2 anni di blog

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E’ un periodo un po’ così, il tempo mi sfugge di mano, come granelli di sabbia impalpabili che cerchi di tenere stretti nel tuo pugno ma che vedi scivolare via. Con la stessa rapidità, il mio tempo si beffa di me, e mi ritrovo a scrivere di un qualcosa accaduto già sei giorni fa e cioè del secondo anniversario di questo blog:

il 2 febbraio 2014 iniziavo a scrivere tra queste pagine con grande entusiasmo e grande curiosità.

Questi due elementi sono cambiati, forse maturati, con me e con l’esperienza che un anno di vita in più mi ha regalato.

Certo, il 2015 non è poi stato così generoso con me, strascichi di eventi accaduti durante l’anno si fanno ancora sentire nell’animo a tal punto da aver cambiato il mio modo di essere nel profondo. Ma non c’è spazio per la tristezza o per lo spleen, questo millennio non lo consente, vogliamo vedere e sentire solo cose positive e cose belle, quelle che poi ci fanno star bene e ci fanno sentire  appagati, e allora via, verso un mondo sorridente e a colori, perché la tristezza ed il suo bianco e nero spaventano. Ed il punto essenziale e’ sempre quello: bloccarsi ogni qualvolta si desidera veramente scrivere di sentimenti profondi e Stati d’animo, anche quelli meno positivi, che, insomma, non piacciono a nessuno, ma che, in fondo, fanno parte di tutti noi, oppure scrivere e scrivere, anche del nostro “flusso di coscienza”, che vorrebbe essere inarrestabile, come un fiume in piena che travolge tutto ciò che trova dinanzi a se’, indistintamente? Se i sentimenti positivi devono sempre farla da padrona perché “e’ giusto così”, perché portano ad un qualcosa di costruttivo, soffermarsi su episodi o aneddoti che non lo sono, diventa controproducente. E allora, quando ci sono parentesi tra un post e l’altro che durano anche più di una settimana, il motivo e’ sempre il tempo e, a seguire, il mio stato d’animo. Quello stato d’animo che mi fa dire: “blocca la penna, Cri, non è’ il caso di tediare nessuno, cerca il lato positivo di quanto  sta accadendo e vai avanti”.

Thank you

Voglio ringraziare chi ha deciso di leggere, o semplicemente, scorrere, queste pagine, ringrazio coloro i quali sono diventati, nel tempo, dei punti di riferimento per me, con la loro costanza e la loro presenza; un pensiero particolare tra questi, va a Silva Avanzi Rigobello, perché ci hai lasciati troppo presto;  grazie a chi anche solo con un fugace, ma costante, “like” si è fatto vivo, a chi con commenti sempre puntuali mi fa sentire che c’è al di là di questo freddo e retroilluminato schermo e mi conferma che non si è’ dimenticato di me, con un affetto che dura nel tempo.

Siete speciali.

Non ho programmi per quest’anno a venire, un po’ come l’anno scorso, so solo che desidero continuare a scrivere, scrivere, scrivere tra queste righe.

Grazie

2 anni di blog

 

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L’anno che sta arrivando…

Beh, come si dice..Anno nuovo, vita nuova!

Si dice e si fa, oppure è semplicemente un buon proposito, benaugurale? Fare tutto cio’ che nell’anno appena trascorso non siamo riusciti a realizzare.

Riemergo da un tour de force che mi ha portato dritta dritta alle feste e quasi ormai all’epilogo, con l’Epifania.

Per cominciare il nuovo Anno con una vita “nuova”, ho cambiato veste grafica al blog (da qualche parte dovevo pur cominciare), anno nuovo, vestito nuovo; titoli e testi hanno ora un “font” diverso, forse qualcuno di voi l’avrà già notato.

Il titolo del  blog lascia da parte il nome secondastella72 che rimane comunque l’indirizzo web per raggiungere le mie pagine, perché, in fondo, questo spazio, è nato come un diario e tale vorrei rimanesse, nonostante la saltuarietà tra un episodio e l’altro, di questa grande bellissima avventura. La canzone di Bennato, L’ isola che non c’è, con le sue parole poetiche e la sua melodia, mi ha ispirato , nel dare, nel 2014, un nome a questo blog; perché la “seconda stella” brilla comunque, non è’ la prima, e’ la seconda, ma non per questo non rifulge di luce propria; essere secondi, in senso lato, equivale comunque ad essere importanti, nonostante tutto.

Il 2015 è stato un anno difficile; si, certo mi direte, tutti abbiamo avuto le nostre difficoltà, ed io ne sono certa; guardo già oltre, in questo nuovo anno, aspettandomi, come sempre, di migliorare, un po’ in tutto, di essere sempre pronta ad affrontare cio’ che mi capiterà, mi catapulto nel tempo, sperando di vivere solo le cose più belle e più emozionanti che la vita mi regalerà, sperando nel bene, nella felicità, serenità, e soprattutto nella salute.

Non posso dimenticare che l’anno appena trascorso ha portato via con sé due mie cari affetti: la mia nonna materna, e la mia zia paterna. Entrambe si chiamavano Anna. Entrambe, con la propria dipartita, hanno cambiato la mia vita, segnato il mio volto, scolpito le rughe e cambiato il mio sorriso; mi hanno riportato a vivere il presente, molto più di qualcosa che potrei vivere un domani, ma il loro ricordo rimane per sempre nel mio cuore e nel cuore di chi ha voluto loro bene. E’ stato l’anno di numerosi licenziamenti che hanno svuotato i nostri uffici con una rapidità impressionante, cari colleghi allontanarsi lasciando scrivanie vuote, insieme ad un vuoto nella mia vita lavorativa e personale.

Il 2015 è stato l’anno delle grandi tragedie umane e del terrore, Parigi l’emblema.

Ma il 2015 è stato anche l’anno di una grande evoluzione per il mio Liam: abbiamo salutato l’esperienza del Nido con grande nostalgia per approdare alla scuola dell’infanzia e scoprire grandi progressi, un linguaggio molto piu’ evoluto e complesso, l’interazione con gli adulti sempre piu’ articolata, la consapevolezza di essere in tre, perché questo ometto è una personcina fatta e finita.

E’ stato l’anno in cui si sono consolidate amicizie nate pochi anni fa al Nido grazie al gruppo delle Mamme Toste e in cui vecchie amicizie si sono riconfermate sempre piu’ solide.

E’ stato l’anno in cui, sempre piu’ numerosi, siete approdati qui, tra queste pagine, tra queste righe, dandomi un segno tangibile della vostra presenza e del vostro gradimento.

Per questo desidero ringraziare ognuno di voi, per il tempo che dedicate alla lettura di questo blog, per la curiosità che avete nello sfogliare le pagine, per il desiderio di provare le ricettine dolci che mi ritrovo a sperimentare.

E’ stato l’anno in cui la nostra amica Silva Avanzi Rigobello ci ha lasciati, a lei va il mio dolce ricordo dei momenti più belli trascorsi su questo blog l’anno scorso, in silenzio, a leggere i vostri commenti, le sue puntualissime osservazioni, i vostri articoli, mentre Liam dormiva, crescendo ogni giorno un po’ di più.

