Settembre: ricomincio da…

Settembre.

E’ sempre il mese che adoro. Si riparte dopo la pausa estiva, nuovi progetti, nuovi stimoli, nuove idee, nuovi propositi. Un po’ come quando saluto il nuovo anno, il primo di gennaio, come se quella data potesse racchiudere tutti i migliori auspici e i più grandi progetti di un anno intero.

Cosi, riposati, abbronzati, arriviamo al dunque: darsi la spinta per ricominciare, e ributtarsi a capofitto nel tran tran quotidiano, nei ritmi vorticosi fatti di orari, traffico, impegni, lavoro, feste di compleanno, commissioni da fare, e tutto ciò che questo comporta.

E così, riposata da una settimana di mare, in ammollo nelle calde e trasparenti acque della Sardegna, ritorno ai miei viaggi quotidiani che mi vedono attraversare avanti e indietro la dogana italo-svizzera.

Dopo aver sentito parlare per molti anni del “trenino” che collega in soli dieci minuti il tratto di strada che, in macchina, attraverso in quaranta minuti e più, ho deciso di dimezzare il mio tempo trascorso in auto, arrivando fino al confine, e parcheggiando l’auto, come numerosissimi frontalieri già fanno tutti i giorni, per poi costeggiare il lungofiume a piedi, attraversare la dogana a piedi, fino ad arrivare alla prima stazione del treno svizzero, che effettua tutte le fermate, arrivando così a cinque minuti di strada dal mio ufficio.

Dopo sei anni di pendolarismo italo-svizzero, in auto, opto per una, si spera, migliore soluzione. I lati positivi non sono certo da sottovalutare:

  1. cammino di più: l’auto e’ comoda, ti porta ovunque, a due passi da tutto. Ma le mie gambe e le mie caviglie ne sanno qualcosa…camminare però per un quarto d’ora al mattino, un quarto d’ora al pomeriggio..sì certo è poco, molto poco, ma rispetto a zero sento riattivarsi la circolazione e le mie gambe che mi ringraziano per questa inaspettata sorpresa;
  2. sono subito fuori, all’aria aperta: sembrerà strano, ma ora, tutte le volte che lascio l’ufficio nel pomeriggio e termino la mia giornata, posso godere della luce e dell’aria, cosa che non avvertivo quando, uscendo dall’ufficio, mi rintanavo subito in macchina per un’altra ora, arrivando ormai a tardo pomeriggio a casa. COsteggiare il lungo fiume, per poi vedere il lago, godere del sole caldo o della brezza estiva pomeridiana ha effetti benefici sul mio umore;
  3. posso rilassarmi dieci minuti (il tempo del tragitto in treno) e godermi il panorama lacustre dal finestrino, settembre regala ancora giornate meravigliose;
  4. Posso curiosare ciò che mi circonda, dalla gente come me che si reca al lavoro, ai ragazzini di scuola media che affollano i vagoni al mattino, i loro comportamenti, il treno e’ un mezzo che sin da ragazzina mi divertiva per la molteplice varietà di personaggi che l’affollano.

Improvvisamente, mi ritrovo con gli occhi di una “turista”, e non di una pendolare

Trenino

Dal finestrino, ciò che vedo ricorda la Svizzera che ho in mente, quella che ho visto a Berna, stradine e piste ciclo-pedonali, zone residenziali a portata d’uomo, casette e villette immerse nei giardini, Mountain bike e caschetto. Ponte Tresa, Caslano, Magliaso, Agno, Serocca, Bioggio e viceversa..Dopo sei anni di viaggi in autostrada da Mendrisio a Lugano Nord, oppure sulla Cantonale da Ponte Tresa a Bioggio dove in lunghe code ammiravo la colonna di auto, davanti a me solo traffico, smog e auto, mi ritrovo ora a fare un percorso diverso nei paesi, che è quello che attraversa il trenino locale arancione, che ha anche una bocca che sorride disegnata sul primo vagone e che, quando sei in macchina e lo incroci a Caslano fa un po paura, perché sembra ti venga addosso, la strada a doppio senso di circolazione è stretta ed in più, su un lato, corre il binario…ed il trenino…puntuale, come un orologio svizzero.

Ma che dico, puntuale come un treno svizzero che parte controllando l’orario su di un orologio svizzero.

Resta l’incognita pioggia e freddo.

Vi saprò dire..

Lungo fiume Tresa

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Donne sull’orlo di una crisi di..shopping: Jimmy Choo

In un venerdì d’ufficio, piuttosto anonimo e leggero, fatto di buon umore che aleggia tra gli uffici e le scrivanie, improvvisamente una notizia, in pochi istanti, fa il giro tra i colleghi durante la pausa caffè di metà mattina: a pochi minuti dall’ufficio, c’è una “svendita” di Jimmy Choo…

Inutile dire che tra noi donne la curiosità è diventata improvvisamente impellente, l’imperativo categorico e’ esserci a tutti i costi; mentre tra gli uomini qualche dubbio e qualche sguardo interrogativo serpeggiava: chi è Jimmy Choo? Che cosa fa? SCarpe, borse o altro? Mentre le colleghe si stavano già organizzando per trascorrere la pausa pranzo all’insegna dello shopping da “dive”, i colleghi ancora dovevano indagare il genere, per capire se ne valesse oppure no la pena. E così, grazie a zio Google e alle migliaia di immagini sul tema, tutti capiscono il genere: parliamo di scarpe da donna tacco 12, e qualche volta anche 15 e 17, con plateu, pailettes, fantasie maculate e tanta eccentricità: insomma, parola d’ordine “Scarpe eccentriche”.

A parte che dire ad una donna che è in corso una svendita di scarpe equivale a renderla felice per una settimana…un po’ come per le borse: aprite la scarpiera di una donna e si aprirà un mondo..scarpe per ogni evenienza, scarpe alte, tacchi a spillo, tacchi larghi, basse, ballerine, di vernice, di camoscio, di pelle, di ogni colore per ogni ricorrenza, e poi scarpe sportive, snickers, da ginnastica per andare a camminare e da ginnastica per andare a correre, da ginnastica a scarponcino, oppure da ginnastica con la zeppa, stivaletti genere unisex, stivaletti con tacco a stiletto e poi stivali, bassi da cavallerizza oppure eleganti di pelle o di camoscio.

Vogliamo parlare dei sandali!? Qualcuno ha detto sandali? Ma gioiello oppure alla schiava (tutti intrecciati, come li indossavano gli antichi romani)? Con il tacco supersexy oppure rasoterra completamente aperti? E vogliamo spendere due parole per la scarpa modello “Chanel” (chiuse davanti ed aperte dietro), e per le “tip toe” (chiuse ma aperte in corrispondenza dell’alluce)? Con plateau oppure senza? Bianchi di giorno d’estate, neri di sera…una scarpiera non può bastare..

Detto ciò, tutte pronte per organizzare la pausa pranzo in trasferta shopping e partecipare a questa favolosa svendita “family and friends”, in un favoloso hotel sulle rive del lago, in zona Lugano Paradiso. Una bella giornata di sole, a dieci minuti dall’ufficio, ci ricordiamo tutti che abbiamo il privilegio di lavorare vicino al centro, seppur i nostri uffici e tutta la zona di Lugano nord sia in fondo così diversa dal centro della città e dalla bellissima zona del lungolago. Dopo aver parcheggiato, abbiamo una piccola passeggiata a piedi tra le vie che arrivano sul lungolago.. Incrocio anche Matteo Pelli di Radio3i lo riconosco, e, come fosse un amico di lunga data, lo guardo e gli dico “c’è il Matteo Pelli!”, impossibile non sentirmi, eccolo che educatamente si volta e saluta con un “Ciao!” . Chissà perché ascoltando giornalmente il suo programma radiofonico tutte le mattine, mentre da brava pendolare macino i miei cinquanta chilometri, mi sembra di conoscerlo personalmente, manco fosse un amico di famiglia…

Ci siamo, entriamo, borse al guardaroba.

L’eccitazione sale mentre le scale ci conducono alla sala riservata all’evento.

Donne ovunque.

Sedute, in piedi, accovacciate.

Quelle fortunate hanno trovato una sedia, un po’ un stile, con la seduta in vellutino, e provano una ventina di paia di scarpe a testa, nella speranza di fare l’affare, ai loro piedi le scarpe scartate vengono raccolte da altre donne con l’occhio assassino, alla ricerca della scarpa della vita da mostrare all’amica al ritorno a casa. Quelle in piedi sono, come me, tutte intorno a questi tavoli disposti lungo le pareti dove paia e paia di scarpe incellophanate campeggiano, tacchi all’aria, in attesa che mani avide di shopping afferrino il numero giusto e trovino, con altrettanta fortuna, il gemello per aggiudicarsi così la tanto desiderata coppia di scarpe griffate..perché, ahimè, non è poi così scontato trovarne un paio accoppiate e dello stesso numero…almeno non a quest ora..eh no…troppo facile! Quelle accovacciate, cercano, senza farsi notare, senza dare troppo nell’occhio, la scarpa dell’anno, fantastica, ma la posizione scomoda non consente di provare agevolmente il modello con tacco vertiginoso con collo del piede tremendamente alto…sfidando le leggi  della fisica, assumendo le posizioni più assurde ci si prova e si riprova la scarpa sperando, un po come nella favola di Cenerentola, che il nostro piede normale entri in una scarpa particolarmente “affusolata”.

