Crostata con confettura di arance, mandarini e clementine

 

Crostata agli agrumi

Domenica ho finalmente assaggiato la confettura di arance, mandarini e clementine preparata da mia zia.

La stessa zia che prepara quella strepitosa marmellata di Limoni di Costa d’Amalfi.

La “piccola” di casa, colei che ha vissuto con nonna per tanti anni, accudendola giorno per giorno con la sua famiglia.

“L’orto di Luca”, ovvero il nome delle preparazioni di marmellate, conserve etc. fatte con le sue dolci manine non potevano non essere dedicate al nipotino Luca.

Il mio pensiero non poteva che andare li, volando sopra gli Appennini, fino ad arrivare al mare, appoggiandosi sui dolci colli costellati di terrazzamenti di limoni.

Crostata agli agrumi

La base per la crostata e’ sempre questa di Pasta Frolla

Una volta ritirata la pasta frolla dal frigo, stesa la pasta nella tortiera e bucherellato il fondo, ho cosparso con la gelatina e ricoperto con cuori ritagliati da un panetto di pasta frolla tenuto da parte.

In forno a 180 gradi in modalità statico per circa 13 minuti.

La dolcezza della confettura e la nota un po’ aspra degli agrumi ben rappresentano i sentimenti contrastanti che provo in questo periodo.

La crostata del cuore.

Crostata agli agrumi

 

Crostata agli agrumi image

 

Crostata di agrumi

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Alla fattoria

Trascorrere il pomeriggio all’aria aperta e in fattoria a contatto con gli animali mi ha aiutato a svagarmi.

Fattoria Pasque'

La settimana e’ stata dura: l’atmosfera in ufficio e’ radicalmente cambiata, dopo i licenziamenti formalizzati circa dieci giorni fa, si respira un clima molto teso e triste, per il dispiacere di non condividere più il lavoro e la giornata lavorativa con alcuni colleghi che hanno già dovuto lasciare l’azienda, o semplicemente per il fatto che molti di loro stanno trascorrendo il periodo di preavviso in ufficio, lavorando. Non e’ più come prima.

Mi manca in particolare un’amica, oltre che collega. Le pause caffè e le pause pranzo trascorse insieme a parlare dei nostri bimbi, i consigli reciproci, la puntatina ai grandi Mazzini a caccia di sconti o di saldi, tutto sempre e solo per i nostri bimbi. C’è di buono che, trattandosi di un’amica, abbiamo modo di vederci e sentirci anche fuori. Ma lavorare sapendo che non è più fisicamente in azienda con me, mi rende triste.

Mi sono sentita un po’ frastornata, nonostante come sempre le cose da fare fossero molte e molto impegnative.

Il ricordo di nonna e’ molto forte. Come sei anni fa, in occasione di un altro evento triste, mi sono riavvicinata, musicalmente parlando, ad un gruppo che ho conosciuto per la prima volta a diciassette anni grazie ad una audio cassetta regalatami a quel tempo da un conoscente di allora. Sul lato A, il “The Best” degli Eagles, sul lato B “The dark side of the Moon” dei Pink Floyd”. Grande musica, indiscutibile. In questa settimana, nei miei lunghi viaggi casa-ufficio, gli Eagles mi hanno tenuto compagnia con tutto il repertorio. Non so spiegare, ma come nel 2009, le loro canzoni, in modo particolare, hanno alleggerito quel senso di vuoto, donandomi un po’ di serenità, quell’incedere un po’ country di alcune canzoni come Take it Easy (che adoro e che canto parola per parola come una scema), un po’ melodiche come New Kid in town, tralasciando magari qualche pezzo rock and roll, come James Dean, le passo tutte in rassegna e mi ritrovo a cantare I can’ tell you why, One of these nights, Peaceful easy feelings, Tequila Sunrise, Heartache Tonight. Ho anche pensato che probabilmente il motivo di questa serenità stia nel fatto che queste canzoni mi hanno accompagnato da quel lontano ’89 per moltissimi anni, quindi le emozioni che mi trasmettono sono ciò che ho vissuto, sono parte di me.