I 3 articoli piu’ cliccati del 2015 riguardano proprio i nostri peccati di gola e sono:

  1. Muffiin con gocce di cioccolato
  2. Biscottini morbidi al limone
  3. Crostata Bella Elena.

Se vi va, vi aspetto ancora tra queste pagine, sulla pagina facebook e su Instagram

…l’anno che sta arrivando, tra un anno passerà, io mi sto preparando, e’ questa la novità …

 

 

La gioia ha i piedi scalzi

Segnatevi questo titolo. Cercatelo nelle librerie.

Ne rimarrete incantati.

Si tratta di un libro fotografico e poetico allo stesso tempo. Ritratti e scatti di Nicoletta Prandoni e Fabio Scarso “catturati” durante i viaggi in India e Tibet vengono “descritti” o, se vogliamo, interpretati, da una poesia.

Il poeta in questione si chiama Giacomo De Nuccio.

26 anni, laureato in Lettere Moderne, Giacomo scrive poesie, con le quali comunica il mondo delle sue emozioni.

Lo scorso 15 ottobre presso il Teatro Condominio di Gallarate si è tenuta la presentazione del suo libro: una selezione di immagini, ognuna di queste presentata con la lettura ad alta voce della poesia che l’immagine ha ispirato in Giacomo.

Un volto, un momento particolare di vita quotidiana, un mosaico, delle spezie: ogni scatto, già pregno di colori ed emozioni, viene descritto dalla penna di Giacomo, in un modo così intenso e ricco di particolari, da emozionare e stupire, in un gioco di rievocazioni e rimandi alla storia dell’arte, a momenti di vita personale, ad emozioni universali.

Un’intesa, quella tra gli autori, che supera qualsiasi divario e si unisce in una splendida collaborazione tra due linguaggi così diversi: la fotografia e la poesia.

La gioia ha i piedi scalzi

Due dita

Il sonno

Ti riconosco

Il futuro del Tibet

Un Cavallo di cristallo

sono solo alcuni dei titoli di questi scatti fotografici, interpretati da Giacomo con la sua poesia e sensibilità.

Giacomo ha un dono ed è quello della scrittura, in particolare della poesia.

Con la scrittura Giacomo abbatte i muri dell’incomunicabilità verbale che la sindrome dell’X fragile ha innalzato dinanzi a lui, emozionandoci e regalandoci una grande lezione di vita, grande impegno e di sogni che si realizzano.

Lasciarsi trasportare lontano, in questo viaggio fatto di immagini, parole e grandi emozioni e’ stata, per me, davvero un’esperienza indimenticabile.

Trovate tAnte altre informazioni su Giacomo sulla sua pagina Facebook “il Posto di Giacomo”.

La gioia ha i piedi scalzi

Ricetta d’amore

Ciao Silva.
Sono ancora Incredula, per questa triste notizia, ma non ti dimenticherò mai, per la tua eleganza, la tua dolcezza e la tua presenza. Ti porto nel mio ❤️

Silva Avanzi Rigobello

Scrivo questa lettera per tutti coloro che hanno apprezzato gli scritti e le ricette della mia adorata Silva, donna eccezionale, dolce sposa e unico mio grande amore.
Silva si è addormentata improvvisamente ieri notte lasciandoci soli con il nostro grande dolore.
Avrebbe voluto continuare il dialogo con voi che per tanto tempo avete riempito le sue giornate, e aveva ancora tante cose da dirvi e da raccontarvi perché era piena di gioia di vivere, di amore ed aveva grande talento in cucina.
Io le dicevo sempre che non volevo andare al ristorante perché mangiavo meglio a casa mia ed era vero, ma tutte le sue esperienze di vita sono state fantastiche, nel lavoro, in famiglia e adesso con voi.
So che molti di voi le volevano bene, anche lei voleva bene a voi e questo hobby era diventato un motivo di grosso impegno, di grande ricerca, di ritrovo di ricordi…

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Momenti si, momenti no

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Qualche giorno al mare

In spiaggia

A volte mi fermo a pensare a quanto tempo della nostra vita scivoli via, risucchiati come in un vortice senza fine, fatto di lavoro, scadenze, orologi, mille impegni, corse contro il tempo.

Tic tac, le lancette del’orologio corrono all’impazzata verso il giorno dopo, e come un cricetino sulla propria ruota gira vorticosamente all’inseguimento di non so cosa, io corro, e corro, e corro. Da quando suona la sveglia, corro per prepararmi, per preparare Liam, corro per uscire di casa in orario, per arrivare al lavoro puntuale, corro contro il tempo, per ritrovarmi in un traffico composto da persone come me, che corrono. Entro in ufficio, e tutto quello che c’è da fare e’ “correre”, fare, fare e ancora fare. Perché chi si ferma e’ perduto e quando ti perdi e’ poi dura recuperare. Esco di corsa, faccio la strada “al contrario” verso il nido e verso casa, e sempre di corsa, e se mi fermo, e’ colpa di un ingorgo. Alla fine di questo tour de force, varco la soglia del Nido e il tempo per un attimo si ferma: mi godo questi due minuti in cui il mio bimbo realizza che sono arrivata e sono proprio io, la sua mamma, e corre, si, corre, anche lui, dal centro del salone mi viene incontro correndo, accogliendomi con un grande sorriso. I cinque minuti della mia giornata in cui tutto si ferma per un istante.

E questa settimana, la corsa quotidiana, il rumore, la frenesia, la stanchezza, le mie palpebre sempre più socchiuse da un grande sonno arretrato e dallo stress accumulato, i preparativi composti da tre trolley per quattro giorni di vacanza, si sono fermati nell’attimo in cui siamo saliti in macchina noi tre: chiudiamo le portiere, il motore acceso, si parte, destinazione Arenzano.

Per il tempo di un’ora e mezza, lascio fuori dalla macchina una frenesia da cui era indispensabile staccarsi, almeno per qualche giorno, per assaporare un ritmo di vita più umano, più dolce, più armonioso, che ci accoglie quando arriviamo.

Sarà il viaggio relativamente breve e quindi “sostenibile”, sarà che eravamo tutti molto stanchi, fatto sta che arrivare al mare, fare check-in in hotel, svuotare le valigie ed iniziare a godere i momenti di una breve vacanza, fanno sentire meglio.

Riprendere in mano il proprio tempo, il proprio spazio, fatto di luce, sole, mare, spiaggia, secchiello e paletta, sabbia da tutte le parti e dentro il costume, colazione lenta con cappuccino e brioche, fette biscottate e marmellata, lunghe dormite su un materasso che non e’ il tuo, ma nonostante ciò, e’ terribilmente comodo. Prepararsi per uscire tutti e tre insieme a cena, prendersi il tempo di scegliere il luogo dove cenare per poi scoprire che una piccola osteria ti fa sentire come a casa. Fermarsi sotto le piante all’ombra dei pini marittimi che costellano il lungomare, dove trovi file e file di panchine fresche, mentre il resto del mondo al sole si cuoce, e la sabbia scotta terribilmente sotto i piedi. Due, tre giri sulle giostre, il cavallo bianco, che sembra uscito da una favola, l’aeroplano, la macchinina, c’è anche la nave ed il suo capitano.

