Congiunzioni Astrali

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Se mi volto indietro a guardare cosa é accaduto nell’ultima settimana, potrei definire il tutto con due semplici parole: Congiunzioni Astrali.

Cielo di marzo

Si, perché ho vissuto un piccolo concentrato di stress che é tuttora in corso con una bella influenza che mi tiene relegata a letto. Dunque, direi che é iniziato tutto mercoledi scorso e, a dire il vero, non vedevo l’ora di pubblicare il racconto di quanto accaduto, ma il tempo é tiranno.

Una pausa pranzo apparentemente tranquilla, trascorsa nel centro commerciale nei pressi del mio posto di lavoro. Trovo una collega, facciamo due chiacchiere, poi andiamo a prendere le macchine, é ora di rientrare in ufficio.

Salgo in macchina, é un forno, é una di quelle giornate in cui il caldo primaverile si fa sentire verso mezzogiorno. Accendo la radio, stanno trasmettendo una delle mie canzoni preferite: Sad Songs di Elton John.

Devo togliere il piumino, fa troppo caldo. Esco dal parcheggio, e mi dirigo lentamente verso l’uscita che ha delle sbarre.

Ho superato delle strisce pedonali e non ci sono pedoni. Improvvisamente, sbuca dalla zona parcheggi un signore, con passo accelerato, sto passando, lo guardo per sincerarmi si fermi, ma lui imperterrito accelera ancor di piu’ il passo, alché freno bruscamente per farlo passare.

Lui non si ferma, arriva sul cofano della mia macchina e si sdraia piegato sopra, mi rivolge uno sguardo cattivissimo, con i due pugni picchia piu’ volte sul mio cofano.

Mi sembra di sentire ancora il rumore sordo di quei pugni, una simulazione in piena regola di un incidente, che non c’é mai stato.

Agghiacciata, impaurita, ho pensato che quest’uomo sdraiato sul mio cofano fosse pazzo.urlo di Munch

Si é rialzato, e se n’é andato imprecando e insultandomi. La gente ferma a guardare.

Io atterrita per un simile comportamento.

Forse il primo caldo da alla testa.

Forse ho sbagliato io?

Andavo cosi piano.

 

mantieni il contatto visivo

La rabbia di quest’uomo credo non fosse per questo singolo evento, mi é parso lo sfogo di un concentrato di una serie di ingiustizie subite, un giorno di ordinaria follia insomma. un giorno di ordinaria follia

Mi guardo intorno e vedo due volti “amici”, due colleghi che mi hanno riconosciuto e sono venuti a sincerarsi che stessi bene. Mi sento un po’ meglio ma sono ancora frastornata. La gente che non ha visto la scena, ma ha sentito quel rumore sordo, mi guarda sconcertata, convinta vi sia stato un impatto.

Come faro’ a ritornare domani in pausa pranzo, pensavo, e se trovo di nuovo questo matto, ho paura. Ma se lo denunciassi? Alla fine avrebbe solo ragione lui, eravamo in un parcheggio con attraversamenti pedonali, d’accordo che lui ne era ben lontano, ma davvero mi sento confusa.

Sono sempre molto prudente in macchina, eppure un bel giorno, spunta un signor vattelappesca che ti scombussola l’esistenza. Quel gesto e’ stato talmente forte che mi ritornano davanti agli occhi le immagini e risento quel rumore sordo.

Ritorno in ufficio, ma in fondo penso che non vedo l’ora di andar via, sono ancora scossa.

Il Canton Ticino e’ una zona tranquilla. Eppure, mi è’ capitata una cosa che in quarant’anni da italiana, a casa mia, non mi e’ mai accaduta.

Arriva Sabato, 8 marzo, festa della donna e ultimo giorno di Carnevale del rito ambrosiano. Siamo euforici, andiamo a vedere i carri a Varese.

E’ una giornata spettacolare e una piccola coccinella spicca tra la miriade di costumi, di apette, tigrottini, giraffe. Un mare di coriandoli per terra, musica, colori, ballerine di samba, carri multicolore.

La coccinella

E’ un gran divertimento nonostante il caos, Liam e’ contento, si stanca talmente tanto che quando arriviamo a casa si addormenta.

Domenica e’ un’altra giornata frenetica e di preparativi: abbiamo appuntamento con una mia collega e il suo bimbo che festeggerà il suo secondo compleanno in una casetta delle feste, nel parco  dello

Zoo di Caslano

L’appuntamento è’ per le due e mezza. Abbiamo un’ora di strada, per cui dobbiamo mangiare in anticipo. Liam fa il suo pisolino e, puntuale, si sveglia a mezzogiorno.

Siamo pronti, in tavola tutto pronto, ma il piccolino non ha fame, vuole stare in braccio ed essere coccolato.

Le coccole, però, durano poco, Liam ha la febbre e…sta male. Fermi tutti, il principino ha detto stop. Ha rallentato la nostra corsa contro il tempo, mi sono dedicata a lui.

Avviso la mia collega che non ci saremo, chiamo la nonna per organizzare l’indomani. Lunedì si torna al lavoro, sono abbastanza tranquilla sapendo che c’e’ la nonna a casa, quando a mezzogiorno squilla il telefonino, in sottofondo il piccolino che strilla piangendo mamma, mamma! …cuore di mamma! esco prima, e alle quattro sono a casa. E’ necessario che stia con lui almeno un paio di giorni, prendo quindi ferie.

E cosa succede dopo 24 ore a stretto contatto? Mi ammalo anch’io, ovviamente..mercoledì relegata a letto con una bella influenza, antibiotico, giramenti di testa. Mia mamma si prende cura di me come quando ero bambina, mio padre mi procura le medicine.

Flue

Torna mio marito dalla giornata lavorativa: “non sto bene”

Stamattina mi sentivo meglio e mi sono alzata. Sorpresa: mia mamma e’ bloccata a letto, mio marito ha l’influenza.

Resiste, per fortuna, mio padre.

Avrei bisogno di una bella vacanza di sano relax.

Influenza in famiglia

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