Panna Cotta alla Vaniglia con salsa di lamponi

panna cotta alla vaniglia con salsa di lamponi

Sono giorni torridi, il week-end in città mi e’ praticamente volato senza accorgermene, nonostante le temperature invitassero ad andare al mare, e anche di corsa.

Reduce da una settimana particolarmente difficile, dal punto di vista lavorativo, staccare per il fine settimana sarebbe stato molto utile al mio spirito, al mio umore. Racconterò su altre pagine bianche questa storia, mentre ora voglio solo condividere con voi il colore che questa Panna Cotta alla vaniglia con salsa di lamponi mi ha regalato quest’oggi.

Il rosso vivo della salsa di lamponi, energia pura, passione.

Panna cotta alla vaniglia

Cromoterapia, insomma, per questo mio umore particolarmente altalenante, nonostante alcuni momenti di pura allegria trascorsi sabato pomeriggio.

Veniamo al dunque. Perché la panna cotta?

Avevo in frigorifero la panna da utilizzare, tanta voglia di un dolce fresco e al cucchiaio.  Un bel cestino di lamponi. Infine, stampini per budino carinissimi, ancora nuovi, da provare, utili non solo per budini ma per qualsiasi altro dolce freddo che richieda di riposare in frigorifero in una forma, come bavarese e la panna cotta.

Il mio aiutante stamattina era in grande forma, prontissimo ad aiutarmi con questo dolce sfizioso.

E’ facilissimo da fare. E indovinate? Per me e’ la prima volta …

Ingredienti:

  • 500 ml di panna fresca
  • 80 g di zucchero
  • gelatina per torte (oppure 15 grammi di gelatina in fogli)
  • 1 baccello di vaniglia
  • 1 limone non trattato, la scorza

Per la salsa di lamponi:

  • 200 g di lamponi
  • 100 g di zucchero
  • Gelatina (oppure 4 g di gelatina in fogli)

Preparazione:

  1. Lavate i lamponi e asciugateli. Lasciatene qualcuno da parte per la decorazione finale.
  2. Frullateli con lo zucchero. Passateli al setaccio, così da ottenere una salsa liscia, ed eliminare tutti i semini dei lamponi.
  3. A parte preparate la gelatina, secondo istruzioni sulla confezione, oppure se utilizzate i fogli di gelatina, provvedete ad ammollarli, strizzarli e poi scioglierli in 60 g acqua calda.
  4. Unite la gelatina alla salsa di lamponi
  5. Versate negli stampini o nei bicchierini e mettete in frigorifero a riposare
  6. In una casseruola piccola, versate la panna e scioglietevi lo zucchero, aggiungete il baccello di vaniglia tagliato a metà (io l’ho inciso per far fuoriuscire la vaniglia), e la scorza di un limone
  7. Fate cuocere per circa un quarto d’ora, mescolando spesso con un cucchiaio di legno
  8. Ritirate dal fuoco e togliete il baccello e la scorza di limone.
  9. preparate la gelatina o i fogli di gelatina, ammollandoli nell’acqua, strizzandoli ed unite alla panna, mescolando bene.
  10. Versate negli stampini sopra la salsa e riponete in frigorifero per almeno tre ore.
  11. Al momento di servire, mettete un piatto alla base dello stampino e capovolgetelo. Infine decorate con qualche lampone e con zucchero a velo

La vista appagata dal rosso intenso della salsa di lamponi e dalla delicatezza del bianco, il gusto dolce della vaniglia si sposa con quello leggermente acre dei lamponi. Questo dolcetto riporta il buonumore.

Panna cotta alla vaniglia con salsa di la poni

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Torta all’Acqua

Torta all'Acqua

La prima volta che ho letto il nome di questa torta mi sono “imbambolata”.

Si, perché una serie di immagini un po’ atipiche mi sono balzate alla mente: dapprima una torta ondeggiante, poi ho pensato ad una torta “trasparente”, poi azzurra, poi delicata, poi dissetante, poi leggera, poi ancora light, ma no e’ qualcosa di vegano. Insomma, una curiosità irrefrenabile.

torta all'Acqua

A voi cosa viene in mente?