Giostre

Palme, le due sdraio e l’ombrellone, i venditori ambulanti con i parei formato matrimoniale di cotone indiani che pesano un quintale. Il Cornetto Algida comprato al bar dello stabilimento balenare, il Fior di Fragola per rinfrescare le papille gustative, i tuffi e gli schizzi di acqua gelida di giugno, incautamente causati da bambini e dai loro giochi nell’acqua, la nave merci che all’orizzonte, lentamente, attraversa il mare, destinazione chissà dove, le buche nella sabbia che ad ogni onda si riempiono d’acqua, le impronte dei piedini del mio bimbo che corre lungo la battigia, che le onde cancellano, sassi grandi e piccoli, bianchi, verdi e grigi, pezzetti di vetro colorati, i cui spigoli sono stati ormai smussati dal sale e dall’acqua, in una continua ed incessante erosione.

Sassi e ciottoli

Le nuvole sopra la mia testa, i piedi pieni di sabbia grigio scuro, sembra quasi incollata alla mia pelle, come un tatuaggio, bimbi piccoli scalpitanti a riva, neonati sotto l’ombrellone avvolti dalle possenti e grosse braccia materne che hanno già cresciuto un paio di figli.

NuvoleSecchiello e palette

Il porticciolo e le sue barche attraccate, barche a vela al largo, qualche yacht di passaggio, voglia di salpare e navigare.

Tra le vie di Arenzano, focaccerie golose, carte piene d’olio e una focaccia che non smetteresti di mangiare, panchine, molte panchine, all’ombra, ristoranti ed osterie, negozi di giocattoli, gelaterie. Edifici colorati elegantemente, con decori sulle pareti che creano profondità e spessori, come fossero sculture, stemmi, cammei, nicchie affrescate, un po’ come le abbiamo viste a Finale Ligure.

Pareti con affreschi in rilievo

Il Grand Hotel di Arenzano domina con la propria imponenza l’arrivo in città, le sue palme altissime e le sue trifore rendono sontuoso questo angolo di città. Nel suo enorme cortile, auto da tutta Europa. Da qui si accede all’area delle piscine, affollata di ospiti che non amano salsedine e sabbia. Nella sua sontuosa hall, un pavimento tirato a lucido ed arredi piuttosto classici, casse di pregiate bottiglie di vino, un via vai di stranieri alla Reception. Nella sala principale dove viene allestita la colazione, un buffet ampio e vario, non manca nulla, un pianoforte a coda arreda un angolo della sala. La camera e’ molto grande, una moquette verde che sembra velluto, gli arredi di legno rendono la camera accogliente. Dal cancello, attraversi la strada e ti trovi subito in spiaggia e sul lungomare. Dimenticare l’auto per quattro giorni e’ per me un grande vantaggio che mi consente di riposarmi molto di più. Ritrovare il piacere di camminare e di fare lunghe passeggiate, soprattutto di sera, quando il sole non brucia più.

Il tempo nelle mie mani mi sembra scorra lentamente, lasciandomi il tempo di riposare con la mia famiglia, facendo sembrare questi quattro giorni un periodo molto più lungo, piacevolmente dilatato, tempo piacevolmente ritrovato. Liam sempre più grande, ritrova quel sodalizio, tutto maschile, con suo padre: finalmente riesce a goderselo un po’ e a giocare con lui. Noto che questo bimbo ormai “grande” sta gradualmente staccandosi da me, come presenza onnipresente, per fare nuove esperienze e scoprire nuove cose con il suo papà, che, se da un lato non dice mai di no, dall’altro e’ il suo punto di riferimento per ogni nuova sfida che deve superare per poter essere considerato un “bimbo grande”.Un bimbo che a settembre andrà alla scuola dell’infanzia, e per questo, dovrà essere pronto.

Noi tre

 

Nepal

Inermi, quando la Natura distrugge se stessa, e non c’è riparo e non c’è via di fuga.

Solo la speranza, la salvezza, la rinascita. Il bimbo di quattro mesi ritrovato vivo tra le macerie.

Non ci sono molte parole da dire. Solo aiuti da dare, anche nel nostro piccolo, con una piccola donazione.

Innumerevoli i modi e le associazioni.

UNhcr.it

Unicef.it

A distanza di una settimana dal terremoto in Nepal, le immagini prese dal web che mi hanno colpito in questi giorni.

Nepal

Terremoto Nepal

Terremoto NepalNepalTerremoto Nepal

Nepal Nepal

Terremoto

TerremotoTerremoto Nepal

 

 

Mood Music Tag

Sono stata nominata per il mood Music tag. Una bella occasione per parlare di musica, che adoro da quando sono bambina.

Music Mood Tag

Ringrazio per questo pensiero molto gradito Marco, http://www.FMtech.it. Il suo presente e’ fatto di radio e di musica, il mio presente e’ fatto di musica, la radio ahimè e’ nel mio passato. Passatelo a trovare, lui e’ uno specialista della musica.

Ho fatto radio tra i quindici e i ventidue anni, un’esperienza bellissima che ricordo con grande affetto e che mi ha consentito di conoscere quelli che per molti anni sono stati amici, sparpagliati ora in giro per il mondo e ritrovati grazie a Facebook, in attesa di organizzare una bella rimpatriata. Fare radio e’ un’esperienza meravigliosa, chissà che un giorno non riesca a trovare un po’ di tempo per riprovare.

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Ma torniamo al Mood Music Tag

  1. Per partecipare devi essere stato taggato almeno una volta.
  2. Scegli almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo al positivo.
  3. Tagga almeno 5 blogger (o anche di più ) e avvisali di averli taggati.
  4. Cita il blog all’interno del tuo articolo con link diretto o esteso: GHB Memories –Http://www.ghbmemories.wordpress.com, scrivendo che l’idea è partita da qui. Se vuoi spiega anche brevemente perché hai scelto alcune tracce piuttosto che altre.

I miei 5 brani sono diventati dieci, anzi continuerei ancora..

Ho scelto quei brani che ogni volta che passano alla radio mi trasmettono molta energia, mi fanno stare bene e soprattutto mi fanno alzare il volume e cantare a squarciagola.

  1. Dionne Warwick, Heartbreaker
  1. Giorgia, Io fra tanti
  1. Elisa, L’ Anima Vola
  1. Fiorella Mannoia, Il Cielo d’Irlanda
  1. Mina, Il Cielo in una stanza
  1. Eagles, One of these nights
  1. Negramaro, Un amore così grande
  1. Pino Daniele, Dubbi non ho
  1. Al Stewart, The Year of the Cat
  1. Lenny Kravitz, The Chamber

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Ecco i blog taggati ai quali estendo l’invito e buon divertimento!

🎶🎶🎶Silva

🎶🎶🎶 Laura

🎶🎶🎶Mamma Gisella

🎶🎶🎶 http://newwhitebear.wordpress.com

🎶🎶🎶DolceNera

Mare Nostrum

…e poi torni a casa, dopo l’euforia di un pomeriggio spensierato fatto di bambini allegri e torni bruscamente al mondo in cui viviamo, al mondo che ci circonda, di cui facciamo parte, apprendi la notizia della tragedia umana e dell’ennesimo naufragio, questa volta pare di dimensioni epocali.