La vera svendita da “family and friends” è quella in cui la bravura della donna in preda ad una crisi da shopping deve essere in grado di riconoscere l’articolo “glamour” in mezzo alla confusione di donne che ti strapperebbero di mano ciò che hai pur di portarlo a casa, alla mole di articoli ed oggetti che inizialmente erano in bella mostra e che dopo l’arrivo dell’orda scalmanata, l’ordinata esposizione di oggetti inizialmente “glamour”, ricercati e fashion diventano né più né meno che una massa indistinta di cose, un po come quando vai al mercato, con tutto il rispetto per il mercato, che io adoro, peraltro!

Niente borse, solo scarpe, sandali, stivali. Ovunque. Inizia la caccia al tesoro.

Jimmy Choo

Scarpa da gran soiree con tacco vertiginoso, ma dal colore sobrio.

Jimmy Choo

Belle! Ma perché non le hai comprate? “Era il 41”..

Scarpa dal colore shock per una seratina sul Red Carpet, in compagnia dell’attore belloccio del momento..non si sa mai, sempre meglio essere pronti per un’evenienza simile. Per la scarpa destra e’ disponibile il vostro numero e per la scarpa sinistra…buona caccia al tesoro!

Jimmy Choo

Scarpa da Pretty woman

Scarpa dal “vorreimanonposso”

Scarpa da “collezionesuperatanonpossovenderlainnegozio”… Tranquillo, signor Jimmy Choo, non piace più neanche a noi, riportala pure in magazzino.

Ti serve il 38? Per un quarto d’ora, trovi solo scarpe 36, 40 e 41…Il 39? La destra c’è, la sinistra non si trova…insomma, la sensazione è proprio quello: una svendita che dura tre giorni, al secondo giorno ci sono solo le scarpe un po’ particolari, i numeri più strani, i colori più improbabili…del modello che ti piace non esiste il tuo numero, dei modelli che non metteresti neanche sotto tortura tutta la scelta del mondo…

Jimmy Choo

Zitta zitta, quatta quatta, senza dare nell’occhio, con passo felpato mi avvicino ad uno stivaletto quasi indossabile, di pelle nera, attenzione e’ mio numero, il 39, però ha una zeppa non indifferente, ma il modello è carino…dove sarà la scarpa sinistra…mi aggiro inconsolabile, ma ancora speranzosa, tra le scarpe spaiate che invocano aiuto e chiedono di ritornare negli scatoloni, piuttosto che rimanere ancora lì..ed ecco che ..

Bingo!

Ho trovato la gemella, si, possono andare.. Ma non le provo. In piedi non le provo, e non c’è neanche una sedia…ok, le pago e vado. LE mie colleghe nel frattempo sconsolate decidono di uscire a mani vuote. Troppo caos, modelli un po’ troppo “eccentrici”…

I prezzi delle scarpe, qui, sono pari al 10% del loro valore sul mercato, per questo Pensavo anche i miei stivaletti….invece no, costano…un po di più. Diciamo un centinaio di franchi non preventivati…

Ma come ? Chiedo conferma del prezzo…”Signora, gli stivaletti rientrano nella categoria boots, quindi costano xxx franchi, anziché xx”.

“Capisco”. E in fondo penso che non li ho neanche provati.

Ma la tentazione e’ troppa, li compro a “scatola chiusa”, senza provarli…o la va o la spacca..e speriamo in bene! Non è per me, credetemi…con tutti i grandi nomi di pelletteria e di scarpe che abbiamo in Italia, la cui produzione è peraltro concentrata nelle Marche..No, non è per me, ma per il mio armadio. Sarà orgoglioso di avere parcheggiate al suo interno l’ennesimo paio di scarpe “vorreimanonposso”, inutilizzate per mancanza dei seguenti fattori:

  1. Desiderio di indossarle
  2. Motivazione per indossarle
  3. Occasione per indossarle
  4. Luogo giusto per indossarle, soprattutto se in compagnia di Liam

La prima ed ultima volta che ho indossato un paio di sandali Gucci tacco 12 e’ stata ad un matrimonio, nella mia vita “ante-Liam”: ricordo ancora la strada dall’auto alla chiesa, sembrava un percorso ad ostacoli, compreso di pavé duro e scivoloso, ad alto rischio slogatura caviglie…ho cercato disperatamente un appiglio per tutto il tragitto, un braccio al quale attaccarmi, per cercare di mantenere un equilibrio, seppur precario ma ammetto che il desiderio di toglierle, sul più bello, e’ stato forte.

Da quando sono “mamma”, e da quando i chiletti in più non mollano la presa, poi, le scarpe con i tacchi alti sono diventate una sorta di “collezione”: son li, che mi guardano dal mio armadio, in attesa di essere utilizzate, nella giornata utopicamente “ideale” che probabilmente non è più neanche conciliabile con le esigenze che si hanno quando hai un maschietto di quasi quattro anni che quando meno te lo aspetti, si lancia con forza verso le tue gambe, aggrappandovisi e mettendo a dura prova l’equilibrio precario che solo un bel paio di scarpe con tacco 12 sanno darti.

E ripenso alle star di Holliwood che sfilano sul red carpet con le loro bellissime e paillettate scarpe Jimmy Choo, ondeggiando qua e là e penso che, in fondo, certi abiti giocoforza richiedono certe scarpe, e che le stesse scarpe, viste al di fuori del loro contesto, appaiono, per i comuni mortali, un po’ “eccentriche”, quasi “démodé ” e, alla fine, ridimensioni il nome, il prestigio, la griffe, la pubblicità.

Tra le nuvole

Ieri ho trascorso la mia mattinata lavorativa fuori dall’ufficio, lontana dalla mia scrivania e dal mio Pc.

Lontana dall’open space.

Ho trascorso la mattinata tra le nuvole.

In volo, tra le nuvole

Il mio lavoro d’ufficio, una volta, nella mia vita precedente (prima che nascesse Liam), mi portava ogni tanto all’estero, saltare su un aereo e raggiungere alcune destinazioni per parlare di lavoro. Da quando è nato Liam, ho ridotto al massimo questi viaggi in aereo, riducendomi a spostarmi solo per necessità personali, ritrovandomi a saltare su un aereo, mio malgrado, per motivi familiari, da sola, per ben due volte quest’anno, a febbraio per l’ultimo saluto alla mia cara nonna, a settembre per accorrere in ospedale al ricovero di mia zia che si è poi spenta al mio rientro a casa.

Lavorare in una compagnia aerea e’ anche questo, salire sull’aereo che i nostri passeggeri prenotano e scelgono, trovare colleghi a bordo come equipaggio, vedere l’altra parte della compagnia; per chi, come me, ha principalmente, un lavoro d’ufficio, la normalità e’ relazionarsi con i dipartimenti interni alla compagnia, dal commerciale e customer relations, all’amministrazione, la manutenzione, il Flight Ops, il marketing, human resources, training, security, quality, Ground Operations…. Ma uscire da quella porta, salire sull’aereo e’ la migliore occasione per vedere la compagnia con gli occhi da passeggero.

Etihad regional

Mi è sempre piaciuto volare, da quando presi il mio primo volo a diciotto anni in occasione di una vacanza studio: ritrovarmi dopo poco più di un’ora a Londra, città che avevo sempre adorato, mi era parsa una gran bella invenzione.

L’occasione mi è stata data grazie a questo evento creato dal nostro ufficio Marketing che ha organizzato un “volo panoramico” a bordo di uno dei nostri aeromobili Saab 2000 da 50 posti, che da Lugano ci ha portati fino a Ginevra per poi ritornare a Lugano, un volo di circa quarantacinque minuti, promozionale, con il quale abbiamo sorvolato il lago Maggiore e le isole Borromee, il Lago d’Orta, il Cervino, il Gran San Bernardo. A bordo l’equipaggio e’ composto da colleghi che sono anche amici, la mia cara amica e collega Maura, insieme a Valentina, volto della campagna pubblicitaria della nostra stessa compagnia, ci accolgono con ampi sorrisi.

 

La giornata e’ abbastanza bella, ma non tersa, il cielo tende a rannuvolarsi, soprattutto in direzione Ginevra.