La morbidezza di questa torta mi ha colpita, e’ soffice e piacevole.

Insomma, e’ particolare. E’ particolarmente buona.

Impazza sul web, e non potevo non provarla, ho messo da parte ultimamente dolci e dolcetti, crostate varie, tempo non ne ho molto in questo periodo così particolare, ma ho voluto provare proprio questa dolce tentazione, utilizzando la tortiera più piccola che ho, una da 18 cm. Non vi nascondo che durante la cottura il dolce prometteva bene anche in lievitazione, ma temo che il mio forno stia invecchiando, e sul più bel bello, un dolce scoscendimento ha modificato la forma quasi perfetta della torta. Sapete che e’ mia buona regola pubblicare ricette rodate e stra-provate. Questa e’ perfetta, il gusto e’ buono, anche se la forma, non è perfetta.

Ringrazio però di cuore Mani amore e fantasia per avermi catturata con questa ricetta facile e veloce, che mi ha davvero incuriosito.

Torta all'acqua

Ecco come si prepara

Ingredienti:

  • 100 g di Farina 00
  • 125 g di Farina 0
  • 150 di Zucchero
  • 250 g di Acqua
  • 50 g di Olio di semi
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • aroma a piacere
  • zucchero a velo quanto basta

torta all'acquaPreparazione:

  1. Accendere il forno in modalità statico a 180 gradi
  2. Imburrare ed infarinare una tortiera del diametro di circa 20 cm.
  3. In una ciotola, sciogliere lo zucchero nell’acqua a temperatura ambiente e mescolare fino a quando lo zucchero non sarà sciolto completamente
  4. Unire l’olio e l’aroma scelto e mescolare
  5. Separatamente, setacciare le due farine con il lievito per dolci
  6. Unire il composto liquido a quello solido delle farine e lavorare il composto, fino a renderlo omogeneo e senza grumi (io ho mescolato il tutto nel Bimby per circa 40 secondi a velocità 4)
  7. Versare l’impasto nella tortiera e cuocere in forno per circa 35-40 minuti.
  8. Controllare la cottura con uno stuzzicadenti.
  9. Lasciate raffreddare la torta, poi sformatela su un piatto e spolverizzate con zucchero a velo.

Adesso so che sapore ha.

E voi, cosa aspettate a provarla?

Torta all'acqua

 

 

“Mamme Toste” e Paolo Crepet

Quanto mi è difficile da circa due mesi ritagliarmi tempo sufficiente per questa mia passione, vivo sempre più ore all’aperto, il che non guasta, poiché fa bene anche a Liam. E’ proprio lui, infatti, a voler stare fuori, dopo il Nido, rifiutandosi di rientrare in casa, anche quando l’orario di cena imporrebbe di rincasare. Per non parlare della nanna: l’orario, se non mantengo io la regola “delle 21”, si protrae talmente tanto, da arrivare al punto un cui sono io a crollare dal sonno, e non viceversa.

Detto ciò, in questo periodo ho numerosi episodi da raccontare, ma il lasso di tempo trascorso tra l’evento ed il racconto, diventa quasi imbarazzante, a tal punto che ogni volta mi chiedo se ha ancora senso raccontarlo, poi mi dico “ma si’, in fondo l’argomento merita e mi sono affezionata all’idea di scriverci un post” per trasmettere quello che ho provato io, se possibile.

MA.GA.Oggi vediamo se riesco finalmente a raccontarvi di una bella serata trascorsa tra “Mamme toste”, (ovvero le mamme dei bimbi iscritti al Nido, soprannominate così grazie al nome del Nido stesso che allo stesso tempo ben rappresenta il modo di essere di tutte le mamme di questo millennio), accompagnate dalle tre educatrici del Nido Bimbi Tosti, Mara, Federica e Simona le quali, con grande attenzione, hanno informato le mamme di una Conferenza intitolata “Le Regole e la Crescita” , che si sarebbe svolta il 28 maggio al Museo MA.GA. Di Gallarate, il cui autore e oratore sarebbe stato Paolo Crepet, noto psichiatra, e un gran bell’uomo. Un grazie di cuore alle educatrici per aver promosso questa partecipazione di gruppo, e’ stata una gran bella serata.