E ti senti così addolorato per queste anime spezzate, e nulla di concreto per risolvere, in collaborazione con gli altri stati europei, questa situazione, quasi fosse una tragedia solo italiana. Come e’ facile per gli stati che non confinano con il mare  sentenziare sul “come si fa” e prendere le distanze.

L’uomo che fugge dal proprio destino di povertà e morte e scappa verso la vita ed il miraggio, trova poi la morte mentre disperato cerca di raggiungere quella mano tesa, per poterla afferrare, e dirsi finalmente salvo da una vita di paura e povertà.

Quanti morti dovremo ancora contare nelle acque che ci separano ed al contempo ci uniscono al continente africano ed a quello asiatico, siamo terra di sbarchi da secoli, siamo stati dominati, siamo crocevia di culture diverse tra loro, le nostre tradizioni ne sono testimonianza, le nostre fortezze sulle colline che guardano il mare ne sono l’emblema.

Ed il mare ora grida pietà, perché non sono le condizioni del mare stesso ad uccidere queste persone, ma le condizioni in cui vengono fatti navigare su barconi della speranza mal messi e pericolosi. Il mare li culla e con le proprie onde li accompagna verso le nostre coste; vivi, quando coi loro occhi scrutano l’orizzonte per scorgere la terra che si avvicina e nei loro pensieri accarezzano l’idea di una vita migliore; senza vita, quando l’uomo stesso senza scrupoli li abbandona in mare aperto dopo averli caricati su carrette improbabili. Il mare e’ la coperta che scalda il sonno di queste anime in fuga.

La madre con suo figlio pensa al futuro del suo bambino, per non subire più violenze e garantirgli istruzione e forse un lavoro. Il padre pensa a salvare la propria famiglia da una vita di stenti e violenza. Il giovane ha grandi speranze.

Europa di contraddizioni e grandi vergogne. Marciamo pure per Charlie Hebdo il giorno dopo la strage, tutti insieme, ma non dimentichiamo chi inerme trova la morte perché fugge da una crudele realtà. L’Italia lasciata sola con le sue strutture di accoglienza al collasso.

Ed il nostro mare testimone di storie di disperazione, le custodirà per sempre tra le proprie acque, tra i propri fondali.

Facciamo qualcosa, in nome del Cielo.

Mare

 

Sorpresa!

magnolia in fiore

Anacronistico ormai, parlare di Pasqua, proprio oggi poi, una domenica di caldo quasi estivo che fa venire in mente il mese di giugno. Grigliata in giardino, voglia di stare fuori, a piantar fiori nell’aiuola, a fare pic-nic sul prato, a prendere le biciclette e girovagare, con l’aria che ti sfiora i capelli, e quel senso di libertà, di svago e di temporaneo benessere che dura lo spazio di un week-end, nella speranza o nell’illusione che non termini mai. Voglia di risistemare il giardino, comprare un tavolo nuovo e una fontanella, voglia di sorseggiare un caffettino baciata dal sole, nella speranza che qualche raggio di sole mi regali quelle efelidi, o lentiggini, ormai perse negli anni, ormai rarefatte, che solo un’esposizione prolungata al sole mi potrebbe riportare.

E poi, sfoglio questo diario, e trovo le pagine vuote, non ancora scritte dei giorni di festa,ormai una settimana fa,nella mia mente ancora moltissime immagini vivide, che penso, meritano di essere scritte, in fondo,  e’ sempre la nostra vita, anche se corre come un treno, anche se si tratta di ieri, di qualcosa di passato.

Coroncina pasquale

Abbiamo trascorso la giornata di Pasqua in casa, in famiglia, nelle Marche, una giornata di freddo e di vento, pioggia battente da non farti mettere il naso fuori se non per necessità. A dire il vero, tutta la vacanza, seppur trascorsa in una località di mare che ben conosciamo da anni, dove di solito si cerca il più possibile di trascorrere il tempo libero all’aperto, in riva al mare, sul lungomare,o in centro, e’ stata contraddistinta da un vento forte e gelido che oltre a scompigliare i capelli, tagliava a fettine orecchie e naso, cappello e sciarpa irrinunciabili, Liam il più possibile coperto, spostamenti ridotti al minimo indispensabile. Pasqua e Pasquetta all’insegna della tavola e delle tradizioni e delle uova di cioccolato, Pasquetta con grigliata all’aperto ed il nostro compagno di vacanza, il vento. Dal salato al dolce, come ogni festa, si arriva alla fine con quella sensazione di essere stati ad un pranzo di matrimonio, tavola apparecchiata dal pranzo fino alla cena ed il desiderio di fare una bella passeggiata. Liam entusiasta della compagnia, dei cugini, dei nonni, degli zii, era particolarmente felice, la sua vivacità sprizzava da tutti i pori. Uova di cioccolata ovunque, al latte, fondente, cioccolato Kinder, tema preferito “Cars”, sorprese quindi molo apprezzate, trattandosi dei personaggi come Cricchetto e Saetta Mc Queen.Pseudo Tortano Finalmente martedì e mercoledì il vento e’ diminuito sensibilmente, tanto da riuscire a fare una passeggiata lungo il centro, dove gli edifici ed i negozi riparano sempre un po’ dall’aria di mare, e allora un po’ di ‘sano’ shopping che in vacanza trova sempre spazio, si e’ sempre più disponibili a comprare durante una vacanza…una breve tappa nei negozi di abbigliamento come Calliope e Terranova, seppur abbiano una linea da teenager, sono sempre posti dove adoro entrare e trovare un paio di pantaloni “basici” a 19 euro o il maglioncino alla coreana che usi con tutto a 10 euro. Per chi come me ha da poco superato la soglia dei 40 e desidera ancora un abbigliamento giovane, un po’ alla moda, ma senza eccesso, gran parte dei vestiti esposti non sono neanche contemplabili, perché giustamente rappresentano una moda molto molto giovane, ma cercando tra i capi “basici”, trovo molto di più in negozi come questo, che non da Combipel, dove la linea degli abiti sembra sempre un po’ troppo da “signora”. Nel pomeriggio, il tradizionale giro nella zona degli outlet, in zona Montegranaro, questa volta ci siamo concentrati su Docksteps, dove si trovano Bikkenberg, Virtus, Samsonite, Merrell, Cult, e da Alberto Guardiani dove mi sono innamorata di tutte le borse primaverili esposte, una meraviglia per i miei occhi, ma al momento proibitive, gli acquisti veri e propri saranno rimandati al periodo di saldi quando i prezzi saranno un po’ più accessibili.

L’hotel dove abbiamo soggiornato questa volta e’ a pochi minuti dal lungomare, peccato che le sferzate di vento e la pioggia battente non ci hanno certo consentito di godercelo. La struttura e’ nuova e arredata con gusto moderno, la camera ha mobili di design, e’ confortevole, molto grande, 35 metri quadri, con un angolo cottura che, con un bambino, può sempre essere utile, ad esempio per riscaldare il latte o lavare il biberon nel lavandino. Una bella camera pulita dove mi son sentita subito a mio agio, come a casa.

Dimorae Hotel

Non e’ sempre così, quando viaggi e soggiorni in alberghi può accadere di non sentirsi a proprio agio per gli spazi angusti o gestiti male, odori particolari provenienti dalle cucine, polvere diffusa, copriletti poco curati o qualche volta poco puliti, bagni con sanitari vecchiotti e malandati.