Siamo in quota e sotto di me, a strapiombo, le rocce erose dal tempo e dagli agenti atmosferici, immensi crateri, vette innevate. Sulle Alpi, coltre di nubi. E tra le nuvole, qua è la, squarci, aperture tra cui spiccano le montagne. Improvvisamente il sole si apre un varco tra le nuvole bianche inondando di luce il panorama soffice come batuffoli di cotone.

Penso per un attimo che è qui che volano i miei Angeli, i miei affetti che quest’anno mi hanno improvvisamente lasciato.

E ancora campi e boschi verdi, mentre il Comandante, dal cockpit ci informa che a causa delle condizioni meteo non proprio favorevoli, stiamo cambiando rotta, secondo le indicazioni dei controllori di volo dì Ginevra e Zurigo. Dal finestrino, colline verdi pochi agglomerati urbani, sparsi qua e la, all’orizzonte la catena delle Alpi innevate.

Avevo proprio dimenticato quanto adorassi il volo.

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Blue Monday e Blue week

Altro che Blue Monday del 19 gennaio…settimana scorsa e’ stata una blue week, una settimana intera di blue mood.

Una cosa e’ certa, non mi capacito di come i miei giorni volino via, altro che diario, questo sembra più una Moleskine, una di quelle però dove ad ogni pagina corrisponde una settimana intera, perché tempo per aggiornare questo mio bel diario a volte proprio non ce n’è, malgrado tutti i miei buoni propositi. E quindi, più che un diario, diventa un riassunto degli ultimi…dieci giorni? I miei ricordi non vanno molto lontani, posso arrivare al massimo a undici giorni fa, ma ha ancora un senso raccontarlo?

Certo e’ successo di tutto, non consideriamo che io sia stata dal parrucchiere a godermi due ore di relax grazie alla necessità di fare il colore, si tratta si’ di un evento, ma non così importante; anzi, ormai e’ un appuntamento fisso mensile, grazie all’aiuto dei nonni che fanno una visita extra al nipotino, consentendomi così di rincasare un po’ più tardi. Io parlo di eventi seri, storici, eventi che questo 2015 ci sta riservando nei primissimi giorni di un anno nuovo che solitamente carichiamo di grandi aspettative. E dopo essermi goduta un po’ di relax dal parrucchiere e aver fatto qualche giro nei negozi del centro commerciale a caccia di saldi (ammetto, Motivi deve aver finalmente cambiato stilista e collezione perché, dopo anni di latitanza, sono riuscita a rimetter piede in un loro negozio e trovare degli abitini belli e soprattutto a prezzi ragionevoli), Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano firma le proprie dimissioni, dopo due mandati.

A Parigi, e in tutto il mondo, la solidarietà alla rivista Charlie Hebdo fa registrare il boom di vendite ed il primo numero dopo la strage alla redazione va letteralmente a ruba nelle edicole. Improvvisamente la Banca Nazionale Svizzera abbandona il blocco del cambio, ed in poche ore le borse impazziscono, 1 franco svizzero equivale a ben 0,95 euro, contro il precedente cambio fermo allo 0,82. Un vero e proprio terremoto.

Sono giorni di grandi cambiamenti. Mentre la notizia serpeggia tra i colleghi in ufficio, il tam tam diventa sempre più serrato e nell’arco di una settimana il franco svizzero vale quasi quanto un euro. E mentre succede tutto ciò, squillano i nostri cellulari, quelli delle “mamme what’s up”, le mamme amiche che cercano di vedersi qualche volta anche al di fuori del nido; la parola magica e’ “Merendiamo?”, ovvero, ci ritroviamo a casa, i bimbi fanno merenda e noi facciamo due chiacchiere?

Non e’ facile trovarsi ed organizzare, ognuno ha i propri impegni, ma appena possibile cerchiamo di vederci. Questa volta, parliamo ormai di dieci giorni fa, ho voluto ricambiare la generosità di Manu che apre sempre la sua porta della sua splendida casa a questo gruppetto di bimbi “duracell”, impazienti di provare ogni singolo gioco del padrone di casa di turno. Le nostre chiacchiere sono inframmezzate da rimproveri atti a contenere l’inarrestabile energie dei bimbi, pronti a litigare per salire sulla gru alta come loro o salire in sella alla moto senza pedali. A questo giro, il gioco più gettonato, tra il marasma a disposizione, e’ stato un piccolo registratore di cassa rosso, conteso per tutto il tempo dai piccoli ospiti. Di corsa, una piccola spesa in pausa pranzo per succhi, ovetti con sorpresa e chiacchiere svizzere di Carnevale, torta allo yogurt preparata la sera prima. Liam e’ così elettrizzato dall’avere i suoi amichetti a casa e chiede di ascoltare il CD con le canzoncine preferite. Prima che inizi, scopriamo che Chicco adora “Cicale” e la sa cantare: non possiamo resistere, tutte insieme intoniamo “delle cicale, cicale cicale cicale… E la formica che invece non Cicale mica..automobili telefoni tv, nella scatola del mondo io e tu, per cui la quale Cicale Cicale Cicale!!!!!”. Ok, va bene, lo so, non avrei dovuto scriverlo, ma ammetto che per quei due minuti, ci siamo divertite come matte, mentre Chicco sembrava sorpreso nel constatare che ben quattro mamme conoscevano la sua canzone preferita!

Tornando alle cose serie, così noiose, il venerdì sembrava non arrivare mai, e poi mi ritrovo dritta dritta in una una mattinata di traffico bloccato, io e la mia stanchezza; distratta frugo più volte nella mia borsa e rischio di tamponare un tir enorme svizzero tedesco. Mi calmo e mi concentro, anche se John Denver e la sua “country Roads, take me Home, to the place I belong…” di certo non aiutano a restar svegli. Arrivo trafelata in ufficio, un’ora dopo, e mi vedo costretta a saltare la pausa per cercare di recuperare il tempo perso in coda. La giornata vola comunque, e sulla strada di casa, prima della dogana, l’effetto del cambio impazzito fa chiudere le saracinesche a molti uffici di cambio che, evidentemente, si ritrovano senza contanti per l’assalto.

E’ arrivato il week-end ed ho mille cose da fare, per fortuna. Eccezionalmente farò io la spesa con Liam (adora far la spesa seduto nel carrello, ma questa e’ una bella routine che ha con il suo papà), torniamo a casa, pranziamo, e mentre Liam fa il suo riposino pomeridiano, mi accingo in fretta e furia a preparare la cena per i miei cugini, in visita da queste parti per qualche giorno. Voglio pensare a tutto, dall’antipasto al dolce, solitamente mi aiuta mio marito, ma oggi lavora per cui me ne occupo io. Appena arriva a casa però, scappo con Liam e facciamo visita ad una coppia di amici con bimbo, ha poco più di un anno: sai quelle cose che pensi di organizzare subito e poi non c’è mai occasione per farle? Dato che ognuno ha i propri impegni, questo lieto appuntamento e’ stato involontariamente posticipato di volta in volta dalla nascita del bimbo fino a settimana scorsa: meglio tardi che mai, e comunque penso che come al solito le cose avvengono sempre tutte insieme. Di corsa in macchina, trascorriamo un paio d’ore con questo cucciolo, mamma mia, mi sembra di rivedere Liam l’anno scorso, ma ormai lui e’ già grandicello; i due ometti fanno amicizia, i giochi sono il punto di incontro. Il tempo di un te’ e poi si rientra a casa, dove ci aspettano tutti per cena!

Ammetto di essere un po’ stanca, riguardo ciò che ho preparato per cena e penso:” ma son stata proprio io?”, allora ripenso a quali vitamine avessi preso a colazione perché mi conosco, tendo a stancarmi abbastanza velocemente, ma nonostante tutto, sabato non sentivo la stanchezza. Liam e’ stato in compagnia di suo cugino, più grande di lui, e per questo anche così interessante: “guarda quante cose sa fare!”, avrà pensato tra se e se, ad esempio, sa salire le scale come fa la mamma, in piedi, e senza appoggiarsi al muro, mentre io salgo i gradini a gattoni. “No, mamma, paccio io”, mi dice fiero di se’, quando cerca di imitare il suo cuginetto, salendo le scale come fanno i grandi. Crostata Marmorizzata Nutella e Mascarpone

E mentre ci gustiamo il dolce, Crostata Marmorizzata Nutella e Mascarpone, gli ometti di casa giocano e terminano la serata sul lettone, guardando “il Gatto col Cappello”. E’ tempo di andare, saluti e baci, con l’augurio di vedersi presto, possibilmente al mare, ed ecco che mi risveglio ed è già Domenica.

Liam non vuole uscire, piange e non vuole cambiersi, lavarsi, farsi prendere: inizia una domenica coi fiocchi!

