Ciao Nido Bimbi Tosti

Abbiamo salutato Mara e Federica con lacrime e magone, consapevoli che una grande nostalgia ci avrebbe colto nell’istante in cui avremmo varcato per l’ultima volta, l’ultimo giorno di asilo nido, la soglia della porta del nido Bimbi Tosti.

Nido Bimbi Tosti

Abbiamo lasciato dietro quella porta tantissimi bei ricordi, momenti indimenticabili sia della tua crescita, Liam, che delle nostre vite. abbiamo incontrato educatrici valide e molto umane, abbiamo trascorso serate spensierate tra mamme innamorate dei propri figli, concentrate su lavoretti di gruppo per il Nido e per i propri bimbi. Abbiamo salutato le stagioni che si sono avvicendate in questi due anni,  piccoli animali domestici che vi hanno tenuto compagnia, Cloe e la Pet therapy, i quattro elementi, l’albero della vita, i mercatini di Natale e le feste di Halloween, le feste del papà e della mamma, il gruppo delle Mamme Toste e dei pomeriggi trascorsi al Parco, i preparativi per la festa di fine anno scolastico, i compleanni. La scatola dei lavori fatti durante l’anno, uno scrigno ricco di tesori fatti con le tue mani ed il valido aiuto di Mara. Il tuo armadietto ed il contrassegno che mi sembra di aver scelto così poco tempo fa, un aeroplanino.

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Dietro quella porta, tutti i tuoi progressi, a partire dai tuoi quattordici mesi e dai primi giorni di inserimento: camminare da solo, parlare, mangiare autonomamente con la tua forchetta, hai imparato a cantare e ballare, a stare con gli altri bimbi e quindi socializzare, a relazionarti con gli adulti e con i bambini, a condividere, a prepararti per una recita di natale o di fine anno, a convivere con altri bimbi, nel rispetto di ogni singolo individuo, hai imparato ad amare gli animali. Da “piccolino” sei diventato un “grande” ed hai accolto i bimbi più piccoli di te che nel corso dell’anno arrivavano al Nido.

Si è creato un bel gruppo, hai trovato dei “piccoli-grandi” amici con i quali hai trascorso ore spensierate anche al di fuori del Nido: Chicco, Leo, il piccolo Mattia, Ceci , la Dolce Camillina e poi tanti altri piccoli e grandi meravigliosi compagni d’avventura, Franci che hai salutato l’anno scorso perché ha cambiato città.

Le corse frenetiche per arrivare in tempo all’orario di uscita, le code ed i ritardi, tutte le volte che, per consolarti al mattino, ti ho accompagnato io anziché tuo padre, facendo poi i salti mortali per riuscire ad arrivare in orario al lavoro; quella volta che ho perso le chiavi della macchina in poco meno di cinque metri che distano dal parcheggio alla porta del Nido.

Avrei ancora moltissimi post da dedicare a questa bella esperienza che il tempo tiranno mi ha praticamente reso anacronistici, resteranno sicuramente dei bei ricordi nella mia mente. Ma ho salutato il nido Bimbi Tosti ripromettendomi che non sarebbe stato un addio, ma solo un arrivederci. Perché le persone che ti entrano nel cuore, desideri rivederle, non vuoi perderle. Anche se il tuo percorso e’ ancora lungo e ricco di nuove esperienze, Liam, quello che hai imparato in questi due anni sarà per te fondamentale e resterà la base sulla quale si appoggerà tutto il resto della tua vita. Una solida base. Una base d’amore e di fiducia. Un’esperienza che nel suo divenire ti farà crescere ancora un pochino

Grazie Nido Bimbi Tosti.

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“Mamme Toste” e i preparativi per la Festa del Nido

Quest’inverno, durante una riunione con i genitori, le educatrici hanno parlato anche della festa estiva di fine anno, che il Nido organizza sempre verso fine giugno con bimbi e genitori, anticipando una novità che li per li sembrava quasi uno scherzo: “quest’anno abbiamo deciso che le Mamme parteciperanno attivamente alla Festa, dovranno quindi organizzare, pensare, creare qualcosa, uno spettacolo, un momento in cui saranno protagoniste.”