Paolo Crepet

Abbiamo atteso in molte questa data, poiché interessate all’argomento e al personaggio. Certo, come sempre il problema principale e’ organizzarsi affinché il bimbo possa trascorrere con qualcuno la serata, in assenza della propria mamma. Per tutte le mamme, quindi, la stessa situazione, nel mio caso Liam ha trascorso una bella serata con il suo papà, mi ha salutato quasi come un ometto, consapevole che avrebbe trascorso qualche ora piacevole, e non con me.

Il Museo MA.GA. e’ molto apprezzato per le numerose mostre che ospita, pur non essendo vastissimo, e recentemente e’ balzato agli onori delle prime pagine per l’importante inaugurazione della Mostra dedicata a Vitttorio Missoni. La Conferenza intitolata “Le Regole e la Crescita” si e’ svolta nella Sala degli Arazzi, dove vi sono numerose installazioni ed arazzi firmati Missoni, illuminati ad arte che ti tengono con il naso all’insù, per la bellezza dei colori, del materiale, del gioco prezioso di luce che li rende particolarmente interessanti.

Sala degli ArazziSala degli Arazzi

Paolo Crepet si fa attendere, e la sala diventa presto gremita di mamme ed educatrici, pochi gli uomini presenti. Dalle prime parole, arriva subito un chiaro messaggio di estrema empatia, un modo di mettere a proprio agio gli ascoltatori, seduti in sala, un arte oratoria che annulla lo spazio e ti catapulta in un salottino intimo, mentre seduti ad un tavolino, sorseggi un te’ e parli del più e del meno, in un linguaggio semplice e semplificato, che arriva a tutti, seppur non banale, perché intriso di citazioni, esempi, collegamenti, e rimandi a momenti storici, a personaggi, che rendono il tema ancor più interessante. Concetti semplici e diretti, pieni di esempi.

Il tutto parte da una situazione reale, un’esperienza: l’uomo Crepet che viaggia su un treno e durante il proprio viaggio si ritrova due famiglie, una americana, una italiana. “Indovinate quale delle due non mi ha permesso di continuare a leggere il mio libro?”. Da questa domanda, e dalla risposta, chissà perché già conosciuta, parte il ragionamento e la filosofia di questa conferenza. L’esempio pratico di una famiglia media italiana che “iper stimola” il bambino, con continue attività, contro l’ipostimolazione del bambino che mette in atto la famiglia straniera, dove i genitori svolgono delle attività indipendenti da quelle del bambino, nella tranquillità e nel silenzio, gli adulti leggono, il bambino gioca o legge. L’ipostimolazione, quindi, e’ intesa come il non rispondere a tutte le richieste del bambino, farlo equivale a creare dipendenza. Adottare un’iperstimolazione del cervello del bambino, quindi anticipare tutte le possibili richieste proponendo mille attività diverse tra loro, oppure accontentare, soddisfare tutte le attività o le richieste dal bambino creerebbe una situazione di “dipendenza”.  I valori gradualmente crescenti di stimolazione portano alla maturazione: la crescita corporea, la crescita emotiva, la crescita cognitiva. Una crescita graduale e lenta serve ad evitare il rigetto futuro di ciò che si è avuto in eccesso, mentre agevola e favorisce una crescita sana del bisogno e del desiderio.