Abbiamo appuntamento con gli zii per una gita fuori porta in uno di questi villaggi outlet che tanto adesso van di moda. Ma non ne vuol sapere. Capricci a go-go. Il fascino degli zii e’ tale che come per magia Liam si convince e, nella speranza di uscire ed andare a cercare le macchinine di Cars, ecco che si prepara.

LA giornata merita, non ricordavo ci fosse anche un angolo giochi con gli specchi deformanti, una Peppa Pig ad altezza bimbo, Alice nel paese delle meraviglie.

E’ tempo di shopping, finalmente un po’ di saldi, riusciamo addirittura a stufarci da quanti negozi ci sono.

Ed eccoci al cosiddetto Blue Monday 19 gennaio, che pare sia stato definito come il giorno più triste dell’anno per una serie di motivi. Per me e’ stato un blue Monday e blue Tuesday …e insomma, anche tutti gli altri giorni della settimana sono stati molto blue, a casa con Liam ammalato, il nido decimato da bimbi con influenza.

I Primi due giorni della settimana tra febbre, fosse e raffreddore, il rientro in ufficio a metà settimana quasi fantozziano: dopo una notte trascorsa in bianco con Liam che non riusciva a dormire, in ufficio sembra esserci l’altra “blue week” ad attendermi: caso urgente da gestire e risolvere del passeggero super arrabbiato che invia e-mail a tutti gli indirizzi dell’azienda così da assicurarsi di avere risposte più celeri, un meeting con tutto lo staff indetto dal CEO per comunicazioni importanti, in pausa pranzo al supermercato mi si strappa il piumino a causa di una sporgenza metallica che fuoriesce dalla cassa, mi fanno compilare un modulo secondo il quale verrò contattata dall’assicurazione.

Nel frattempo inizia a nevicare…Esco in ritardo di mezz’ora e scappo a prendere Liam al nido; penso che una tappa in erboristeria sia d’obbligo: e’ tempo di ricominciare con la mia cura di integratori vitaminici….

E intanto il paesaggio cambia, la neve si posa sui tetti, sulle vigne ticinesi e sugli alberi spogli, l’atmosfera in ufficio e’ cambiata, il blue mood di lunedì si e’ esteso a tutta la settimana, dal meeting poche notizie, poco confortanti, accompagnano tutti ad un venerdì poco interessante, comunque sempre pieno di cose urgenti da fare, di problemi da risolvere, di passeggeri in cerca di risposte.

La pausa pranzo ed un bellissimo sole mi regalano un po’ di tregua a spasso tra gli allestimenti di primavera, colori, fiori, Cupcake e stile vintage anni 50 rallegrano un po’ l’atmosfera.

Torno in ufficio. Non c’è tempo per preoccuparsi, non c’è tempo per i dubbi, bisogna agire. Il mio telefono ha deciso di squillare dopo le tre del pomeriggio, quando solo mezz’ora mi separa dal fine settimana. Non posso non rispondere, e faccio tardi, posticipo l’uscita ed avviso il Nido, perché non solo sto uscendo tardi, ma essendo venerdì, come al solito, troverò coda e tanto traffico.

Ma il mio piccolino mi corre incontro, ancora un po’ di tosse, ma e’ riuscito a superare la settimana, nonostante fosse iniziata terribilmente in salita.

In auto

Per chi, come me, macina chilometri su chilometri con la propria auto tutti i giorni, l’abitacolo diventa una seconda casa.

Trascorrere in media tre ore al giorno in auto, ritrovarsi in coda quando meno te lo aspetti, dover ingannare il tempo “rubato” al tempo libero, mi hanno convinto a rivedere il concetto di auto.

Innanzitutto, non devono mancare, in borsa, crackers, mentine o caramelle, bottigliette d’acqua.

Non sai mai quanto tempo trascorrerai in coda, nonostante l’abitudine, nessun viaggio, anche se percorri lo stesso tragitto, e’ uguale: ogni giorno, qualche novità.

Mai azzardarsi a fare affidamento sulla spia della riserva, quando questa si accende, il mio primo pensiero è’ “dove sarà la pompa di benzina/diesel più vicina?”. Regolarmente, tengo d’occhio la situazione durante la settimana, poi, come per magia, al momento opportuno mi dimentico di fare il pieno: et voila’, la spia si accende nel bel mezzo dell’ingorgo.

SallyRadio sempre accesa, playlist o Varietà di CD a disposizione della mia musica preferita.

Una penna e la mia agenda: bloccata in coda, senza speranze che il traffico si sblocchi, prendo appunti,  la mia lista di cose da fare si allunga inesorabilmente.

La pending list è’ tanto più lunga, quanto più tempo rimarrò in coda. anche perché, avendo sempre meno tempo libero, c’è molto meno tempo per smarcare dalla lista le cose che dovrei/vorrei fare: insomma, una vera frustrazione.

Cellulare ed i-pad: guai a rimanere isolata, caricabatterie rigorosamente sempre inserito, cellulare sempre sotto carica, non vorrei rimanere con il cellulare scarico proprio quando potrei averne bisogno per avvisare che sono in ritardo. Cellulare ed I-pad quando sono ferma bloccata in coda aiutano a mantenere le relazioni con il resto del mondo, cosa che durante il resto del giorno è praticamente impossibile fare. Non solo, ti consentono di immortalare momenti unici, il panorama circostante, o, cose bizzarre che semplicemente vuoi catturare con una fotografia. Negli anni in cui condividevo il viaggio in auto con alcuni colleghi (il cosiddetto car-sharing o car-pooling, ne ho viste di ogni: dall’anziano ottantenne che scorrazza su una vecchia jeep militare decappottabile in una tiepida giornata di ottobre, ad un auto che pubblicizzava uno zoo di una cittadina svizzera con tanto di alligatore gonfiabile, dimensione reale, sopra il tettuccio della macchina, a quella volta in cui, in coda, dal bagagliaio dell’auto davanti a noi fuoriusciva abbondantemente un liquido schiumoso: birra.

Trousse di trucchi a portata di mano: un must have per eccellenza della mamma che non ha abbastanza tempo è’ il porta-dischetti togli smalto di KIKO Milano, quando, ferma e sconsolata, in attesa che si sblocchi il traffico, noto con sommo stupore che il mio smalto si è consumato, quasi evaporato, chissà quando, chissà perché, allora bisogna correre ai ripari: dischetti per togliere i residui di smalto, fazzoletti di carta per asciugare la patina oleosa che si forma, smalto trasparente o neutro con asciugatura rapida (seppur in coda e ferma, non c’è tempo da perdere, e non si può correre il rischio di rovinare l’unica passata di pennellino!).

Portamonete, portafoglio sempre a portata di mano, telepass fissato al parabrezza.

Rossetto a portata di mano: quando sono bloccata in coda, ormai sono uscita da casa da almeno un’ora e del rossetto o lipgloss, neanche più l’ombra (ammesso che mi sia ricordata di metterlo, nella fretta).

Copertina, ciuccio di scorta, zainetto con cambio pannolini di Liam per il pomeriggio, quando torno dal lavoro e vado a prenderlo, non si sa mai, potrei non tornare a casa direttamente.

Passeggino nel bagagliaio.

Arriva l’inverno, le gelate sono più ricorrenti, soprattutto quando esco al mattino trafelata di corsa e vado a prendere la macchina al parcheggio: lo spray per de-icing e’ un valido alleato, in alternativa sempre un raschietto nella tasca laterale della portiera, dopo che, presa alla sprovvista, una mattina non ho avuto altra scelta che utilizzare il mio badge per togliere la patina di ghiaccio dal parabrezza.

Borsetta con le scarpe di ricambio: se decido di indossare una scarpina elegantina al lavoro, magari con un po di tacco, non farò tutto il tempo a guidare con i crampi, ma le mie mitiche “ballerine” renderanno il viaggio molto meno stancante.

Tutte le altre cose “obbligatorie” (documenti, triangolo, giacca, etc) ormai sono quasi dimenticate in auto, fanno parte, diciamo così, dell’arredamento.

Ho dimenticato qualcosa?