Stupore, e un po’ di preoccupazione tra le Mamme, i nostri sguardi che si incrociavano quasi incredule, ma raccolta la “sfida” abbiamo accettato tutte molto volentieri.

C’e voluto un po’ di tempo prima che tutta la “macchina” dei preparativi si mettesse in moto, ma una volta scaldati i motori, siamo partite alla grande.

Il primo step e’ stato raccogliere tutti i numeri di telefono per tenerci in contatto: et voila’, con un avviso in bacheca al Nido (dove usualmente sono le educatrici a mettere in evidenza gli avvisi”, un bel cartellone con l’elenco delle mamme dove ognuna ha spontaneamente inserito il proprio numero di cellulare. Raccolti tutti i numeri, Mamma Linda ha creato il gruppo “Genitori Tosti” su WhatsApp.

Ed il gioco e’ iniziato così.

Inizialmente, questo strumento ci e’ servito per condividere tutto l’inverno sventure varie, influenze, virus, imprevisti, cadute dei nostri bimbi, consigli, salvo poi darci Man forte con messaggi di solidarietà ed utilità che psicologicamente e praticamente hanno aiutato un po’ tutte noi. Dalle Mamme dei “grandi”, ovvero i bimbi che a settembre andranno alla Scuola dell’Infanzia alle Mamme dei “piccolini”, un susseguirsi di messaggi, domande e risposte.

Mamme toste e what's up

In un secondo momento, a primavera ormai inoltrata, avvicinandosi la data della Festa, si e’ cominciato, un messaggio dopo l’altro, ad individuare l’argomento, o meglio: “che facciamo”? Una sorta di “brainstorming” come lo chiamerebbero in azienda, ma via whatsApp, per decidere, all’unanimità, che avremmo cantato una canzone. Come sempre, trovo il totale dei messaggi da leggere a fine giornata per cui spesso mi sono persa via sul più bello, per poi entrare a conversazione in corso d’opera e scoprire che le “mamme Toste” sono molto ispirate: Mamma Ilenia suggerisce “Azzurro” di Celentano, mentre Mamma Anna butta giù le prime strofe, ed e’ ufficiale: e’ lei la  nostra Mogol. Con un secondo pargoletto al seguito, ancora piccolo, Mamma Anna con una facilità sorprendente trova le parole giuste e con registrazioni audio, un pezzettino alla volta, a Mamma Anna, si aggiungono le altre che propongono altre strofe nuove, con frasi dedicate al Nido, in un attimo, sembra che la canzone prenda forma, sempre via whatsApp. Mamma Linda interviene dicendoci che può fornire la base strumentale per cantare Azzurro, il suo papà la può preparare. Fantastico, direi.

I giorni passano, ed urge un incontro, Mamma Manuela prende l’iniziativa e ricorda a tutte che abbiamo in sospeso un primo incontro per definire meglio i dettagli della festa, ed eccola che data ed orario alla mano propone una serata tutte insieme. I messaggi di risposta si rincorrono, e la prima serata e’ decisa.

Tra impegni vari ed imprevisti, ci ritroviamo in cinque: Mamma Manu che gentilmente ci ospita, Mamma Ilenia, Mamma Anna e Mamma Stefania, tutte intorno ad un tavolo per proseguire, io scrivo le parole al Pc, Mamma Ilenia scrive su un blocco, base strumentale a disposizione per creare il testo. Sembra che la prima strofa già funzioni, Mamma Anna l’ha creata perfettamente, non serve ritoccarla, ed allora proseguiamo. Le parole ed il ritmo, tutto deve filare alla perfezione. “Cancella, non funziona, ragazze, abbiamo sbagliato la strofa, questa e’ da rifare”. Mentre creiamo le parole, arrivano altre idee, per esempio, creare un cartellone con il ritornello, cosicché tutti possano poi intonarlo. Ci pensa Mamma Ilenia, e una volta pronto, condivide la foto con tutte le mamme.

Cartellone di Mamma Ilenia

Chi non conosce Azzurro di Adriano Celentano? Non potranno non cantare insieme a noi.