Non e’ chiaramente questo il caso del Dimorae Hotel di Civitanova Marche, dove siamo stati accolti con grande gentilezza. Con grande entusiasmo abbiamo appreso che l’albergo ospita una mostra fotografica dedicata a grandi artisti del jazz, lungo il corridoio del primo piano; l’autore, Andrea Rotili ha esposto momenti di musica jazz, numerosi artisti che si sono esibiti negli anni scorsi nelle manifestazioni jazzistiche più conosciute, come ad esempio Umbria Jazz, per citarne una. Tra i nomi Diana Krall, Fresu, Pino Daniele, George Benson e molti altri. Jazz in black & colour

Andrea Rotili

Sabato pomeriggio inoltre la mostra e’ stata allietata dalla musica jazz suonata dal vivo, non sono particolarmente appassionata di questo genere, ma ammetto che disfare le valigie mentre un sax appena fuori dalla porta della tua camera suona musica jazz e’ davvero unico, un’atmosfera surreale e molto piacevole. Sembrava il sottofondo musicale di uno di quei film che ti colpisce per la colonna sonora, per cui non abbiamo perso tempo e appena possibile siamo usciti dalla camera per vedere e sentire dal vivo  la musica e quindi visitare la mostra fotografica. Il bianco o il nero come sfondo, il blu e il colore come protagonisti delle foto a colori, in primo piano sempre e comunque loro, gli artisti. Personaggi che sembrano uscire dal quadro fotografico, sembra insomma di averli li, davanti a te, mentre suonano o cantano, da quel muro e da quella fotografia sembra fuoriuscire la melodia del concerto, mi sembra di sentire le emozioni che la musica dal vivo sa trasmettere.

Jazz in black & colour   Jazz in black & colourJazz in black & colour   Jazz in black & colour

Se siete da quelle parti, vale la pena visitarla anche se non e’ vastissima e per questo risulta ancor più facile probabilmente ritagliarsi il tempo per vederla.

La partenza

Finalmente in macchina.

Anche se il viaggio e’ ancora tutto da fare, si parte.

Si, tiro un sospiro di sollievo, siamo a metà dell’impresa.

Si, perché e’ un’ impresa partire, sono un’impresa i preparativi. Certo, e’ sempre bello trascorrere le festività fuori porta, ma quello che c’è dietro prima di riuscire ad aprire la portiera della macchina, girare la chiave, sentire il motore acceso e partire e’ tutto un programma.

Durante la settimana che precede la partenza, la lavatrice e l’asciugatrice sono gli elettrodomestici impazziti di casa: praticamente vanno a tutte le ore, non stop, nella speranza di avere tutto pronto per il giorno della partenza, con il risultato che ti ritrovi anche la cesta del bucato da stirare straripante di maglie, pantaloni, body, tute, etc. I trolley già in giro per casa a metà settimana, tirati giù dal proprio ripostiglio dove li tieni durante il resto dell’anno, sperando sempre di riuscire a preparare la valigia sempre un po’ in anticipo: illusione, mi ritrovo fino all’ultimo  secondo con le ciabattine per la doccia in mano, i bagagli in macchina, e non so più dove cavolo metterle. Per non parlare dello spazzolino da denti, visto che ti serve fino alla fine, e’ l’ultimo oggetto da riporre nel beauty ,  ed il primo oggetto che tendo a dimenticarmi, salvo comprarlo ad un prezzo esorbitante in Autogrill, la’ dove tutto costa come l’oro, soprattutto se e’ un qualcosa che hai dimenticato di portar via.

In settimana un giorno poi necessario al “restauro” pre-festa: colore, taglio e piega, estetista, shopping e make up, manca proprio un abitino da indossare il giorno di Pasqua, la scarpa abbinata e di conseguenza la borsa..mentre apri l’armadio e non c’è più neanche un centimetro per l’ultima gruccia, le scatole delle scarpe non entrano più nella scarpiera, le borse sembrano guardarti sconsolate, mentre cerchi di mettere l’ultimo acquisto proprio li, tra la borsa beige primaverile e quella marrone scuro invernale, peccato che poi usi sempre la stessa da almeno due mesi, solo per la pigrizia di travasare da una borsa all’altra il contenuto che pesa quasi 8 chili, un bagaglio a mano, in pratica. Il parrucchiere, stavolta, l’ho saltato, per la piega la mia bella piastra ghd mi aiuterà a tenere in ordine i capelli, salvo poi scoprire di non aver tempo di passarla, fino a quando non arriverò in albergo. La priorità all’estetista, finalmente. Brevi momenti di tregua dalla corsa dei giorni pre-festivi.

Anche il traffico va in tilt nella settimana dei preparativi, arrivare al lavoro e’ come fare un terno al lotto, o meglio, sai a che ora parti e non dai a che ora arrivi, tutto ciò che non accade durante l’anno, accade nei giorni precedenti le feste,  come ad esempio martedì, quando per una rapina ad un distributore di benzina svizzero, le dogane hanno intensificato i controlli ed il traffico si e’ congestionato, in coda per uscire dalla Svizzera, talmente stufa che quando varchi la soglia tra Stabio e Gaggiolo saluti il finanziere italiano in dogana come fosse amico di famiglia e appena tocchi il suolo italiano un urlo liberatorio di soddisfazione ti tira fuori tutta la rabbia accumulata in un’ora di stress.

E piove sotto il cielo di Modena mentre viaggiamo nella speranza di arrivare presto.

Il lavoro durante l’ultimo giorno precedente i giorni di ferie e’ poi il massimo: tutto ciò che non t’aspetti, accade. Puoi conoscere il tuo lavoro come le tue tasche, ma sta sicura che il caso “inedito”, qualcosa di complicato, ti accade, come la personalità di spicco che non vorresti mai contrariare nella tua vita, in realtà e’ infuriata proprio con te perché aspetta un rimborso che tarda ad arrivare. Riesco persino ad uscire tardi di mezz’ora, nel tentativo di riordinare il tutto prima di lasciare la scrivania e attenzione, mai dimenticare l”out of Office” su outlook, rischio sempre di dimenticarmi, ma e’ uno strumento utile per chi ti scrive quando tu non sei in ufficio…

Poi c’è il giorno di ferie preso perché il Nido e’ chiuso e tu devo occuparti dei preparativi. Ora, Liam che mi vede preparare le valigie e’ talmente eccitato che ciò che faresti in cinque minuti in realtà lo fai in cinquanta. Ha atteso così tanto questa partenza per andare dalla nonna Rosalba che la sua frenesia e’ appurò irrefrenabile. Quindi, !er poter gli fare il bagnetto devo rincorrerlo per casa, insistere per svestirlo, insistere per farlo uscire dall’acqua, pulire dieci volte sotto la tavola in cucina,, dopo aver cambiato due volte almeno la tovaglia, visto che lo sport preferito in questo periodo e’ il travaso di acqua da un bicchiere all’altro, raccogliere i libri che si è divertito a rovesciare sul pavimento, riporre tutte le macchinine riverse sul tappeto nella scatola, salvo poi ritrovarle in giro per casa, ogni stanza un potenziale divertimento, persino il bagno ha il suo “perché'”: vogliamo parlare dell’attrazione irresistibile del rotolo di carta igienica? Si può srotolare tutto seduta stante, oppure prenderlo e metterlo a bagno nel wc intasandolo, nell’arco di due secondi e mezzo. E meno male che non lo perdo mai di vista…

Vestiti ripiegati sul letto velocemente, pronti per esser messi in valigia, prima che arrivi come una saetta a rovesciare tutto per terra, sempre nella frenesia di aiutarmi, si intende…Mentre scelgo le scarpe da portare, quattro scatole sono già per terra e le relative scarpe sparse dietro di me.