Cosi quindi come accaduto durante la settimana di non avere molta voglia di fare grandi cose, oggi pomeriggio, subito dopo pranzo, non ero neanche molto in vena di uscire. L’iniziativa di andare alla Fattoria Pasque’ con Liam per vedere gli animali e’ stata tutta di mio marito, una bella scelta, nonostante i due maschietti di casa si stessero organizzando per andare senza di me!

A parte l’odore che per me e’ sempre un po’ nauseabondo, nonostante tutti dicano che faccia bene alla salute, per il resto e’ stato piacevole ritornare. Si tratta di una grande fattoria, con grande spazi aperti, dove si possono vedere la a, struzzi, pecore, capre, oche, volatili, un grande allevamento di mucche, i cavalli, gli asinelli.

Fattoria Pasque'

Liam si e’ divertito come un matto a dare il fieno a pecore e mucche. Era proprio a suo agio.

Fattoria Pasque'

Una bella area giochi con scivoli ed altalene, casette di legno, ed  una giostrina per i bambini.

Sono uscita di casa arrabbiata col mondo, ci sono ritornata serena.

Fattoria Pasque'

 

Tramonto a colori

 

Questa volta non so proprio da dove cominciare.

Se dalla fine o dall’inizio. Tante sono le emozioni che provo e che come in un turbinio inarrestabile si sono avvicendate in questi giorni. A volte penso che non succeda niente per anni interi, e poi, in un giorno, accade tutto, quasi come se il tempo volesse recuperare improvvisamente se stesso, e la tua vita ne e’ in mezzo.

Non so se iniziare dalla tensione che ha avviluppato i miei pensieri per almeno due mesi sul lavoro a seguito della volontà dell’azienda, ufficializzata poco prima di Natale, circa la necessità di procedere ad una ristrutturazione aziendale, o a quello che ne è conseguito questa settimana con ventotto licenziamenti.  Vedere colleghi-amici essere convocati a colloquio per poi lasciare le proprie postazioni vuote, il dispiacere di vedere andar via persone valide con cui si è lavorato, persone appunto, non numeri, con la loro esperienza, il proprio bagaglio culturale ed umano. Fino all’ultimo, chiederti se toccherà anche a te questa sorte.

Non lo so perché in fondo, forse, e’ passato tutto in secondo piano nel momento in cui è squillato il telefono e dall’altra parte mia madre piangendo cercava di dirmi che Nonna si era spenta e lei stava già preparando le valigie per partire verso Minori.

Non so da dove cominciare, anche se in fondo temo di averlo fatto, perché esprimere questo dispiacere e questo dolore non è per niente semplice. Nessun distacco lo e’. Ma la difficoltà che provo in questo momento e’ dipanare i pensieri che si aggrovigliano nel tormento di chi vive lontano da una persona cara e pensa sempre di avere il Tempo a propria disposizione, pensa di avere il controllo e di poter decidere quando e’ il momento giusto per fare alcune cose. Non e’ così. Speriamo sempre di avere una seconda possibilità, o di rimandare ad altro momento, perché noi riteniamo di non avere tempo. Che errore tremendo. Che supponenza. E’ la mia, del tutto inconsapevole ed involontaria, nel volersi convincere che questo non sia il momento giusto.

La verità e’ che non c’è nulla di più importante nella vita degli affetti e la famiglia e’ al primo posto, con i suoi valori.

Non posso far altro che ricordare i momenti più belli trascorsi con Nonna, a Minori, nonostante vivessi lontana mille chilometri. Le estati trascorse durante l’infanzia e la gioventù a casa di Nonna hanno creato questo rapporto indissolubile nel tempo, nonostante poi raggiunta l’età dei vent’anni, avessi deciso di allontanarmi verso altri luoghi, mancando per molti anni, nonostante la distanza, nonostante i mille motivi che, anno dopo anno, mi hanno condotto altrove. L’affetto e l’amore per una persona e’ qualcosa che ti porti dentro, ovunque tu vada, per mare o per monti, e ti accompagna negli anni. Nonostante Alzhaimer, Nonna si e’ aggrappata alla vita con tutta la forza che la contraddistingue, con la vitalità, la sua risata riecheggia ancora nei miei ricordi, il suo sorriso generoso, le sue mani grandi, il suo incedere claudicante, la sua corporatura, la sua determinazione, la sua generosità. Prima che si ammalasse, ricordo che, in occasione di una breve vacanza, dormii con lei nel lettone; avevo ventisette anni, i suoi ricordi della sua storia d’amore con nonno erano a quei tempi ancora vivissimi, le sue parole erano sincere e aperte, come fossi una sua amica di lunga data, non sua nipote. Pensavo, tra me e me, che in fondo Nonna si stava raccontando nel suo essere donna, come me.