Halloween e il “ciuccio-nanna”

Sembra proprio che con la festa di Halloween non si riesca ad instaurare un feeling. Prima che arrivasse il piccolino (“mamma, io grande!”), pensavo che in fondo noi italiani adoriamo fare festa a tal punto da fare nostre anche le feste degli altri, come la notte delle streghe, il 31 ottobre, festa di Halloween, molto sentita e festeggiata negli Stati Uniti. Con gli appuntamenti fissati dal nido durante l’anno però ci abbiamo preso gusto, quindi, quando si parla di feste, si mettono da parte le vecchie opinioni pur di far contenti i nostri piccoli e soprattutto festeggiare in compagnia, uscendo dal tran tran quotidiano che ci vede correre tra casa e lavoro. L’anno scorso Liam aveva poco più di 15 mesi ed ero pronta a questa festa, ricordo di aver comprato un cappello nero di feltro da strega ed un cerchietto con fantasmini, ma qualche giorno prima della festa eccoci alle prese con l’influenza. Liam frequentava il nido da soli due mesi e ogni due settimane qualche acciacco e qualche malanno lo costringevano a casa.E così la prima festa di Halloween del nido l’abbiamo trascorsa a casa. Questanno promette bene, niente malanni, toccando ferro ovviamente. Penso anche a come potremmo vestirci tutti e tre per la festicciola, corro a recuperare qualche altro cerchietto buffo, non si sa mai. Penso anche ai dolcetti, ma le formine per biscotti a forma di zucca o fantasmini proprio non riesco a trovarli: li ho cercati troppo tardi e nei posti sbagliati. Ma non importa, farò a meno, quante cose posso fare senza le formine… Mi porto avanti Giovedi sera, preparando la frolla per i biscotti. Poi penso, potrei fare una piccola crostata utilizzando sempre la pasta frolla. Idee poche, in compenso molto confuse. Credo sia il finire della settimana che mi confonde le idee, tutto sembra più difficile. Lascio quindi i biscotti senza decorazioni, e termino la piccola crostata. E’ la più brutta che io abbia mai fatto in questi ultimi mesi. Ho capito, lascio da parte tutto. Ci penserò domani al ritorno dall’ufficio. E’ venerdì 31, una giornata di fuoco, seppur affrontata con tanti buoni propositi. In pausa pranzo ho deciso di andare al supermercato a comprare la pasta di zucchero, troverò così il modo di decorare questi biscottini per la festa. Il lavoro mi risucchia e non mi accorgo che si sta facendo tardi, per la seconda volta in una settimana esco tardissimo dall’ufficio e so che arriverò tardissimo al nido. Sono agitata, spengo il computer, sistemo la scrivania, prendo la giacca, saluto tutti e auguro buon week-end e lascio di corsa l’ufficio. Salgo in macchina e penso che devo subito chiamare al nido per avvisare: ” sono la Cri, sto uscendo adesso dal nido!”, “dal nido?!! Tranquilla Cri ho capito, sei uscita adesso dall’ufficio, stai tranquilla, ti aspettiamo”. Ecco, con tre parole in croce sono riuscita a far capire quanto sono “in aria”. Colpa anche di quel simpaticone con cui ho parlato prima al telefono, a volte certe persone più le tratti gentilmente più si manifestano maleducate: l’Italia del “lei non sa chi sono io”, di chi si sente potente, ha amici in vista e li utilizza per fare leva. Insomma, la solita solfa per fare pressione psicologica sul proprio interlocutore. Cerco di non pensarci, ho tanta strada da fare e sono in ritardo. Certo, però, che coda, siamo quasi fermi già qui…brutto presentimento, un gran traffico pre-Halloween mi aspetta, il punto è’.. Quanto ci impiegherò a tornare a casa? tutti in giro, o meglio tutti in coda, ovunque. Varco la soglia del nido ben oltre le 17.30, Liam e’ l’ultimo ad andar via oggi. Mi sento tremendamente in colpa.  Devo imparare a non sforare con l’orario, poteva andare peggio col traffico. Ci precipitiamo a casa, abbiamo poco tempo, la festa inizierà alle otto. Devo finire i biscottini e poi dobbiamo prepararci e il tempo non basta mai. Certo, con i minuti contati non è’ facile utilizzare per la prima volta la pasta di zucchero..ci litigo un po’ e alla fine riesco ad inventarmi ed improvvisare qualcosa. Non sono bellissimi, ma sono carini, forse con Halloween ho proprio feeling, non mi sento molto ispirata, visti i risultati. La tensione e’ a mille ho quasi finito, è’ ora di prepararci. Forza Liam, andiamo a prepararci, è’ ora di andare alla festa. In mezz’ora dovremmo fare ciò che usualmente facciamo in due ore: prepararci, un’ora a testa, una per me e una per Liam…anzi no, dieci minuti per me ed il resto per Liam: perché prepararlo equivale a corteggiarlo, riuscire a distrarlo da ciò che sta facendo per cambiarlo, lavarlo, vestirlo. Sorride sotto i baffi, che non ha, sgattaiola da tutte le parti, sembra una piccola anguilla, non vuole farsi prendere, non vuole farsi cambiare e tutto il resto,questo mio piccolo ricciolino, e sembra già sapere che, da quella porta, in realtà non usciremo.. Mio marito ancora non arriva ed e’ quasi tempo di uscire..Saranno già tutti arrivati, la musica sarà già alta, mancheremo solo noi? Siamo in ritardo..improvvisamente mi sento addosso tutta la frenesia di questa lunga giornata e un po’ di ansia mi assale…Molto candidamente, mi guarda e con fare molto pacato mi dice: “Mamma, buio…” …ma tesoro, i tuoi amici ti aspettano, facciamo una festa tutti insieme, dai che andiamo a cambiarci! “Mamma, ciuccio e nanna”. Parte il mio primo messaggio via Skype disperato alle amiche mamme:siete già li? Liam e’ ko, non veniamo… Inutile chiamare, pensavo, nel bel mezzo dei festeggiamenti chi sentirà il telefono? La più dispiaciuta di casa sono io. La festaiola di casa, diciamo. a questo punto penso anche che papà e figlio si somiglino molto, solidali sul divano. La verità e’ molto più semplice: la sveglia di Liam di ogni giorno non è per niente generosa, poiché segue la mia. Alle 6, già in piedi. E il venerdì, arriva stra cotto. Mio marito crolla quasi subito, anche lui stanco dopo una bella settimana, Liam pacifico col suo ciuccio che va su e giù e la sua copertina. Io sconsolata, guardo i miei patetici biscottini e la crostata alla marmellata di lamponi più brutta del secolo e penso che ho accontentato mio figlio, ma che avrei proprio avuto voglia di fargli vivere questa bella festa insieme agli altri bimbi, e di vivere io stessa una bella serata nel suo genere divertente, certo spensierata, con un gruppo di mamme che ormai sono anche amiche. E da vere amiche, mi hanno aspettato per ben tre quarti d’ora, mi hanno chiamata per chiedermi dove fossi e a festa terminata, mi hanno mandato un messaggio: “Cri, ci siete mancati!”… Anche voi! Ci siamo persi un pezzetto di storia di questo anno di Nido, una piccola tessera del mosaico. “Mamma, e’ buio…..” IMG_2162.JPG

La vita e’ adesso..

Chissà’ se anche voi ricordate questa lunga canzone di Claudio Baglioni.

Lunga, piena di parole, frasi poetiche ma anche realiste.

la vita è adesso
nel vecchio albergo della terra
e ognuno in una stanza
e in una storia
di mattini più leggeri
e cieli smarginati di speranza
e di silenzi da ascoltare
e ti sorprenderai a cantare
ma non sai perché
la vita è adesso
nei pomeriggi appena freschi
che ti viene sonno
e le campane girano le nuvole
e piove sui capelli
e sopra i tavolini dei caffè all’aperto
e ti domandi certo
chi sei tu
sei tu che spingi avanti il
cuore ed il lavoro duro
di essere uomo e non sapere
cosa sarà il futuro
sei tu nel tempo che ci fa più grandi
e soli in mezzo al mondo
con l’ansia di cercare insieme
un bene più profondo
e un altro che ti dia respiro
e che si curvi verso te
con un’attesa di volersi di più
e non capir cos’è
e tu che mi ricambi gli occhi
in questo istante immenso
sopra il rumore della gente
dimmi se questo ha un senso
la vita è adesso
nell’aria tenera di un dopocena
e musi di bambini
contro i vetri
e i prati che si lisciano come gattini
e stelle che si appicciano ai lampioni
milioni
mentre ti chiederai
dove sei tu
sei tu che porterai il tuo amore
per cento e mille strade
perché non c’è mai fine al viaggio
anche se un sogno cade
sei tu che hai un vento nuovo tra le braccia
mentre mi vieni incontro
e imparerai che per morire
ti basterà un tramonto
in una gioia che fa male di più
della malinconia
ed in qualunque sera ti troverai
non ti buttare via
e non lasciare andare un giorno
per ritrovar te stesso
figli di un cielo così bello
perché la vita è adesso
è adesso
è adesso

La vita e’ adesso, e’ quello che sto vivendo in questo istante, ora.

Sulla base di questa idea, quanto e’ accaduto nel corso della settimana, e’ già passato.

Fa già parte del mio passato, intendo.

E’ il motivo per cui, a volte, con grande frenesia, voglio scrivere un post, su quanto mi accade. Perché so che, passato il momento, quanto mi è’ accaduto suona già di vecchio e superato.

Un po’ come le notizie, no? Si susseguono con un ritmo serrato e vertiginoso, l’indomani, la notizia del giorno precedente e’ già superata.

