Cara Mary Poppins…

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Cara Mary Poppins,

sono una mamma come tante, una mamma che lavora e che per necessità ha fatto una scelta: affidare il proprio bimbo ad un asilo nido, da quando ha compiuto un anno.

Nessuna mamma vorrebbe affidare a qualcun altro il proprio bimbo, vorrebbe vederlo invece crescere giorno dopo giorno per osservare da vicino le conquiste, i progressi ed essere parte attiva di questa evoluzione.

Ma arriva il giorno in cui, le cure dei nonni a sostegno del rientro della mamma al lavoro dopo la maternità, non bastano più. Il bimbo e’ cresciuto, vuole camminare, correre, diventa sempre più esigente perché vuole esplorare il mondo che lo circonda, le energie sono inesauribili, ma quelle dei nonni no.

Si sceglie allora di affidarlo ad una scuola: un asilo nido. Vuoi che sia la migliore struttura del mondo, perché il tuo piccolino ci dovrà trascorrere tutto il giorno, e desideri per lui, già così piccolo, il meglio.

Educatrici attente e preparate, amorevoli, umane e, se possibile, mamme.

Nido

Si vorrebbe essere una mosca, per vedere cosa fa, come si trova, come trascorre la sua giornata: non sa ancora esprimersi, non può raccontarti quello che vive, i suoi sentimenti, quello che prova: piange oppure ride..almeno finche non imparerà a parlare.

Ti affidi dunque a loro, e ti fidi, appunto. Oltre che sul passaparola, la struttura ti deve piacere, le persone devono ispirare massima fiducia.

Vuoi a tutti i costi vedere con i tuoi occhi tutto, per avere la situazione sotto controllo.

E’ tuo figlio e tutto deve essere perfetto.

Le ore che separano una mamma che lavora dal proprio figlio sono interminabili, soprattutto nei primi tempi, seppur il lavoro consenta di impegnarsi in qualcosa di diverso dalla vita di casa e di famiglia.

Le manine

Arriva il giorno in cui il bimbo, a contatto con altri bimbi, si ammala. Come fare per non assentarsi dal lavoro?

Opzione 1: chiamare i nonni in aiuto. Ma possono questi sostituirsi ad una mamma quando il bambino e’ malato?

NI: se sono giovani, forse, altrimenti tutto può diventare un problema.

Opzione 2: restare a casa e prendere ferie

Opzione 3: per osmosi, e perché capita davvero, ammalarsi insieme al proprio bimbo

Opzione 4: appoggiarsi ad una vicina di casa…esiste ancora questa solidarietà? E se si, dove? C’è ancora qualcuno che si accolla certe responsabilità ?

Opzione 5: ritorna la famiglia, per chi ha la fortuna di avere una famiglia numerosa e vicina, ci si appoggia a sorelle,fratelli, cognate, chiedendo supporto.

Opzione 6: oltre alla retta mensile del nido, al fatto di pagare anche quando non va, devi pagare una baby sitter che, su chiamata, possa occuparsi del bambino.

Per poter fare questo, e’ necessario abituare il bambino alla presenza di questa nuova persona, una sorta di “inserimento” come quello che viene fatto all’asilo.

Prima di ciò, la mamma deve fare i colloqui, vedere delle persone che dovranno essere referenziate, perché entreranno in casa tua e soprattutto staranno con tuo figlio.

Come deve essere questa persona?

Giovane e fresca di studi con qualche esperienza oppure navigata?

Cara Mary Poppins, quanti dubbi e quante paure.

Siamo terrorizzati dall’idea di contrare le persone sbagliate, abbiamo visto in passato immagini terribili di storie tristi di donne che odiavano i bambini, pur occupandosene quotidianamente.

Vorrei incontrarti, tu con quel sorriso contagioso, la tua bellezza, la tua voce e la tua allegria, cose semplici e di una volta, hai saputo stregare generazioni di bimbi, tutti contemporaneamente in solo un’ora e mezza..Con il tuo ombrello volante, la tua borsa profonda e capiente, lo spazzacamino, e “supercalifragilistichespiralidoso” saresti la gioia del mio bimbo ed una sicurezza per me.

A volte, ci illudiamo che per tirare avanti sia necessario lavorare in due, poi, calcolatrice alla mano e conti della serva fatti, ci si rende conto che si va a lavorare per pagare il fatto che la mamma non resterà  a casa con suo figlio: nido, baby sitter, benzina, imprevisti vari con la macchina, assicurazione, eventuali multe per eccesso di velocità nel tentativo di arrivare in orario al nido, pre-scuola per entrare al lavoro in orario, dress code adeguato per l’ufficio, mangiare fuori quotidianamente, spese fisse che si sommano a tutte le altre e che conosciamo tutti.

Qual è allora il lato positivo in tutto ciò ? Vale la pena fare la “super mamma” che cerca di destreggiarsi tra tutto al meglio, pur non potendo essere più disponibile sul lavoro come un tempo?

Ciò che ci convince a continuare comunque, nonostante i mille impedimenti e le enormi difficoltà quotidiane, e’ il loro futuro, la volontà di garantire loro una vita adeguata ai tempi che corrono….eccome, se corrono!!

Non ci sono scelte sbagliate, in questo caso, ma solo scelte adeguate alle proprie necessità familiari.

 

 

 

 

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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Rosa Andronaco ha detto:

    già.. bella riflessione… io ho lavorato quando mia figlia era piccola xkè i miei mi davano una mano.. poi è arrivato il momento di scegliere…e ho scelto di occuparmi della famiglia… la mia bimba era la prima ad arrivare all’asilo…alle 7 era già li sola soletta..gli altri arrivano x le nove… e come mi stringeva il cuore… la società la fa la famiglia, e la famiglia la fa in maggior parte la mamma.. ♥ kiss kiss

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  2. La Cri' ha detto:

    A volte piangevo anch’io quando lo sentivo piangere dietro la porta chiusa dell’asilo..occuparsi della famiglia e’ una scelta importante, ma anche decidere di continuare a lavorare lo e’. Il lavoro di mamma e’ in assoluto il più difficile.. Grazie per il tuo supporto e la tua esperienza. Buona serata.

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