Si e’ spenta Nonna, la Mamma di mia Mamma. E’ questa parola, così ricca d’amore, che ritorna. Una mamma, innanzitutto, certo d’altri tempi, tempi duri, con cinque figli, un marito ed un giardino di limoni.

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Uno scricciolo, in quel letto così bianco, un copriletto candido fatto all’uncinetto, un velo di seta intorno alla tua testa, ti guardo mentre sembri serena, e mi avvicino, incredula ti guardo, ti accarezzo e realizzo che sei fredda. I tuoi figli provati. Il dolore solca i nostri volti mentre le lacrime scorrono sulle nostre guance. Sconvolti i tuoi nipoti che hanno avuto la fortuna di averti sempre accanto, nella salute e nella malattia, ti hanno accudito con lo stesso amore che tu hai dato loro, la tua assenza, nonostante le mille difficoltà incontrate in questi anni dovute ad un Alzheimer sempre più aggressivo, sarà ingombrante, si sentirà, come la tua risata sonora e generosa, credo difficile da colmare, come quel vuoto che hai dentro in quelle giornate buie in cui non sai spiegare cosa ti tormenta.

La compostezza e la dignità nell’affrontare il dolore, mi colpisce, e’ tua figlia, la più piccola, colei che ti è stata vicina ed ha vissuto sempre con te, quasi fosse lei tua madre e tu la sua piccolina da proteggere, e’ riuscita a sopportare difficoltà insormontabili sulle sue spalle per lunghi anni, grazie alla forza dell’amore e della sua splendida famiglia. Per noi, lontani, la possibilità di amarti a distanza, una foto, un video, sulla tua pagina dedicata su Facebook, ma meravigliose immagini dei tuoi momenti che non avremmo mai potuto cogliere e vivere da cosi lontano. Cosa si prova a vivere minuto per minuto la malattia di una madre, lei lo sa, momenti profondamente bui, momenti colmi di fiducia e di speranza, protesa alla vita.

E’ stato un rocambolesco viaggio di un giorno quello che mi ha spinto da te, per poterti salutare e darti un ultimo bacio, tutto sembrava remare contro la volontà di essere da te a tutti i costi, questa volta; ma era destino che nonostante un biglietto stand-by senza certezza di poter partire, il traffico congestionato della tangenziale est per Linate, la confusione ai filtri in aeroporto, sono riuscita ad imbarcarmi, volo in orario. Non importa se sono rimasta solo per poche ore, sono riuscita a darti un’ultima carezza e di esserci, in un momento così doloroso per mia mamma, per i tuoi figli e i tuoi nipoti.

Hai avuto il potere di radunare intorno a te una folla inimmaginabile di persone che ti hanno voluto bene.

Nella solidarietà di una giornata così triste, la mano tesa di care persone che ci hanno  accolto in casa loro per pranzare insieme.

In un abbraccio, i miei cugini. Uniti, tutti nel tuo ricordo.

Io e mio fratello.

Mia madre e la sua sensibilità.

Mentre tutti i fiori vengono riposti accuratamente, noto ora le orchidee bianche e rosa, ti rivolgo l’ultimo saluto prima di rimettermi in viaggio, i colori del tramonto sul mare mi rapiscono. Sono i colori della tua vivace esistenza di mamma, nonna e bisnonna.

Tramonto
Tramonto

Sono serena.

Ti immagino mentre con Nonno passeggiate insieme in un immenso giardino di limoni.

Da lassù, tra cielo e mare, tutti i colori dell’alba e tutti quelli del tramonto di una favolosa Costa d’Amalfi saranno vostri.

