conosciuto molto prima del nonno,  ma che per varie vicessitudini non vide mai più. Erano forse le prime avvisaglie che Alzheimer stava arrivando a bussare alla tua porta.

A mio nonno, scomparso da molti anni, ma che porto sempre nel mio cuore, burbero e buono allo stesso tempo. alla musica che aveva nel sangue e la passione per la banda del paese, quella musica l’hai trasmessa a tutti noi.

A mia nonna paterna, porto il suo nome, una donna ironica, forte e che sapeva il fatto suo, con tanti segreti da custodire.

Al mio nonno paterno, di cui porto il cognome, invalido di guerra, di lui ricordo il fisico smagrito, e il Parkinson, poche parole, una poltrona, il suo sguardo perso nel vuoto, forse i ricordi della guerra, della marina militare, chissà…

Ai nonni di mio figlio: la mia mamma e il mio papà vivaci e pieni di voglia di fare, ai miei suoceri, lontani purtroppo ma grazie alla tecnologia, vicini ogni domenica via webcam.

Tutti con una storia da raccontare, che portano dentro di se, custodita gelosamente, ma che nei gesti verso i propri nipoti carichi di affetto e saggezza, trapela e trasmette l’amore che porteremo nel nostro cuore per tutta la vita.