Ora legale, voglia di uscire

L’impatto con l’ora legale e’ sempre un po’ duro: il primo pensiero e’ “dormirò un’ora in meno, chissà che sonno al mattino…”

Ma, superata questa prima fase di negatività, di letargo invernale dal quale ancora ci sentiamo intorpiditi, si fa spazio pian piano l’idea che avremo molta ma molta più luce nelle giornate di sole, si potrà quindi stare all’aperto nel tempo libero molto di più, si avrà più voglia di uscire e di vivere la natura.

Se poi le previsioni prevedono bel tempo per la prima domenica con l’ora legale, ecco che si cominciano a fare progetti su dove andare, cosa fare.. Così accade che di sabato, mentre si fanno progetti su dove trascorrere la domenica, si ricevono contemporaneamente più inviti da amici, che, come noi, non vedono l’ora di fare qualcosa di “bello”, che faccia stare bene.

L’idea e’ di trascorrere una giornata all’aperto, magari sulla pista ciclo pedonale nei pressi del lago, mangiar fuori e rientrare nel tardo pomeriggio, quando arriva un invito per una grigliata in giardino. Da quattro, diventiamo dieci, più il piccolino…e grigliata sia, che apra le danze di questa stagione, a patto che appena possibile si esca per fare quella tanto agoniata passeggiata!

Dove si va dopo un’allegra grigliata in compagnia? ..a camminare, e tanto, se possibile.

Abbiamo sentito parlare di un posto non lontano da qui, un’azienda agricola che ospita molti animali, per Liam sarebbe divertente e per noi una domenica rilassante.

Ma no, non è uno zoo…

Però, per essere un’azienda agricola, e’ un po’ …originale.. Ettari ed ettari di terreno, verde, piante.

L’Oasi

Reperti storici aeronautici in mezzo al parco, la prima cosa particolarissima che attrae grandi e piccini.

Il volo e’ sempre affascinante…

Ma dove sono gli animali? Poco distante, il primo animale “esotico”, con gli aerei voliamo con la fantasia, restando fisicamente qui, di fronte a noi l’immagine del deserto:

C’è un bel parco giochi per bambini, punti ristoro per rifocillarsi gustando un piacevole gelato.

C’e’ l’angolo degli struzzi:

struzzi
struzzi

Voliamo in America, questi bisonti un po’ mi mettono soggezione:

Bisonti
Bisonti

Asini e asinelli

Asinelli
Asinelli

Nelle voliere, pappagalli, passerottini.

Pappagalli
Pappagalli

E poi coniglietti nani e porcellini d’India.

Papere, pavoni, caprette.

Ma l’attrazione incredibile di questo posto, e’ una sola..o meglio, sono cinque…

 

E’ la prima volta che vedo le tigri dal vero in vita mia.

Non ricordo se da piccola, al circo, io abbia mai avuto il piacere di vedere questi felini.

Sono in parte terrorizzata (nella mia mente le migliori scene di film catastrofici che si possano mai pensare, potrei proporre io una bella storia a qualche regista in crisi d’ispirazione), in parte impietosita da cotale fiera, la più grossa, credo sia la madre, che, incessantemente, fa il giro del perimetro a sua disposizione, guardando al di la del vetro questi potenziali “bocconcini” che urlano, scalpitano e si appoggiano a questo muro trasparente, che separa la libertà dalla cattività.

Ma in fondo, non è detto che da questa parte non ci sia allo stesso modo cattività, noi tutti nella nostra gabbia, dorata, della nostra presunta “libertà”.

Sopra di loro una rete metallica che trasmette corrente elettrica.

Porte e portoni blindati.

Il loro ruggito e’ un suono sordo. Un qualcosa che ti angoscia, no, non è un documentario di Quark o National Geographic. E’ un’enorme gabbia.

Chissà cosa pensano mentre ci guardano inconsolabili? “Prima o poi ve magno..”

Se da un lato vedere animali esotici dal vero e’ molto affascinante ed è  un’opportunità per chi non avrà occasione di visitare un parco naturale o fare un safari in Africa, una vera e propria attrazione per grandi e piccini con le loro bocche spalancate dallo stupore, dall’altro e’ bestiale tenere in gabbia fiere e animali che dovrebbero vivere da tutt’altra parte, nel proprio habitat naturale.

Al di la delle mie ataviche fobie, il posto e’ grandissimo e molto accogliente. Il pomeriggio e’ volato, nel vero senso della parola e la nostra fantasia ci ha portati in luoghi lontani che speriamo di poter vedere con i nostri occhi prima o poi.

Congiunzioni Astrali

Se mi volto indietro a guardare cosa é accaduto nell’ultima settimana, potrei definire il tutto con due semplici parole: Congiunzioni Astrali.

Cielo di marzo

Si, perché ho vissuto un piccolo concentrato di stress che é tuttora in corso con una bella influenza che mi tiene relegata a letto. Dunque, direi che é iniziato tutto mercoledi scorso e, a dire il vero, non vedevo l’ora di pubblicare il racconto di quanto accaduto, ma il tempo é tiranno.

Una pausa pranzo apparentemente tranquilla, trascorsa nel centro commerciale nei pressi del mio posto di lavoro. Trovo una collega, facciamo due chiacchiere, poi andiamo a prendere le macchine, é ora di rientrare in ufficio.