Si fa tardi, da un viaggio di lavoro rientra il marito di Mamma Manuela, già preallertato che dovrà subirai le nostre prove canore in casa sua, senza potersi godere subito il meritato riposo. Una grande pazienza.. A tarda notte, ci siamo, la canzone e’ completa, dobbiamo solo registrarla per intero ed inviarla su file audio via whatsApp al gruppo delle Mamme.

“Ragazze, pronte?”

Parte la base, Mamma Ilenia inizia a registrare e….

Puaaaahhhhhh ahhhhh ahhhhh ……Scoppiamo tutte in una risata contagiosa che per ben tre volte non ci consente di registrare. “Ragazze, dai, ce la facciamo”. Ed ecco che tutto fila liscio: messaggi audio inviati, e foto del testo scritto al Pc su word per tutte le Mamme Toste del gruppo, cosicché possano anche loro “studiare” al più presto il testo.

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Soddisfatte, dobbiamo mantenere tutte il “segreto” con le educatrici, non possiamo svelare la sorpresa.

LA data della festa si avvicina, e abbiamo ancora in sospeso il regalo per le educatrici per fine anno, ed ecco che riparte la sequenza di messaggi via whatsApp, dalla quale emerge che per la festa servirà, in prestito, una Cassa musicale, tipo quelle per la chitarra. proviamo tutte ad informarci per poterla mettere a disposizione in prestito, quando Mamma Manu propone di regalarla e di andare in un negozio di strumenti musicali a sceglierla. Detto fatto, regalo approvato all’unanimità, Mamma Manu e Mamma Ilenia si ritrovano per la scelta della cassa musicale.

E’ tempo di fissare un secondo ed ultimo incontro con le mamme per provare la canzone tutte insieme, una settimana prima della festa. Questa volta le “Mamme Toste” saranno una decina, sempre a casa di Mamma Manuela. A malincuore, non sono riuscita ad esserci, ma e’ stata una serata, mi hanno detto, molto divertente.

La festa si avvicina, i preparativi fervono, i bimbi sono carichi, le educatrici sono elettrizzate, noi Mamme, che sappiamo a cosa andiamo incontro, ancora di più. Tutte pronte a partecipare attivamente, oltre poi ai preparativi dolci e salati che allieteranno la festa.

E’ tempo di preparare dolci e dolcetti.

 

“Mamme Toste” e WhatsApp

Nell’era tecnologica per eccellenza, noi mamme non possiamo che prendere tutto il buono che la modernità ci mette a disposizione.

Telefonini e touchscreen, i-pad o tablet, chiavette usb, CD, DVD, laptop, siamo sempre necessariamente sul pezzo, perché i nostri bimbi “nativi digitali” imparano subito e rischiano di saperne più di noi.

E così, da un po’ di tempo a questa parte, abbiamo smesso di inviare i messaggi sms, ormai considerati giurassici, e ci scriviamo via whatsApp.

Il primo gruppo di persone che ho avuto il piacere di creare su whatsapp e’ nato con un gruppetto di amiche mamme del nido, così, un giorno d’estate dell’anno scorso, tra una chiacchiera e l’altra, al parco, mentre i bimbi sotto i nostri occhi giocavano.  Da allora, l’occasione e’ sempre buona per riuscire a scambiarsi brevi messaggi, domande, consigli. C’è poi un ulteriore gruppo di Mamme Toste, molto piu’ nutrito, perché coinvolge tutte le mamme del nido, da quando lo scorso autunno, a seguito di una riunione indetta dal nido nel quale si anticipavano le idee per la festa di fine anno scolastico, l’esigenza di coinvolgere tutte le mamme ha portato a raccogliere tutti i nostri numeri di cellulare per creare così il “gruppo” che in questo caso e’ stato denominato “Genitori Tosti”. In realtà il gruppo e’ composto solo da mamme, solo per modo di dire, se si considera quante cose riusciamo a realizzare noi mamme whatsappandoci.

Con questa bellissima occasione, da mesi le “mamme toste” si scambiano messaggi, dei più svariati. Questo inverno eravamo tutte aggiornate sui bimbi malati e quelli presenti a scuola, chi guarisce, chi si ammala di nuovo, il fratellino che prende l’influenza dalla sorella più grande, i bimbi del primo anno che non riescono a frequentare una settimana intera, per via delle ricadute; e poi domande, preoccupazioni, consigli sui nostri cuccioli e sui virus più svariati che ogni inverno riducono sensibilmente le presenze al Nido.