Ciao, Nonna.

Minori

90 anni

Cara nonna,
Il 29 novembre 2014 compi 90 anni.
Ho in mente com’eri, e come sei adesso.
Possente, forte, energica ed inesauribile, prima.
Minuta e asciutta, seduta al tavolo o sul tuo divano, ora. Ma la tua energia e’ ancora molto viva, la vediamo nelle tue mani, mentre cerchi di tenerti attiva ed in movimento sfogliando libri, facendo piccoli lavoretti in cucina, come mondare le verdure.
Hai cresciuto cinque figli, hai numerosi nipoti e non so quanti pronipoti. Noi tutti sappiamo chi sei, cosa sei stata, per noi, in tutti questi anni.
Solo tu, sembri non sapere. Guardi tutti noi, con lo stesso stupore di chi incontra in casa propria un ospite sconosciuto.
Ci accogli con un sorriso benevolo, nonostante tu non sappia chi siamo, e la tua risata e’ rimasta la stessa. Incroci i nostri sguardi e per un attimo penso che tu mi abbia riconosciuta, sai chi sono, ricordi ancora quell’ibisco rosso che ti regalarono alla mia nascita? sono io, la prima nipote.
Sono quella che veniva a trovarti a luglio con la mia famiglia, fino a che, diventata maggiorenne, altri lidi non mi hanno allontanata da te e dalle mie radici, complice la voglia di vedere posti nuovi, paradisi esotici, nell’illusione vi fosse qualcosa di più bello al di fuori dei nostri confini.
In quel mese festeggiavamo per ben tre volte: il 13, per la patrona del paese, il 24 per il mio onomastico, il 26 per il tuo onomastico.
Le tue torte, senza ricettari, erano superbe e “fatte ad occhio”, come dicevi tu, dosi stimate, secondo un vecchio segreto che ahimè non conosco.
Le tue mani hanno raccolto frutti maturi e succosi, coltivato limoni grossi come cedri, accudito figli e marito, cucinato per nipoti, curato il nonno negli ultimi anni della sua vita.
Quella lunga scalinata che ti portava a casa tutti i giorni dal centro paese, la facevi tutta d’un fiato, carica come un mulo, con le tue buste della spesa, vestita elegantemente, con i capelli in ordine, non un capello fuori posto.
Mamma mi incitava a venirti incontro, a far di corsa per poterti aiutare con quelle buste per alleviarti i il peso della salita. E tu mi illudevi di aiutarti, quando tra tutte quelle buste, sceglievi accuratamente quelle più leggere da darmi.
Una volta arrivati a casa, da una di quelle buste, tiravi fuori un sacchetto della pasticceria con le brioche appena sfornate, per i nipoti.
Lavavi accuratamente i tuoi ori con lo shampoo o il bagnoschiuma affinché diventassero più lucidi e brillanti.
Per merenda, preparavi pane e pomodoro, olio e origano.
Mi hai insegnato, quando avevo soli dieci anni fa a tenere in mano l’uncinetto, a fare una catenella ed iniziare un centrino.
quella volta che mi hai portato con te in pullman, per andare a trovare la tua famiglia nel Cilento, i miei zii, i miei cugini, arrivata li, non volevo più tornare. Che belli i tuoi posti, che belle persone i tuoi familiari, li ricordo tutti sorridenti e ospitali, e aperti, empatici.
Ricordo che a tavola, tutti insieme, d’estate, bisognava essere puntuali perché il nonno pranzava alle 12.30. Per te, mangiare poco era una sorta di “offesa”, passavi e ripassavi dalla cucina verso il tavolo a dirmi “mangia!”
Ricordo ancora tante cose, di te, della tua forza, del tuo carattere.
Forza e carattere.
Li rivedo ancora in te, nella tua grande voglia di esserci.
Non sai chi sono io, eppure, quando ci siamo riviste dopo cinque anni, sul tuo divano, seduta accanto a te, mi hai preso un braccio, e su una guancia, mi hai ripetutamente schioccato una serie di baci, sonori, come facevi quando mi rivedevi a luglio, dopo un anno.
Auguri, nonna, ti voglio bene.

Nonna