Mi sento così, quando, per mille motivi, non posso prendere la mia penna e scrivere. Ma non posso più di tanto prendermela, ovviamente, se non scrivo e’ esclusivamente per due motivi:

  1. Sono troppo stanca per farlo, ho magari messo a nanna Liam e, insieme a lui, mi addormento pure io…

  2. E’ troppo tardi per scrivere, diciamo che è’ notte fonda e quindi per recuperare un po’ di energie, e’ cosa buona e giusta riposare, dormire, quindi spegnere la luce dell’abat jour sul comodino e scollegarsi dal resto del mondo.

Perché, contrariamente a ciò che si possa pensare, non ho proprio il tempo materiale per scrivere durante il giorno: quando Liam chiude i suoi bellissimi occhioni per dormire, arriva il mio momento relax, qualcuno legge, qualcuno scrive, qualcuno dorme, qualcuno va a ballare, qualcuno esce con gli amici…

Insomma, ognuno di noi ha il proprio relax.

Una volta, per me, il mio relax era il mio pianoforte:

image

ora e’ li che mi guarda e, spesso impaurito, spera che non mi sieda, soprattutto se nei paraggi c’è anche Liam…teme per le sue bellissime corde e non posso dargli torto. Certo, se tornassi indietro, acquisterei quel fantastico “silent” system, che ti consente di suonare e di ascoltarti in cuffia, senza disturbare nessuno. Il che sarebbe stato l’ideale dato che il tempo a disposizione per poter strimpellare ancora qualcosa andrebbe dalle 21.30 in poi… In fondo, la tradizionale “sordina”, il pedale che sta in mezzo, tra gli altri due, non rende così piacevole il suono del pianoforte, e sembra sempre di dover schiacciare i tasti con molta più forza di quanto in realtà non si desidera fare quando si suona un valzer di Chopin.

Quando capitano questi periodi in cui passa anche più di una settimana senza riuscire a mettere mano alla penna, non mi resta che prendere appunti, giorno per giorno, di alcuni aneddoti che vorrei raccontare, perché, oltre al fatto che accadono tante cose, c’è anche il problema che tendo a dimenticarmele, queste “tante” cose che accadono: la notizia del lunedì non e’ più interessante, il venerdì. E, attenzione, nonostante gli appunti, non ricordo neanche la parola chiave che ho segnato: ma perché ho scritto “altalena” sull’agenda? Ecco, non me lo ricordo più…

Forse chi e’ mamma di un bimbo vivace ed ha una vita mediamente frenetica, può capirmi (qualcuno dica di si, vi prego… ): tenere a mente tutto diventa pressoché impossibile.

Ho imparato ad essere più metodica e a segnarmi le cose da fare. Ho imparato però anche a rileggere le liste di cose che ho segnato, altrimenti annotarle e basta non serve.

Banale, vero? Sembra, ma non lo è.

Lunedi e’ sempre il giorno più lungo della settimana, lavorando fino a tardi, arrivo molto stanca, il traffico delle cinque e mezza del pomeriggio e’ talmente intenso che arrivo a casa alle sette, varco la soglia di casa, Liam mi corre incontro, i miei mi raccontano in due minuti come e’ andata una giornata intera, mentre io, nelle orecchie, e nella testa, ho ancora il rumore del mio diesel scoppiettante e rumoroso. Spesso, il lunedì e’ il giorno in cui Liam e’ più agitato ed eccitato di tutta la settimana, e, come e’ capitato, più sono stanca io, più lui non ha sonno.

Niente nanna? Dalle nove alle undici, due ore di tentativi vani per farlo addormentare, salvo poi arrenderci inesorabilmente alla sua richiesta accorata tra le lacrime di scendere in sala e stare sul divano. Dove poi, dopo soli cinque minuti, si e’ addormentato pacificamente.

A volte ci si ostina con dei “no” che non portano a nulla. Salvo poi sentirsi inadeguati per non aver “capito” la richiesta del proprio bimbo.

Mentre le notizie su ebola e gli errori presunti dell’organizzazione mondiale della sanità si susseguono durante la settimana, martedì mattina mi ritrovo nel bel mezzo dell’attualità ticinese: vengo fermata in dogana per un veloce sondaggio in corso sulla mobilità in Canton Ticino: guardo l’orologio e si’, sono in ritardo, anche se mi chiedi cinque minuti, il fatto solo di dover accostare mi sembrerà un eternità…

“A che ora parti?”

“A che ora inizi a lavorare?”

“comune di residenza?”

“dove sei diretta”, per lavoro?”

“quante volte alla settimana fai questo tragitto”

Ecco che posso ripartire, sono quasi le otto e mezza e mi mancano circa quaranta minuti di strada, lo sapevo, stamattina sono partita troppo tardi, ormai preventivare un’ora e quaranta minuti per il tragitto di 53 km, pare non sia più sufficiente…

Martedì pomeriggio, invece, mi riserva un episodio alquanto curioso: sono in coda alle quattro del pomeriggio…Ancora? Ma ce n’è sempre una? si va a passo d’uomo e lentamente si sorpassa un’auto che va a cinque all’ora, tocca a me superare e non so se ridere o cosa: un’auto, il cofano tutto aperto, il vecchietto alla guida che si sporge dal finestrino quanto più possibile per vedere la strada e guidare in queste condizioni.

Qualcuno lo ferma e gli chiede per favore se non c’è un altro metodo più sicuro per lui ed il prossimo per arrivare a destinazione?

E’ una bella giornata, calda. Arrivo al nido a prendere il mio campione: “mamma!! Mamma mia!”.

Non possiamo non cogliere l’occasione al volo, il tempo e’ bello e allora andiamo al parco, dove lui si diverte con alcuni dei suoi compagni di nido, e con il bel gruppetto di “mamme toste” trascorriamo qualche momento piacevole e di allegria. siamo diventate amiche, e questo e’ molto bello, rivederci mette tutte di buon umore..

Mercoledi: la mattina non si preannuncia particolarmente positiva, in una delle zone più pericolose del tragitto che faccio, alla mia sinistra una folla di persone sulla strada, macchine in colonna, un motorino a terra. Riverso sulla strada, con il suo casco, un ragazzo. E’ immobile, una ragazza gli parla, le persone intorno a lui, ho i brividi, piango.

Sono sconvolta, non ho mai visto da così vicino un incidente. Una montagna di pensieri mi si affollano nella mente, mi fermo, serve aiuto? C’è tantissima gente, non serve. Ancora non si vede un’ambulanza, deve essere successo da poco. Penso alla mamma di questo ragazzo, penso alla sua fidanzata o moglie, Spero sia vivo. Le lacrime non si fermano, un magone incontenibile mi annebbia la vista. Ho voglia di casa, ho voglia di stringere i miei affetti, sono sola in macchina e sto andando al lavoro.

Forza, asciuga le lacrime, e vai.

E’ metà settimana, tutto sembra già più semplice, anche se poi non lo è.

Oggi e’ il giorno dedicato al mio appuntamento mensile con il colore della mia chioma…accidenti, credo dovrò farmene una ragione: con l’età che avanza, le frequenze dal parrucchiere per il colore aumentano..ed io che pensavo fosse colpa dei nuovi pacchetti promozionali colore (non funzionano bene, questi prodotti!?!).

Una testa nuova, però, in ordine, ti fa sentire meglio. Sarà l’Effetto placebo.

Giovedi: regolarmente tiro un sospiro di sollievo, siamo ad un passo dal fine settimana. Ma un passo lungo, però!

I lavori in corso negli uffici che fino ad ora non ci avevano coinvolto (anzi, erano programmati a metà novembre) improvvisamente arrivano alla nostra porta: “per domani dobbiamo traslocare e lasciare libero questo ufficio, ci spostiamo in quello che sta diventando l’open space.

Quindi oggi scatoloni? Guardo come sono vestita: di nero, così la polvere bianca si intonerà perfettamente, e soprattutto oggi ho stranamente deciso di indossare le scarpette col tacco: l’ideale per fare su e giù dal magazzino…

Pronti via: il nostro mini gruppetto di volontari si organizza e svuota armadi e prepara scatoloni. La priorità del giorno.

Corro al nido a prendere Liam: “mamma gelato!”

“Certo tesoro, ne voglio uno anch’io, dopo tutto me lo merito”!!

E’ arrivato il mitico venerdì..Si avvicina il fine settimana.

L’ufficio dove ho lavorato per quattro anni e’ vuoto. Ora le nostre scrivanie sono tutte in Open space: tutti i muri che c’erano sono stati abbattuti. I lavori non sono ancora finiti, e tra operai, muratori, elettricisti che girano, lavoriamo alle nostre nuove postazioni con la polvere che aleggia ancora nell’aria.