Per me che lavoro oltre confine, la connessione internet scompare poco oltre dogana, salvo poi recuperare i contatti con il resto del (mio) mondo nel pomeriggio, rientrando verso casa. Così, di sfuggita, guardo il telefonino e sull’icona di what’s up leggo 87, 39, 45. Questi i numeri dei messaggini di chat che sono arrivati nel corso della giornata e che le mamme di volta in volta si sono scambiate. Recuperare il discorso dall’inizio, lo ammetto, a volte richiede un po’ di tempo ed ecco che allora, anziché caricare tutti i messaggi, leggo gli ultimi. Ma la curiosità e’ donna, e quando mi rendo conto di capire la metà di quello che si sta scrivendo, incuriosita risalgo verso l’alto, nel senso che scorro i messaggi e carico quelli non visualizzati. Non posso perdermi neanche una battuta! Ma ecco che il giro di messaggi riprende, dopo le 21, risponde chi legge solo ora tutta la storia e vuole essere partecipe alla discussione.

Leggere di noi mamme, del botta e risposta, di sali minerali, di creme in erboristeria o farmacia, di dentizione, spatellamento, di informazioni sulle regole del nido, tipo posso telefonare al nido alle 13, condividere con le altre mamme anche momenti difficili per i bambini, come chi cade e per una micro frattura ed e” costretto al gesso, organizzarsi per sapere chi parteciperà alla conferenza di Crepet, programmare incontri a casa di qualche mamma per preparare la festa del nido. E poi gli auguri alla mamma tosta che si sposa, auguri di buon compleanno ai nostri cuccioli, in una sequenza lunghissima di messaggi, ringraziamenti, faccine ed emoticon.

La solidarietà senza fili corre su what’s up, che ha consentito così di creare, in poco meno di un anno, un gruppo affiatato di mamme che si conosce per nome (e non e’ così scontato) e conosce i nomi di tutti i bimbi presenti al nido.

Siamo al parco, chi viene?

Arriviamo..

Noi non ci siamo, oggi nonni

Siamo in gelateria, vi raggiungiamo.

Mamme toste e what's up

“Mamme Toste” e Paolo Crepet

Quanto mi è difficile da circa due mesi ritagliarmi tempo sufficiente per questa mia passione, vivo sempre più ore all’aperto, il che non guasta, poiché fa bene anche a Liam. E’ proprio lui, infatti, a voler stare fuori, dopo il Nido, rifiutandosi di rientrare in casa, anche quando l’orario di cena imporrebbe di rincasare. Per non parlare della nanna: l’orario, se non mantengo io la regola “delle 21”, si protrae talmente tanto, da arrivare al punto un cui sono io a crollare dal sonno, e non viceversa.

Detto ciò, in questo periodo ho numerosi episodi da raccontare, ma il lasso di tempo trascorso tra l’evento ed il racconto, diventa quasi imbarazzante, a tal punto che ogni volta mi chiedo se ha ancora senso raccontarlo, poi mi dico “ma si’, in fondo l’argomento merita e mi sono affezionata all’idea di scriverci un post” per trasmettere quello che ho provato io, se possibile.

MA.GA.Oggi vediamo se riesco finalmente a raccontarvi di una bella serata trascorsa tra “Mamme toste”, (ovvero le mamme dei bimbi iscritti al Nido, soprannominate così grazie al nome del Nido stesso che allo stesso tempo ben rappresenta il modo di essere di tutte le mamme di questo millennio), accompagnate dalle tre educatrici del Nido Bimbi Tosti, Mara, Federica e Simona le quali, con grande attenzione, hanno informato le mamme di una Conferenza intitolata “Le Regole e la Crescita” , che si sarebbe svolta il 28 maggio al Museo MA.GA. Di Gallarate, il cui autore e oratore sarebbe stato Paolo Crepet, noto psichiatra, e un gran bell’uomo. Un grazie di cuore alle educatrici per aver promosso questa partecipazione di gruppo, e’ stata una gran bella serata.