Preparo la “pappa”, mentre rovista tra i suoi giochi, e direi che una bella puntata di Masha e Orso a questo punto me la merito pure io…con lei Liam si tranquillizza e si diverte.

E’ arrivato il momento di preparare qualcosina da portare in dono, vorrei tanto fare la tradizionale Pastiera, ma non ho gli ingredienti, ecco, insomma, dovrei andare a fare la spesa…direi che siccome siamo ancora in alto mare, la spesa la escludo, in fondo ci sono tante altre cose buone da fare…ma appena mi avvicino al Bimby, proprio come fa Masha con l’orso, Liam si avvicina e lesto afferra la sua sedia per avvicinarla al mobile della cucina e poter così mettere gli ingredienti nel Bimby: “paccio io, paccio io!”. Farina dappertutto, misurino del Bimby su e giù, lo afferro prima che prenda le uova e prima che infili la sua nuova macchinina nell’impasto che il Bimby sta amalgamando…giusto in tempo.

All’improvviso, “mamma, ciuccio e nanna”… Parole magiche per le mie orecchie, il mio guerriero e’ stanco ed e’ ora di riposarsi con la sua copertina, si accuccia sul divano ed il tempo di una carezza, chiude i suoi occhioni  e si addormenta all’istante.

Inizia la mia tregua, per modo di dire: da adesso in poi per due ore almeno devo mettere il Bi-turbo e concludere tutto ciò che ho iniziato e non ho finito. Quanto ai miei lievitati in forno, non sono molto soddisfatta, sembra proprio che non mi sia riuscito niente di come avrei voluto.

LA giornata sembra non avere fine, sempre nella speranza di avere pronto tutto entro stasera.

Utopia.

La mattina della partenza poi per noi e’ un punto di domanda. Ormai non decidiamo neanche più l’orario. Quando tutto è’ pronto, si va. L’impresa è’ riuscire a salire in macchina, con quel baule carico di bagagli, borse e borsoni, non capisco perché, sembra che ad ogni viaggio, invece di diminuire, aumentino..

Fa capolino un pallido sole, tra le nuvole color avio, mentre le colline marchigiane ci danno il benvenuto da Urbino in poi, tra ulivi e verdi prati, la vista dal finestrino mette in pace il mio IO più frenetico ed irrequieto con quello pacifico e tranquillo.

E Loreto sulla collina ci saluta ancora una volta…

 

 

Venerdì Santo e i preparativi..

 

Albero di Pasqua

Giornata di sole, di preparativi frenetici per la partenza di domani, di abbigliamento ripiegato sul letto pronto per le valigie, di fornelli e forno acceso per lievitati & company..

Giornata di grande valore religioso, Venerdì Santo e’ una giornata carica di simboli importanti.

Cari Auguri a tutti voi, corro a terminare i preparativi, Liam permettendo…

 