Sembra così strano: c’è un’aria quasi di festa, dev’essere la novità, tutto così diverso. Inutile dire che la mattinata vola e mi ritrovo di nuovo davanti alla porta del nido a suonare il campanello per correre incontro al mio piccolino…”Mamma, io grande!”.

Corriamo a casa, stasera le mamme si trovano al nido per preparare il Mercatino di Natale che si terrà il prossimo 30 Novembre.

Il nido avrà una propria bancarella dove verranno esposti questi lavoretti fatti dalle mamme e dalle educatrici.

Preparo dei biscottini, ho proprio voglia di condividere con tutte un dolcetto e perché ogni volta, questa e’ la seconda, e’ come ritrovarsi tra amiche di lunga data: si parla del più e del meno, e poi si da spazio alla creatività: decorazioni, ghirlande, alberelli di Natale, paillette colorate, feltro, nastri colorati, etc.

E’ proprio una bella iniziativa, mariti a casa con i pupetti (così anche loro se li godono un po’) e le mamme che possono dedicarsi, in compagnia, alla creatività: il Natale ormai e’ più vicino di quanto si possa pensare: se penso al centro commerciale dove faccio un giro in pausa pranzo, le decorazioni sono esposte da ormai almeno quindici giorni.

Natale

Ecco che arriva il week-end: sabato di relax casalingo, mestieri a go-go, si torna all’ora solare; e domenica gita fuori porta per visitare la Fiera del Tartufo di Moncalvo: bancarelle di squisitezze Made in Italy, salami, formaggi, miele, cioccolato, torte alla nocciola, boeri, baci di dama, tartufo, focacce, etc. Etc.

Forza, domani inizia una nuova avventura, si riparte da lunedì.

….sei tu che porterai il tuo amore
per cento e mille strade
perché non c’è mai fine al viaggio
anche se un sogno cade
sei tu che hai un vento nuovo tra le braccia
mentre mi vieni incontro
e imparerai che per morire
ti basterà un tramonto
in una gioia che fa male di più
della malinconia
ed in qualunque sera ti troverai
non ti buttare via
e non lasciare andare un giorno
per ritrovar te stesso
figli di un cielo così bello
perché la vita è adesso
è adesso

Un Decennio (2004 – 2014)

Anche se mi si chiudono gli occhi dal sonno, (siamo svegli dalle 4!) devo raccontarvi in breve la giornata di lunedì. Una grande occasione, che ha visto la celebrazione del decennio dalla nascita della compagnia per la quale lavoro, e che, dallo scorso gennaio ha un nuovo brand commerciale, grazie alla collaborazione com una delle Major Airlines del settore.

Il management ha ringraziato tutti i presenti per l’impegno e la dedizione in questi anni nel lavoro svolto, con un lungo discorso che ha visto avvicendarsi i rappresentanti della compagnia nella presentazione di questo lungo ma intenso periodo.

Io conosco solo gli ultimi quattro anni di questa compagnia, nel 2004 infatti lavoravo in un’altra compagnia aerea, italiana, dove sono rimasta fino a circa 4 anni fa. Ma grazie ad un filmato creato per l’occasione, ho rivisto alcuni momenti ripresi negli anni passati, momenti salienti di questa compagnia nell’arco dei suoi dieci anni, in soli dieci minuti di video: musica coinvolgente da colonna sonora di un film d’azione, immagini di aerei in movimento, decolli, atterraggi, equipaggi in partenza, colleghe a bordo, passeggeri, catering, la livrea, gli aeroporti, le collaborazioni, gli eventi pubblicitari, l’acquisizione della Fly Baboo nel 2011, la collaborazione con Etihad il 16 gennaio 2014.

Un meeting particolarmente interessante ed emozionante.

Qualche scatto “al volo”, è proprio il caso di dirlo…

 

 

Linz

Ogni volta che iniziamo le operazioni su un nuovo scalo, il mio capo e il suo vice partono per gli incontri di rito con aeroporto e società di gestione, così da definire tutti gli aspetti collegati alla partenza dei voli.

A questo giro, sono stati a Linz in Austria.

E, oltre ai feedback sugli incontri, i contatti utili che ognuno di noi dovrà utilizzare affinché tutto sia pronto entro la data del primo volo, sono arrivati dei dolci pensieri, le famosissime “Mozart Kugeln”.

…a Linz c’è un bellissimo orto botanico, diversi musei.

Il dolce per tipico e’ la Linzer Torte, che proverò a fare spero a breve.

Nel frattempo ho cercato la ricetta, che dovrebbe essere questa:

Linzer Torte

La Linzer Torte è considerata la torta più antica del mondo, essendo nominata per la prima volta già nel 1653. Comunque è rimasto un segreto sia l’inventore (o inventrice) sia chi le diede il nome. La prima ricetta si trova sul libro di cucina Buech von allerley Eingemachten Sachen, also Zuggerwerckh, Gewürtz, Khütten und sonsten allerhandt Obst wie auch andere guett und nützlich Ding etc. risalendo a 350 anni fa.
Già in questo periodo il libro contiene quattro ricette diverse per la torta e la pasta di Linz — prova della grande popolarità e divulgazione di questo dolce nel periodo del barocco!
La differenza alle ricette più recenti è che la torta s’impastò sempre con burro fuso, aggiungendo del burro proprio più tardi. In più la torta venne fatta in scodella, cioè messa al forno in un recipiente d’argento in modo simile alla terrine odierne. Delle spezie se ne parla una sola volta, le mandorle invece fanno parte di tutte le ricette storiche.

 

Ricetta per la Linzer Torte Originale
150 g burro
250 g farina (00)
150 g zucchero a velo
100 g nocciole arrostite
1 uovo
spezie (vaniglia, scorza di limone, cannella, polvere di garofano)
10 g lievito in polvere
300 g marmellata di ribes

Impastate il burro e lo zucchero, aggiungetevi la farina mescolata col lievito, le nocciole grattugiate, l’uovo e le spezie.
Fate riposare la pasta al fresco, dopo mezz’ora ritiratela dal frigorifero e tagliatela in quattro parti. Spianate tre quarti della pasta a circa 1,5 cm di spessore per un diametro di 22 cm, spalmatevi sopra la marmellata di ribes. Il resto della pasta va aggiunto sopra come orlo e a forma di grata. Spalmate la superficie dell’orlo e della grata con un pò di uovo e coprite l’orlo di sottili fette di mandorla. Mettete a forno per 40–45 minuti a circa 190 gradi.
Buona fortuna!

 

 

Una lunga giornata

Sempre tutto di corsa.

Una giornata frenetica che sta per volgere al termine con un rumoroso diluvio universale.

Quasi un monito che ricorda a tutti che oggi è’ venerdì santo.

Partita un po’ in ritardo rispetto all’orario previsto, stamattina ho trovato una serie di automobilisti che non avevano fretta, probabilmente in ferie.

Al lavoro, almeno, Tutto bene?

Si, direi, e’ volata, a parte l’aneddoto di quella signora cilena alla quale sono riuscita a ritrovare il bagaglio presumibilmente smarrito dopo una settimana di ricerche; tutta orgogliosa le scrivo per comunicarglielo e per tutta risposta ricevo un bel reclamo!

Si, perché nell’attesa di ricevere il suo, ne ha acquistato uno nuovo per mettere dentro gli acquisti. In più aveva già un altro bagaglio..morale, si ritrovera’ con 3 bagagli al check-in del volo di ritorno, anziché con due e mi “esorta” a riavviare il suo bagaglio in Cile dopo che è stato  ritrovato a fiumicino(!!) perché non ha nessuna intenzione di pagare extra costi per l’eccesso di peso…..

Beh, forse e’ più comodo recapitarglielo in albergo con il corriere, no? Così lo avrà subito, o quasi..serve la delega e la fotocopia del passaporto per sdoganarlo, chissà se sarà collaborativa almeno domani dato che oggi non mi ha risposto.

Pausa pranzo al centro commerciale vicino all’ufficio per acquistare qualche coniglietto di cioccolato pasquale: che confusione, parcheggio stra pieno, dovevo immaginarlo.

Ma mai quanto la coda per raggiungere la dogana in uscita verso l’Italia questo pomeriggio. Per fortuna, il panorama appaga e distrae, mentre il cielo  si rannuvola ancor di più.

Verso casa
Verso casa

Arrivo finalmente da Prenatal: c’è’ l’assalto, il negozio e’ stato inaugurato ieri ed oggi, in tanti come me, abituati ad andare nel capoluogo di provincia, sono finalmente soddisfatti di avere un punto vendite proprio vicino casa.

Una tentazione unica…come volevasi dimostrare..

La lista si allunga..
La lista si allunga..

torno a casa e ho visite: mio fratello, la fidanzata con il suo nipotino poco più grande del mio piccolino. Timido e schivo, rimane sulle sue, mentre vorrebbe fare amicizia.