Paolo Crepet

Abbiamo atteso in molte questa data, poiché interessate all’argomento e al personaggio. Certo, come sempre il problema principale e’ organizzarsi affinché il bimbo possa trascorrere con qualcuno la serata, in assenza della propria mamma. Per tutte le mamme, quindi, la stessa situazione, nel mio caso Liam ha trascorso una bella serata con il suo papà, mi ha salutato quasi come un ometto, consapevole che avrebbe trascorso qualche ora piacevole, e non con me.

Il Museo MA.GA. e’ molto apprezzato per le numerose mostre che ospita, pur non essendo vastissimo, e recentemente e’ balzato agli onori delle prime pagine per l’importante inaugurazione della Mostra dedicata a Vitttorio Missoni. La Conferenza intitolata “Le Regole e la Crescita” si e’ svolta nella Sala degli Arazzi, dove vi sono numerose installazioni ed arazzi firmati Missoni, illuminati ad arte che ti tengono con il naso all’insù, per la bellezza dei colori, del materiale, del gioco prezioso di luce che li rende particolarmente interessanti.

Sala degli ArazziSala degli Arazzi

Paolo Crepet si fa attendere, e la sala diventa presto gremita di mamme ed educatrici, pochi gli uomini presenti. Dalle prime parole, arriva subito un chiaro messaggio di estrema empatia, un modo di mettere a proprio agio gli ascoltatori, seduti in sala, un arte oratoria che annulla lo spazio e ti catapulta in un salottino intimo, mentre seduti ad un tavolino, sorseggi un te’ e parli del più e del meno, in un linguaggio semplice e semplificato, che arriva a tutti, seppur non banale, perché intriso di citazioni, esempi, collegamenti, e rimandi a momenti storici, a personaggi, che rendono il tema ancor più interessante. Concetti semplici e diretti, pieni di esempi.

Il tutto parte da una situazione reale, un’esperienza: l’uomo Crepet che viaggia su un treno e durante il proprio viaggio si ritrova due famiglie, una americana, una italiana. “Indovinate quale delle due non mi ha permesso di continuare a leggere il mio libro?”. Da questa domanda, e dalla risposta, chissà perché già conosciuta, parte il ragionamento e la filosofia di questa conferenza. L’esempio pratico di una famiglia media italiana che “iper stimola” il bambino, con continue attività, contro l’ipostimolazione del bambino che mette in atto la famiglia straniera, dove i genitori svolgono delle attività indipendenti da quelle del bambino, nella tranquillità e nel silenzio, gli adulti leggono, il bambino gioca o legge. L’ipostimolazione, quindi, e’ intesa come il non rispondere a tutte le richieste del bambino, farlo equivale a creare dipendenza. Adottare un’iperstimolazione del cervello del bambino, quindi anticipare tutte le possibili richieste proponendo mille attività diverse tra loro, oppure accontentare, soddisfare tutte le attività o le richieste dal bambino creerebbe una situazione di “dipendenza”.  I valori gradualmente crescenti di stimolazione portano alla maturazione: la crescita corporea, la crescita emotiva, la crescita cognitiva. Una crescita graduale e lenta serve ad evitare il rigetto futuro di ciò che si è avuto in eccesso, mentre agevola e favorisce una crescita sana del bisogno e del desiderio.