Crepet ci riporta agli anni ’60, quando una congiuntura positiva internazionale, economica, artistica, musicale e letteraria portava gradualmente ad una lenta ma costante crescita. Le necessità e le insoddisfazioni mettono in moto un meccanismo di attività, la necessità comporta umiltà, poiché consapevole di non avere, di non sapere, per questo mi attivo, cerco, invento, faccio. Le necessità, in un gruppo, creano quindi un circolo virtuoso, grazie alla “contaminazione” o “impollinazione”, vale a dire ad uno scambio di idee che portano al miglioramento. Una buona scuola, quindi, non soddisfa le necessità del bambino, ma le crea, mentre oggi siamo lontani da tutto ciò, poiché l’obiePaolo Crepetttivo e’ la soddisfazione dello stimolo, mentre il bambino deve saper fare da solo, attingendo e prendendo dai complementi intorno a lui. Non soddisfando continuamente i suoi bisogni, aiuteremo il bambino a desiderare qualcosa, affinché abbia delle proprie aspirazioni, delle aspettative, e desideri migliorarsi. Cercare lo “straordinario” che c’e’ nell’individuo. La crescita di se’ e l’autostima sono la vera maturità di una persona, creare le occasioni per fare cose, avere il diritto di sperimentare qualcosa, reinventare qualcosa di nuovo per poter cercare strade nuove. Continuità, rispetto e sensibilità. La negatività copre gli slanci di creatività, che porta alla sperimentazione. Non bisogna temere il cambiamento ma dobbiamo essere capaci di adattarci al cambiamento, questo consente di non isolarsi emotivamente e sensorialmente, una società che ha paura dei sensi, ha paura delle emozioni e di se stessa, dobbiamo invece favorire un atteggiamento che conduca i bambini ad “arrangiarsi” e noi, come adulti, imparare a fare due passi indietro, guardarli a giusta distanza affinché possano cadere e sapere cosa sia una caduta, affinché si possano fare degli anticorpi. Non dobbiamo soddisfare tutti i bisogni che ci vengono richiesti, poiché l’adulto non e’ un “inserviente”, noi siamo i Capitani dei bambini.

L’esempio di un bimbo piccolo che cerca da solo di allungarsi verso un tavolo sul quale vi e una bottiglia: se lo lasciamo fare potremo vedere quante volte proverà ad afferrarla, se e quante volte cadrà. In questa semplice esperienza il bimbo potrà sperimentare, ad esempio il “dolore” di cadere, per poi tentare di alzarsi, magari cadere di nuovo e rialzarsi; sperimenterà l”ambientamento” imparerà cioè a capire se quell’oggetto e’ per lui oppure no. Così nell’educazione. Lasciarlo provare, lasciarlo fare, l’educatore non dovra’ intervenire, ma solo se il bambino non riuscirà, allora si potrà intervenire. Questo processo permette di far maturare l’autostima e la creatività. E’ inoltre fondamentale far riposare i bambini o i giovani, assicurando loro le necessarie ore di sonno e di riposo. Non solo, Crepet fa inoltre riferimento al fatto che noi adulti spesso educhiamo seguendo i nostri sensi di colpa, permettiamo quindi ai nostri bambini e ai nostri giovani di fare qualsiasi cosa, nel timore di un NO. Educare secondo i sensi di colpa fa perdere la nostra autorevolezza. E’ inoltre importante che i genitori siano uniti di fronte al bambino, poiché qualora la pensassero in modo opposto, farebbero sicuramente danno: “l’educazione non e’ democratica, il capitano decide”. E’ così complicato dire di No? Per i bambini e’ fondamentale sapere che sulla nave c’è il Capitano ed e’ colui che sa dove si sta andando, e quindi da la giusta direzione.