Vanno via tutti, anche i miei.

Solito rituale, preparo cena, bagnetto a Liam, suona il telefono:”arrivo più tardi”.

E’ venerdì Santo.

E allora impasto una focaccia semplice semplice. Una parte bianca, l’altra condita con olio e origano, una terza parte con i pomodorini.

 

Da mezz’ora, sta diluviando ..chissà perché mi sembra che ogni anno il venerdì santo ci sia brutto tempo…

 

 

La corsa contro il tempo

imageDi corsa, anche questa mattina.

Sarà l’inverno, il calore del piumone, fatto sta che alzarsi al mattino è sempre un’impresa. La mia “amica sveglia” cinguetta alle 5 e 55. Ho dovuto posticipare l’orario, perché dopo un mese di prova, non sono riuscita mai a svegliarmi alle cinque e mezza,  sistematicamente spegnevo la sveglia per risvegliarmi poi di soprassalto alle 6 e 23.. Saltando con un balzo dal  letto, la giornata iniziava già in salita, per poi uscire di casa un’ora dopo ed andare incontro al traffico congestionato delle città ormai sveglie ed in gran movimento.

Infastidita dal traffico, mi ritrovavo a chiedermi puntualmente il motivo: “non capisco, perché rimango bloccata nel traffico? ”

Ci vuole un bel po’ di organizzazione per prepararsi in tre al mattino ed uscire puntuali da casa.

Innanzitutto, la regola fondamentale e’ portarsi avanti, fare in modo che al mattino sia già tutto pronto. A portata di mano. Dall’abbigliamento del bimbo per il nido (body, tuta, calzini, pannolini, salviettine, creme varie, scarpine), all’abbigliamento della mamma.

Cosa indosserò domani?

Devo sforzarmi a scegliere, io sono abituata a decidere all’ultimo momento, in base al mio umore e al tempo. Apro l’armadio e .. tutto quello che mi piacerebbe indossare non e’ pronto. E’ ancora da stirare. E non si abbina nulla.. ma ancora questi pantaloni ? Devo proprio fare un po’ di shopping. Quando e’ stata l’ultima volta in cui sono riuscita a fare un po’ di shopping per me? Ah si, adesso ricordo, agli anticipi dei saldi invernali, quando ti arriva quel messaggino che anticipa solo per te e pochi eletti gli sconti. Ero da sola, il bimbo  a casa coni nonni, altrimenti sarebbe stato impossibile provare il piumino nuovo.

Se penso a quanto tempo mi dedicavo prima..tempo libero per la cura di me stessa, cyclette leggendo un libro, pianoforte, shopping, dilapidando capitali, a rincorrere l’ultimo paio di scarpe alla moda, abbinandoci la borsa, scegliendo il vestitino carino, quello per andare al lavoro, un po’ formale ed elegante, e l’abitino per le cene con gli amici. Un armadio pieno che tutte le volte mi gridava ” Ehi tu? dove pensi di metterle tutte queste cose? Qui, non c’è più spazio!

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Dall’abbigliamento, alla bellezza (parrucchiere, estetista), ai complementi di arredo per la casa, per poi passare a piatti e pentole, tazzine, tovaglie, ai premi delle carte fedeltà integrando sempre con una piccola spesa..persino i cataloghi  dei premi dei supermercati diventavano irresistibili. Per non parlare delle profumerie, make up, etc..”questa trousse ha proprio i colori di ombretto che mi mancano…” In effetti, è’ già passato un mese da quando sono stata dal parrucchiere; ed ogni volta, organizzare questo momento e’ difficile: se ti appoggi ai nonni, non bisogna dare per scontata la loro disponibilità.

E l’estetista? Ah si, ora ricordo, forse prima di andare al mare…

Per cui è’ diventato un obbligo sapersi organizzare da sole, o approfittare di venti minuti, prima di entrare dal parrucchiere, per riuscire a fare il minimo indispensabile.

Prima che arrivasse il piccolino, l’appuntamento con l’estetista era un piacevole svago, che ricorreva ogni tre settimane. nel budget annuale, c’era anche la voce estetista. in un anno la spesa affrontata per essere sempre in ordine risultava importante.

Ogni volta che c’è occasione per fare shopping penso sempre a lui, al mio bimbo. Torno a casa con sacchetti e sacchettini, ma per me, quasi nulla.

Piove, la folla che si reca di corsa alle stazioni stamattina e’ armata di ombrelli. Tutti colorati, una molteplicita’ di fantasie, a scacchi, scozzesi, a pois, e poi viola, rossi, gialli. Come se ci fosse il sole, nonostante il cielo grigio, questi colori mettono allegria.

E la coda scorre lenta, fino a bloccarsi del tutto.

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imageL’orologio scorre velocemente i minuti e mi preoccupo anche oggi di non riuscire ad arrivare in orario.

Vediamo cosa mi aspetta oggi in ufficio, dunque, nonostante un’ora e mezza di viaggio e traffico, sono pronta per affrontare la giornata lavorativa.

In pausa pranzo penso di portarmi avanti per la cena di questa sera. preparerò il pollo al forno ed ho deciso che faccio un salto al supermercato svizzero che c’è’ vicino al mio ufficio.

Così non dovrò fermarmi dopo il nido a fare la spesa con il piccolino…

Bene, i polli sono tutti interi..ma io non sono capace di pulirli e svuotarli delle viscere per cucinarli! Va be, farò la spesa con il piccolino, dopo il nido.

Ed eccoci nel bel mezzo del pomeriggio, fuori dal supermercato, davanti al carrello: dove ho messo l’euro? Eccolo qui, l’avevo tenuto in tasca per non dover rovistare nella borsa. Non ci credi, incredibile, non riesco a farci salire il mio bimbo. Ma come mai questo sedile sembra più piccolo del solito? Penso che come al solito sono in affanno, stremata dai mille imprevisti. D’accordo, utilizzeremo il carrellino e ti terrò per mano..ed ecco che la passeggiata al supermercato per acquistare gli ingredienti per la cena che ho organizzato si trasforma in un’allegro giro turistico per le corsie, quando finalmente, dopo aver tenuto a bada le grida del piccolino che ha visto la peppa pig tra i giornali, le mille attenzioni a che non afferrasse barattoli di vetro (troppo forte la tentazione, essere lasciato libero davanti allo scaffale dei biscotti..), la richiesta incessante di essere preso in braccio, arriviamo alla cassa.

Davanti a noi una famigliola che sta pagando. Bene, non mi resta che svuotare il carrellino e mettere tutto sul nastro. Ma ecco che il mio piccolo aiutante si oppone e ricomincia a gridare: vuole solo riempirlo, quel carrellino, non svuotarlo!

E adesso? Cerco di convincerlo, ma devo distrarlo, e arriva in soccorso “Santa Peppa Pig”, il suo giornalino catalizza tutta l’attenzione. Finalmente ci siamo, toccherebbe a noi, ma la famigliola e’ ancora li, ferma, con le buste piene e cerca di pagare con dei ticket restaurant che, a quanto pare, non passano. E…udite udite, apprendo in quel momento che la cassiera deve svuotare i due bustdella spesa dei clienti e ribattere tutti i prezzi. La mia pressione sale inesorabilmente, il piumino e la temperatura estiva del supermercato accendono le mie guance dalla tensione. Sto pensando a come fare per tenere tranquillo la mia piccola belva che per ora e’ impegnata a cercare di aprire la confezione che racchiude il giornalino  della Peppa.

Non vedo l’ora di uscire e penso a tutto quello che devo preparare per cena. Ma faro’ in tempo a fare il dolce? Ma si, mamma e papà oggi vengono a trovarci quindi terranno un po’ di compagnia al cucciolo cosi potrò cucinare in tutta tranquillità …anzi, saranno anche in pensiero, dato che siamo ancora qui.

Corri, corri, andiamo a casa..ma che strano! nel parcheggio non c’è’ la macchina di mio padre, dunque non ci sono, nessun aiuto per i preparativi.

Entriamo in casa, e per un attimo so che preparerò la cena per i miei ospiti con il mio bambino che continuera’ a richiedermi di stare in braccio e che, vedendomi iimpegnata, vorrà mille attenzioni.

Ma grazie alla Peppa e poi alla Pippi…beh, riesco a preparare l’antipasto e un bel pollo al forno con le patate.

Per il dolce mi devo arrendere, i tempi non lo consentono. Ma per fortuna, domenica scorsa ho sfornato dolci a go-go, biscottini e brutti e buoni che sono ancora tutti da assaggiare.

Ed ecco che arrivano i miei ospiti e mio marito  dal lavoro.

E’ tutto pronto, un’allegra serata in compagnia, radunati intorno ad una bella tavolata.

E domani e’ un altro giorno.