Rieccomi

Credo di non aver mai trascorso un periodo così lungo senza scrivere un post su questo blog, da quando ho iniziato, poco più di un anno fa. E, tra un cosa e l’altra, siamo arrivati alle porte di Pasqua, oggi Domenica delle Palme, tanti cari auguri a tutti voi. Dopo che Liam si e’ ammalato, ho iniziato io con quel fantastico virus che ti tiene a letto per diversi giorni. Però’ lo metti in conto, e’ il sequel che è stato abbastanza complicato, riprendere a pieni ritmi quando ancora non sei nel pieno delle forze, e’ dura. Un mix di stanchezza ed emotività, torni al lavoro e ti ritrovi sommersa di cose da fare, una corsa contro il tempo, sempre un po’ in affanno. Mettiamoci pure una dogana che è sempre un po’ un terno al lotto, un giorno fili via liscia, senza coda, il giorno dopo rimani bloccata in coda, quando piove poi più che mai, scooter in garage, solo auto e tir in viaggio, tutti in coda mentre le nuvole grigie e cariche d’acqua ingombranti si appoggiano sulle colline ticinesi, davanti a me decine di luci degli stop accese, tutti fermi, mentre l’imbocco dell’autostrada a Mendrisio e’ sempre più congestionato…ferma guardo le bandiere del Fox Town sventolare, mosse da un vento forte, poco più avanti l’edificio del Casino’, davanti alla facciata una biga coi cavalli di marmo sembra dominare dall’alto tutto il traffico, ed i cavalli sono li li per spiccare un grande salto. E’ una mattina come un’altra, fatta di auto incolonnate, musica e pensieri. Per fortuna una volta al mese c’è il mio momento “bellezza e relax”, la tappa obbligatoria parrucchiere, con taglio e colore, un momento solo per me di un paio d’ore. Mi rilasso in po’ e a “restauro” ultimato, un giro veloce per i negozi del centro commerciale, e in libreria. Arriva anche la Festa del Papà, S. Giuseppe, in Canton Ticino una festività, quindi Bank holiday, insomma, si sta a casa e non si lavora. Ne approfitto per farmi fare il tagliando alla macchina, ormai scaduto da un po’, accompagno Liam al nido, che ha capito che sarò a casa e quindi fa un po’ di capricci, e poi lascio la macchina. Tornando a piedi verso casa, mi fermo al barettino gelateria per una colazione in relax, cappuccino e brioche, una coccola che non ho mai tempo di fare ultimamente al mattino. Mi ritrovo nel bel mezzo di un “dibattito” tutto al femminile sui “mariti” in generale sugli uomini in casa. Da brava spettatrice mi sono divertita non poco a sentire queste “desperate housewives” raccontare i più disperati aneddoti di uomini moribondi con 37 di febbre, quelli che non trovano mai quello che cercano nel proprio armadio di casa, quasi vivessero da un’altra parte, e chi più ne ha più ne metta, direi una colazione tra donne. E’ ora di andare, torno a casa ed il mio obiettivo di questa giornata “libera” non è uno solo, cerco di concentrare tutto quello che non riesco a fare in settimana, in queste poche ore. ma occasione per risistemare l’armadio di Liam e svuotare finalmente i contenitori con i vestiti mic ro di Liam dei primi due anni di vita. Incredibile la quantità di vestiti, body, tute, tutine, cappellini, jeans, tutto formato mignon. ci vogliono tre ore per risistemare tutto. Nel frattempo, e’ tempo di ritornare a prendere l’auto, sempre a piedi, e a saldare il mio conto…mi preparo alla “mazzata”, preannunciata poche ore prima sui duecento euro: ebbene, 273 euro, ma si, che saranno mai quei settantatré euro in più..pago, salgo in macchina e torno a casa, mangio qualcosa al volo e preparo qualcosa di dolce da portare a mio padre per la Feata del Papà. Un po’ in difficoltà, lo ammetto, per l’indecisione… Ma sono particolarmente incuriosita dalla preparazione delle Zeppole di S. Giuseppe, sembrano piuttosto lunghe da preparare e non ho particolare voglia di friggere. Ma dopo aver girovagato sul web, vedo con piacere che si possono fare anche al forno; controllo se ho gli ingredienti, che, ovviamente, non sono completi : mi mancano le amarene (si, si, proprio la ciliegina sulla torta, se mancano quelle non saranno mai vere zeppole di S. Giuseppe), e almeno altre due uova per la crema pasticcera. Ma mi decido:”ora o mai più”, penso…o, perlomeno, l’anno prossimo. Mi faccio coraggio, in fondo la crema pasticcera l’ho preparata un sacco di volte e la pasta choux, la base che si usa anche per i bignè, l’ho fatta in passato ed e’ riuscita bene, utilizzerò la ricetta che ho già e vediamo come viene. L’amarena la sostituirò con la fragola. Dopo un po’ di vicessitudini con la sac a poche e le dimensioni delle zeppole, che dovrebbero avere un foro in mezzo, senza di riuscire a fare qualcosa che ci assomigli. Certo, la strada e’ ancora lunga e le mie zeppole non somigliano a quelle dei pasticceri stellati, ma per quanto mi riguarda e’ già un grande successo. Ed allora, un paio a mamma e papà, un paio per noi ed il festeggiato di casa. Zeppole di S. giuseppe E’ già ora di tornare a prendere Liam al nido, il  quale a gran voce chiede di andare al parco! Avrei altri progetti, abbiamo ben due visite da fare, ma ho deciso di accontentarlo e andiamo al parco per una mezz’ora, poi salta su in macchina, direzione casa dei nonni. Lungo la strada però ho promesso ad una cara amica di andarla a trovare per un salutino veloce e farle vedere Liam dopo forse più di un anno che non lo vedeva. Una corsa dai nonni per un saluto e poi di nuovo a casa. Il nido ha fatto fare ai bimbi per i papà un lavoretto con la pasta di sale, un portapenne a forma di foglia, ecco che arriva il festeggiato di casa e Liam e’ orgoglioso di far vedere il suo dono. Festa del Papà Le serate sono infinitamente lunghe, Liam non ha voglia di andare a dormire presto la sera. Una crostata alle fragole per il dolce di domenica, ma questa volta voglio provare la ricetta della Pasta Frolla di Luca Montersino. Le dosi sono da pasticceria, addirittura 1 kg di farina, allorché decido di dimezzare gli ingredienti, e riesco così a preparare due basi di pasta frolla per crostate, una l’ho utilizzata per fare la Crostata alle Fragole, l’altra per fare la Crostata alla marmellata di lamponi e cocco.A breve, la ricetta della frolla di Montersino. Crostata di Fragole Mi si chiudono gli occhi e non sono neppure a metà racconto, oltre ad essere in grande ritardo sulla tabella di marcia, si conclude marzo senza essere riuscita a raccontare gran che. Ma non riesco a ritagliarmi più il tempo, e quel poco che rimane e’ dedicato al mio riposo. Ahimè sono sfinita, sarà la primavera come si dice usualmente. Per fortuna una tappa in erboristeria mi aiuta sempre a ritrovare un po’ di carica con prodotti sani e naturali. Un giorno dopo l’altro, senza riuscire a ritagliare un po’ di tempo per scrivere, sento che mi manca qualcosa, di mio, di tempo dedicato solo a me stessa, quella parentesi tutta mia, come quando ti lanci sotto la doccia e sai che li, (nonostante il tempo cronometrato mentre immancabilmente, dall’altra parte della porta, qualcuno grida insistentemente “mamma, dove sei!??” ) potrai dedicarti finalmente un po’ di relax. Il week-end scorre talmente veloce che non lo  vedo neanche, lunedì si rientra, traffico di sempre, ritardi di sempre, giornata dedicata ad un’esercitazione, si tratta dell’Emergency Response Plan”, un test che coinvolge diversi settori della compagnia, l’esercitazione prevede la simulazione di un caso di emergenza segnalato dall’ufficio operativo e, secondo regole ben precise e checklist, la compagnia ed il suo management, funzioni ben precise, sono chiamati a rispondere attivando una procedura precisa di azioni volte a verificare l’accaduto, gestire la comunicazione con l’esterno, recuperare le informazioni con lo scalo dove si è’ verificata l’emergenza, interagire con le autorità, verificare liste passeggeri, indire conferenze stampa per fornire aggiornamenti sulla situazione in corso, e tante altre nume attività. Si tratta di un ‘esercitazione che tutte le compagnie aeree sono tenute a fare periodicamente per testare il processo interno di risposta alle emergenze, che, si spera non accadano mai.

Ma da li a poco più di ventiquattr’ore, la tragedia del volo Germanwings Barcellona-Düsseldorf e lo schianto sulle alpi francesi dell’airbus a320 con 150 passeggeri a bordo. Dalla mancanza di informazioni delle prime ore, ad una situazione che col passar dei giorni, ha gettato ancor più sconforto in tutti noi. Quanto può pesare il “fattore umano” in un tragedia come questa, dove il fattore umano non e’ l’errore, quanto l’imprevedibilita assoluta di una situazione non nota alla compagnia, come lo stato psicologico di un co-pilota di 28 anni. la dinamica di questo tragico evesnto mi ha lasciato davvero basita ed addolorata, per le 150 persone che non ci sono più, per come si e’ consumato (la realtà dunque supera la fantasia), per i parenti delle vittime, il loro dolore, per la compagnia coinvolta.

E mentre la primavera lentamente fa capolino, le forsizie a metà settimana iniziano a fiorire di quel giallo intenso che ti da un po’ di buon umore, mentre lungo l’autostrada per Lugano Nord, nei campi verdi ampi che la costeggiano tornano a pascolare anche le mucche, il grande magazzino della zona e’ ormai saturo di decorazioni pasquali, conigli, fiocchi, e i colori dominanti come il rosa, il giallo ed il verde sono ben esposti ovunque. Devo ricordarmi di far firmare le ferie, ormai Pasqua e’ alle porte, anche Liam sente che manca poco e mercoledì pomeriggio, salito in macchina, inizia un capriccio infinito, chiedendomi di andare dalla Nonna Rosalba, vale a dire, a 500 km di distanza… E’ stata dura fargli capire che non potevamo partire in quell’istante, e così mi ci son voluti più di venti minuti per trovare argomenti alternativi e validi e distoglierlo dal chiodo fisso.

A volte ho proprio la sensazione di non potercela fare. Ma poi so che non è così…

Dal pediatra

Ed io che pensavo di averla scampata bella, quest’inverno sembrava filato via liscio, senza particolari problemi, senza influenze. Così ho pensato tra me e me che Liam finalmente si era fatto un po’ di anticorpi, rispetto all’anno scorso quando un giorno si e l’altro pure, poverino, tutti i virus in giro erano i suoi. Se non che, durante il week-end e’ stato male con il virus gastro intestinale, domenica però sembrava come nuovo. Soddisfatta, ho pensato che c’è l’eravamo cavata con poco, poco meno di dodici ore di virus, Domenica sera tranquilla, doccia e pigiama, pronti per una lunga nuova settimana.