Crepet ci riporta agli anni ’60, quando una congiuntura positiva internazionale, economica, artistica, musicale e letteraria portava gradualmente ad una lenta ma costante crescita. Le necessità e le insoddisfazioni mettono in moto un meccanismo di attività, la necessità comporta umiltà, poiché consapevole di non avere, di non sapere, per questo mi attivo, cerco, invento, faccio. Le necessità, in un gruppo, creano quindi un circolo virtuoso, grazie alla “contaminazione” o “impollinazione”, vale a dire ad uno scambio di idee che portano al miglioramento. Una buona scuola, quindi, non soddisfa le necessità del bambino, ma le crea, mentre oggi siamo lontani da tutto ciò, poiché l’obiePaolo Crepetttivo e’ la soddisfazione dello stimolo, mentre il bambino deve saper fare da solo, attingendo e prendendo dai complementi intorno a lui. Non soddisfando continuamente i suoi bisogni, aiuteremo il bambino a desiderare qualcosa, affinché abbia delle proprie aspirazioni, delle aspettative, e desideri migliorarsi. Cercare lo “straordinario” che c’e’ nell’individuo. La crescita di se’ e l’autostima sono la vera maturità di una persona, creare le occasioni per fare cose, avere il diritto di sperimentare qualcosa, reinventare qualcosa di nuovo per poter cercare strade nuove. Continuità, rispetto e sensibilità. La negatività copre gli slanci di creatività, che porta alla sperimentazione. Non bisogna temere il cambiamento ma dobbiamo essere capaci di adattarci al cambiamento, questo consente di non isolarsi emotivamente e sensorialmente, una società che ha paura dei sensi, ha paura delle emozioni e di se stessa, dobbiamo invece favorire un atteggiamento che conduca i bambini ad “arrangiarsi” e noi, come adulti, imparare a fare due passi indietro, guardarli a giusta distanza affinché possano cadere e sapere cosa sia una caduta, affinché si possano fare degli anticorpi. Non dobbiamo soddisfare tutti i bisogni che ci vengono richiesti, poiché l’adulto non e’ un “inserviente”, noi siamo i Capitani dei bambini.

L’esempio di un bimbo piccolo che cerca da solo di allungarsi verso un tavolo sul quale vi e una bottiglia: se lo lasciamo fare potremo vedere quante volte proverà ad afferrarla, se e quante volte cadrà. In questa semplice esperienza il bimbo potrà sperimentare, ad esempio il “dolore” di cadere, per poi tentare di alzarsi, magari cadere di nuovo e rialzarsi; sperimenterà l”ambientamento” imparerà cioè a capire se quell’oggetto e’ per lui oppure no. Così nell’educazione. Lasciarlo provare, lasciarlo fare, l’educatore non dovra’ intervenire, ma solo se il bambino non riuscirà, allora si potrà intervenire. Questo processo permette di far maturare l’autostima e la creatività. E’ inoltre fondamentale far riposare i bambini o i giovani, assicurando loro le necessarie ore di sonno e di riposo. Non solo, Crepet fa inoltre riferimento al fatto che noi adulti spesso educhiamo seguendo i nostri sensi di colpa, permettiamo quindi ai nostri bambini e ai nostri giovani di fare qualsiasi cosa, nel timore di un NO. Educare secondo i sensi di colpa fa perdere la nostra autorevolezza. E’ inoltre importante che i genitori siano uniti di fronte al bambino, poiché qualora la pensassero in modo opposto, farebbero sicuramente danno: “l’educazione non e’ democratica, il capitano decide”. E’ così complicato dire di No? Per i bambini e’ fondamentale sapere che sulla nave c’è il Capitano ed e’ colui che sa dove si sta andando, e quindi da la giusta direzione.

Paolo CrepetUn altro dei concetti fondamentali espressi da Crepet e’ quello di concentrarsi sull’essenziale. Facciamo le cose essenziali. E’ davvero così importante oberarli di impegni e di attività sportive tanto da renderli sempre impegnati? E’ sempre così importante farli socializzare a tutti i costi? Se il nostro bambino desidera stare da solo, non dobbiamo averne paura, il bambino deve imparare anche a stare da solo. Essenziale anche nei giochi che li circondano. Basterebbe una scatola di costruzioni, che consente loro di costruire con le proprie mani. I figli si conoscono guardandoli ed osservandoli, sempre alla giusta distanza, e dobbiamo avere il coraggio di fare almeno due passi indietro che rassicurino il bambino, per fargli capire che non avrà sempre bisogno di noi, ma potrà imparare a fare senza o da solo. dobbiamo credere nei nostri figli e dar loro fiducia. Ricordiamo inoltre che noi non siamo gli amichetti dei nostri figli, e quindi non siamo loro pari, noi siamo i genitori. Il Capitano che indica la direzione e sa dove sta andando. Non dobbiamo essere disponibili sempre.

Una donna stanca ha diritto ad avere il proprio spazio libero, se non c’è bisogna prenderselo, questo insegnera’ al bambino che un domani anche lui dovrà difendere i propri spazi.

Il tempo per te, ti rende migliore.