Paolo CrepetUn altro dei concetti fondamentali espressi da Crepet e’ quello di concentrarsi sull’essenziale. Facciamo le cose essenziali. E’ davvero così importante oberarli di impegni e di attività sportive tanto da renderli sempre impegnati? E’ sempre così importante farli socializzare a tutti i costi? Se il nostro bambino desidera stare da solo, non dobbiamo averne paura, il bambino deve imparare anche a stare da solo. Essenziale anche nei giochi che li circondano. Basterebbe una scatola di costruzioni, che consente loro di costruire con le proprie mani. I figli si conoscono guardandoli ed osservandoli, sempre alla giusta distanza, e dobbiamo avere il coraggio di fare almeno due passi indietro che rassicurino il bambino, per fargli capire che non avrà sempre bisogno di noi, ma potrà imparare a fare senza o da solo. dobbiamo credere nei nostri figli e dar loro fiducia. Ricordiamo inoltre che noi non siamo gli amichetti dei nostri figli, e quindi non siamo loro pari, noi siamo i genitori. Il Capitano che indica la direzione e sa dove sta andando. Non dobbiamo essere disponibili sempre.

Una donna stanca ha diritto ad avere il proprio spazio libero, se non c’è bisogna prenderselo, questo insegnera’ al bambino che un domani anche lui dovrà difendere i propri spazi.

Il tempo per te, ti rende migliore.

 

Qualche giorno al mare

In spiaggia

A volte mi fermo a pensare a quanto tempo della nostra vita scivoli via, risucchiati come in un vortice senza fine, fatto di lavoro, scadenze, orologi, mille impegni, corse contro il tempo.

Tic tac, le lancette del’orologio corrono all’impazzata verso il giorno dopo, e come un cricetino sulla propria ruota gira vorticosamente all’inseguimento di non so cosa, io corro, e corro, e corro. Da quando suona la sveglia, corro per prepararmi, per preparare Liam, corro per uscire di casa in orario, per arrivare al lavoro puntuale, corro contro il tempo, per ritrovarmi in un traffico composto da persone come me, che corrono. Entro in ufficio, e tutto quello che c’è da fare e’ “correre”, fare, fare e ancora fare. Perché chi si ferma e’ perduto e quando ti perdi e’ poi dura recuperare. Esco di corsa, faccio la strada “al contrario” verso il nido e verso casa, e sempre di corsa, e se mi fermo, e’ colpa di un ingorgo. Alla fine di questo tour de force, varco la soglia del Nido e il tempo per un attimo si ferma: mi godo questi due minuti in cui il mio bimbo realizza che sono arrivata e sono proprio io, la sua mamma, e corre, si, corre, anche lui, dal centro del salone mi viene incontro correndo, accogliendomi con un grande sorriso. I cinque minuti della mia giornata in cui tutto si ferma per un istante.

E questa settimana, la corsa quotidiana, il rumore, la frenesia, la stanchezza, le mie palpebre sempre più socchiuse da un grande sonno arretrato e dallo stress accumulato, i preparativi composti da tre trolley per quattro giorni di vacanza, si sono fermati nell’attimo in cui siamo saliti in macchina noi tre: chiudiamo le portiere, il motore acceso, si parte, destinazione Arenzano.

Per il tempo di un’ora e mezza, lascio fuori dalla macchina una frenesia da cui era indispensabile staccarsi, almeno per qualche giorno, per assaporare un ritmo di vita più umano, più dolce, più armonioso, che ci accoglie quando arriviamo.

Sarà il viaggio relativamente breve e quindi “sostenibile”, sarà che eravamo tutti molto stanchi, fatto sta che arrivare al mare, fare check-in in hotel, svuotare le valigie ed iniziare a godere i momenti di una breve vacanza, fanno sentire meglio.

Riprendere in mano il proprio tempo, il proprio spazio, fatto di luce, sole, mare, spiaggia, secchiello e paletta, sabbia da tutte le parti e dentro il costume, colazione lenta con cappuccino e brioche, fette biscottate e marmellata, lunghe dormite su un materasso che non e’ il tuo, ma nonostante ciò, e’ terribilmente comodo. Prepararsi per uscire tutti e tre insieme a cena, prendersi il tempo di scegliere il luogo dove cenare per poi scoprire che una piccola osteria ti fa sentire come a casa. Fermarsi sotto le piante all’ombra dei pini marittimi che costellano il lungomare, dove trovi file e file di panchine fresche, mentre il resto del mondo al sole si cuoce, e la sabbia scotta terribilmente sotto i piedi. Due, tre giri sulle giostre, il cavallo bianco, che sembra uscito da una favola, l’aeroplano, la macchinina, c’è anche la nave ed il suo capitano.