Niente da fare, Liam sta di nuovo male, povero, un’altra nottataccia. Sto virus proprio non lo sopporto…tra adulti e bambini non se ne contano più..rimaniamo, così, a casa lunedì e martedì. Ieri mattina, un po’ rintronata dal sonno, dimentico di chiamare il pediatra nell’orario di ricevimento del mattino, Dalle nove alle undici, chiamo jnfatti alle 11.05 e giustamente mi risponde la segreteria telefonica, ma poi mi dico, so che cosa devo fare, intanto vediamo se migliora un po’.

Oggi per fortuna il pediatra riceveva nel pomeriggio, ho avuto quindi tutto il tempo di ricontrollare l’orario per poi chiamare e fissare l’appuntamento: ok, si va alle 15.30. Liam ha soggezione del “dottore”, per quanto sia un pezzo di pane, pacifico e serafico, ammetto che non ci va molto volentieri. Altra cosa invece con la sua sostituta, la dottoressa, forse più estroversa, settimana scorsa, per la visita fatta per una congiuntivite,l’ha accolto con un sorriso tale che lui se n’è innamorato a tal punto da darle un bacetto, e, mio figlio, in questo, posso dire che i baci se li prende ma raramente li da. Ovviamente oggi, prima di uscire, continuava a ripetermi che saremmo andati dalla dottoressa e così, per abituarlo all’idea che avrebbe ritrovato in studio il suo dottore, ho pensato di incuriosirlo con la storia del cavallo.

Il pediatra adora i cavalli e fa equitazione. In studio ci sono diverse fotografie.

“Liam, sai cosa facciamo oggi? quando andiamo dal dottore gli chiediamo due cose: la prima, dove ha lasciato il suo cavallo, e la seconda come si chiama..” Liam sembrava contentissimo, dato che poco meno di dieci giorni fa siamo stati in fattoria a contatto con animali ed i cavalli.

Nonostante lo studio sia a cinque minuti di macchina da casa, ho sempre il terrore di non arrivare in tempo: lavarlo, cambiarlo, vestirlo, prendere il borsone del cambio, ricordarmi il libretto sanitario, fazzoletti di carta, eventuale acqua, ciuccio per le evenienze drammatiche di capricci incontrollabili, lavarmi, vestirmi, non dico truccarmi perché ultimamente sono così stanca che questo vezzo che ho sempre ritenuto un must prima di uscire di casa, in talune occasioni l’ho abbandonato, mio malgrado, ed il mio specchio non approva…Siamo quasi in orario, la macchina e’ parcheggiata fuori, facciamo due passi ed incrociamo i vicini in giardino con il cagnolino, due chiacchiere volentieri, ma rischio di arrivare in ritardo. “la saluto, eh? Arrivederci”..

Sembra scoppiata primavera, non esco da qualche giorno di casa ed improvvisamente passo dal cappotto al trench? via la sciarpa e via il cappello, accendo l’aria condizionata per rinfrescare un po’ l’abitacolo. In qualche minuto arriviamo.

La sala d’attesa dello studio e’ un luogo dal quale Liam non si staccherebbe mai: la cucina in miniatura ed un piccolo forno, libri e costruzioni, peluche, giochi lo tengono impegnato in attesa del nostro turno. La cucina e’ la sua preferita: tra bricchi e piattini e forno si diletta, apre e chiude lo sportello del forno giocattolo ed io mi diverto a guardarlo giocare.

Tocca a noi, una ragazza dai capelli lunghi rossi ci accoglie, mi è’ molto simpatica, non solo per i capelli rossi, ma anche per questo sorriso così giovane e spensierato da ricordarmi i miei vent’anni (che non ho più s’intende..). Apriamo la porta, Liam sorridente con uno dei bricchetti in mano entra speranzoso di trovare la dottoressa, ma, trovandosi di fronte il pediatra, si arresta e il sorriso svanisce. Tenero, per incoraggiarlo ad entrare gli ricordo che dobbiamo chiedere qualcosa al dottore. Ma Liam ha perso la parola. ammutolito, un sorriso a denti stretti. Sale sul lettino, e mentre mugugna, cerco di tranquillizzarlo: “allora, Liam, ti ricordi, cosa dovevi chiedere al dottore?”

Il pediatra Lo visita, controlla le orecchie, la bocca e dice:” allora, sentiamo un po’, cosa mi volevi chiedere?… Vediamo, vuoi sapere come si chiama il mio cavallo?”

Io e Liam basiti, ma come, ha letto nel pensiero?

Questa risposta ed un bel disegno a penna di un cavallo con il suo nome fatto davanti ai suoi occhietti incuriositi, hanno finalmente, dopo ben due anni e mezzo, fatto avvicinare Liam al suo medico.

Un cavallo li ha messi in sintonia.

Liam adora i cavalli.

Liam ora adora il suo pediatra.

Fattoria Pasque'

8 marzo

Auguri a tutte le donne.

Auguri a mia Mamma, innanzitutto, e alle sue sorelle, perché oggi e’ la prima festa della donna senza la loro mamma.

Auguri a tutte le donne della nostra famiglia, giovani e meno giovani.

Auguri alle mie amiche, sposate, single, divorziate, vedove. Ognuna di loro avrebbe una storia interessante da raccontarvi.

Auguri a tutte voi, amiche che mi seguite.

Donne, felici o alla ricerca della felicità, che portano il proprio sorriso in giro per il mondo anche quando dentro qualcosa non va, instancabili nei mille ruoli che la vita di donna porta con se’.

Niente dolci in forno per me oggi, sono reduce da un week-end iniziato la notte tra venerdì e sabato in bianco, stavolta il virus gastro-intestinale ha bussato alla porta di Liam e lo ha colto nel pieno della notte per consumarsi nell’arco di una giornata, per fortuna. Oggi l’ometto sta meglio, mangia senza problemi ed è ritornato alla sua vitalità di sempre.

Avrei tanto desiderato preparare una bella Mimosa, paradossalmente la prima vera torta che ho imparato a fare, a vent’anni, grazie ad una mia cara zia che, a quel tempo, abitava al piano di sopra.

Vi lascio ugualmente con dei dolcetti, ma non preparati da me.

Il Muffin mimosa preparato dai bimbi del Nido venerdì

Immagine del Nido
Immagine del Nido

Muffin Mimosa

 

Preparato dai Bimbi Tosti al nido
Preparato dai Bimbi Tosti al nido. (Immagine del Nido)

La tavola e la colazione che mi hanno accolto stamattina in cucina quando io e Liam ci siamo svegliati:

Sorpresa stamattina
Sorpresa stamattina

Una graditissima sorpresa, una bella coccola preparata da mio marito che e’ andato in pasticceria mentre noi ancora ce la dormivamo..

Vi lascio con un immagine catturata al Mercato degli agricoltori di Finale Ligure, in occasione della nostra gita del 15 febbraio scorso: un enorme fascio di Mimose, il suo tenue profumo, la delicatezza di questo fiore che al contempo e’ un robusto albero che cresce con fioritura rigogliosa e generosa quando e’ nel suo habitat naturale.

Mimose