Salgo in macchina, é un forno, é una di quelle giornate in cui il caldo primaverile si fa sentire verso mezzogiorno. Accendo la radio, stanno trasmettendo una delle mie canzoni preferite: Sad Songs di Elton John.

Devo togliere il piumino, fa troppo caldo. Esco dal parcheggio, e mi dirigo lentamente verso l’uscita che ha delle sbarre.

Ho superato delle strisce pedonali e non ci sono pedoni. Improvvisamente, sbuca dalla zona parcheggi un signore, con passo accelerato, sto passando, lo guardo per sincerarmi si fermi, ma lui imperterrito accelera ancor di piu’ il passo, alché freno bruscamente per farlo passare.

Lui non si ferma, arriva sul cofano della mia macchina e si sdraia piegato sopra, mi rivolge uno sguardo cattivissimo, con i due pugni picchia piu’ volte sul mio cofano.

Mi sembra di sentire ancora il rumore sordo di quei pugni, una simulazione in piena regola di un incidente, che non c’é mai stato.

Agghiacciata, impaurita, ho pensato che quest’uomo sdraiato sul mio cofano fosse pazzo.urlo di Munch

Si é rialzato, e se n’é andato imprecando e insultandomi. La gente ferma a guardare.

Io atterrita per un simile comportamento.

Forse il primo caldo da alla testa.

Forse ho sbagliato io?

Andavo cosi piano.

 

mantieni il contatto visivo

La rabbia di quest’uomo credo non fosse per questo singolo evento, mi é parso lo sfogo di un concentrato di una serie di ingiustizie subite, un giorno di ordinaria follia insomma. un giorno di ordinaria follia

Mi guardo intorno e vedo due volti “amici”, due colleghi che mi hanno riconosciuto e sono venuti a sincerarsi che stessi bene. Mi sento un po’ meglio ma sono ancora frastornata. La gente che non ha visto la scena, ma ha sentito quel rumore sordo, mi guarda sconcertata, convinta vi sia stato un impatto.

Come faro’ a ritornare domani in pausa pranzo, pensavo, e se trovo di nuovo questo matto, ho paura. Ma se lo denunciassi? Alla fine avrebbe solo ragione lui, eravamo in un parcheggio con attraversamenti pedonali, d’accordo che lui ne era ben lontano, ma davvero mi sento confusa.

Sono sempre molto prudente in macchina, eppure un bel giorno, spunta un signor vattelappesca che ti scombussola l’esistenza. Quel gesto e’ stato talmente forte che mi ritornano davanti agli occhi le immagini e risento quel rumore sordo.

Ritorno in ufficio, ma in fondo penso che non vedo l’ora di andar via, sono ancora scossa.

Il Canton Ticino e’ una zona tranquilla. Eppure, mi è’ capitata una cosa che in quarant’anni da italiana, a casa mia, non mi e’ mai accaduta.

Arriva Sabato, 8 marzo, festa della donna e ultimo giorno di Carnevale del rito ambrosiano. Siamo euforici, andiamo a vedere i carri a Varese.

E’ una giornata spettacolare e una piccola coccinella spicca tra la miriade di costumi, di apette, tigrottini, giraffe. Un mare di coriandoli per terra, musica, colori, ballerine di samba, carri multicolore.

La coccinella

E’ un gran divertimento nonostante il caos, Liam e’ contento, si stanca talmente tanto che quando arriviamo a casa si addormenta.

Domenica e’ un’altra giornata frenetica e di preparativi: abbiamo appuntamento con una mia collega e il suo bimbo che festeggerà il suo secondo compleanno in una casetta delle feste, nel parco  dello

Zoo di Caslano

L’appuntamento è’ per le due e mezza. Abbiamo un’ora di strada, per cui dobbiamo mangiare in anticipo. Liam fa il suo pisolino e, puntuale, si sveglia a mezzogiorno.

Siamo pronti, in tavola tutto pronto, ma il piccolino non ha fame, vuole stare in braccio ed essere coccolato.

Le coccole, però, durano poco, Liam ha la febbre e…sta male. Fermi tutti, il principino ha detto stop. Ha rallentato la nostra corsa contro il tempo, mi sono dedicata a lui.

Avviso la mia collega che non ci saremo, chiamo la nonna per organizzare l’indomani. Lunedì si torna al lavoro, sono abbastanza tranquilla sapendo che c’e’ la nonna a casa, quando a mezzogiorno squilla il telefonino, in sottofondo il piccolino che strilla piangendo mamma, mamma! …cuore di mamma! esco prima, e alle quattro sono a casa. E’ necessario che stia con lui almeno un paio di giorni, prendo quindi ferie.

E cosa succede dopo 24 ore a stretto contatto? Mi ammalo anch’io, ovviamente..mercoledì relegata a letto con una bella influenza, antibiotico, giramenti di testa. Mia mamma si prende cura di me come quando ero bambina, mio padre mi procura le medicine.

Flue

Torna mio marito dalla giornata lavorativa: “non sto bene”

Stamattina mi sentivo meglio e mi sono alzata. Sorpresa: mia mamma e’ bloccata a letto, mio marito ha l’influenza.

Resiste, per fortuna, mio padre.

Avrei bisogno di una bella vacanza di sano relax.

Influenza in famiglia