Giostre

Palme, le due sdraio e l’ombrellone, i venditori ambulanti con i parei formato matrimoniale di cotone indiani che pesano un quintale. Il Cornetto Algida comprato al bar dello stabilimento balenare, il Fior di Fragola per rinfrescare le papille gustative, i tuffi e gli schizzi di acqua gelida di giugno, incautamente causati da bambini e dai loro giochi nell’acqua, la nave merci che all’orizzonte, lentamente, attraversa il mare, destinazione chissà dove, le buche nella sabbia che ad ogni onda si riempiono d’acqua, le impronte dei piedini del mio bimbo che corre lungo la battigia, che le onde cancellano, sassi grandi e piccoli, bianchi, verdi e grigi, pezzetti di vetro colorati, i cui spigoli sono stati ormai smussati dal sale e dall’acqua, in una continua ed incessante erosione.

Sassi e ciottoli

Le nuvole sopra la mia testa, i piedi pieni di sabbia grigio scuro, sembra quasi incollata alla mia pelle, come un tatuaggio, bimbi piccoli scalpitanti a riva, neonati sotto l’ombrellone avvolti dalle possenti e grosse braccia materne che hanno già cresciuto un paio di figli.

NuvoleSecchiello e palette

Il porticciolo e le sue barche attraccate, barche a vela al largo, qualche yacht di passaggio, voglia di salpare e navigare.

Tra le vie di Arenzano, focaccerie golose, carte piene d’olio e una focaccia che non smetteresti di mangiare, panchine, molte panchine, all’ombra, ristoranti ed osterie, negozi di giocattoli, gelaterie. Edifici colorati elegantemente, con decori sulle pareti che creano profondità e spessori, come fossero sculture, stemmi, cammei, nicchie affrescate, un po’ come le abbiamo viste a Finale Ligure.

Pareti con affreschi in rilievo

Il Grand Hotel di Arenzano domina con la propria imponenza l’arrivo in città, le sue palme altissime e le sue trifore rendono sontuoso questo angolo di città. Nel suo enorme cortile, auto da tutta Europa. Da qui si accede all’area delle piscine, affollata di ospiti che non amano salsedine e sabbia. Nella sua sontuosa hall, un pavimento tirato a lucido ed arredi piuttosto classici, casse di pregiate bottiglie di vino, un via vai di stranieri alla Reception. Nella sala principale dove viene allestita la colazione, un buffet ampio e vario, non manca nulla, un pianoforte a coda arreda un angolo della sala. La camera e’ molto grande, una moquette verde che sembra velluto, gli arredi di legno rendono la camera accogliente. Dal cancello, attraversi la strada e ti trovi subito in spiaggia e sul lungomare. Dimenticare l’auto per quattro giorni e’ per me un grande vantaggio che mi consente di riposarmi molto di più. Ritrovare il piacere di camminare e di fare lunghe passeggiate, soprattutto di sera, quando il sole non brucia più.

Il tempo nelle mie mani mi sembra scorra lentamente, lasciandomi il tempo di riposare con la mia famiglia, facendo sembrare questi quattro giorni un periodo molto più lungo, piacevolmente dilatato, tempo piacevolmente ritrovato. Liam sempre più grande, ritrova quel sodalizio, tutto maschile, con suo padre: finalmente riesce a goderselo un po’ e a giocare con lui. Noto che questo bimbo ormai “grande” sta gradualmente staccandosi da me, come presenza onnipresente, per fare nuove esperienze e scoprire nuove cose con il suo papà, che, se da un lato non dice mai di no, dall’altro e’ il suo punto di riferimento per ogni nuova sfida che deve superare per poter essere considerato un “bimbo grande”.Un bimbo che a settembre andrà alla scuola dell’infanzia, e per questo, dovrà essere pronto.

Noi tre